CINA / DECOLLA IL SUPER YUAN, TRAMONTA L’ERA DEL DOLLARO

Arriva la bomba. La sta preparando, con cura meticolosa, la Cina.

Non si tratta dell’atomica, ormai paventata da molti per via dei vari fronti internazionali bollenti. Ma di una bomba finanziaria destinata a cambiare totalmente gli assetti monetari internazionali.

A Pechino, infatti, è stato in queste ore tenuto a battesimo ‘Renminbi  super star (più noto come Yuan, la moneta nazionale), che diventa una “moneta di riserva mondiale”, da usare per tutti gli scambi economico-commerciali a livello internazionale.

Lo anticipa la rivista di teoria e critica marxista del Partito Comunista Cinese ‘QIUSHI’, e la notizia viene subito rilanciata dal ‘FINANCIAL TIMES’.

 

LE DUE BOMBE GIALLE

Xi Jinping

Una notizia storica, epocale, perché arriva in un momento di forte difficoltà per il dollaro, con il Capo della Casa Bianca, Donald Trump, in totale tilt: e forse proprio per distrarre gli americani dal caos monetario interno, il Tycoon ha pensato bene di dar fuoco alle polveri su mezzo fronte mondiale, dal Venezuela alla Groenlandia, dall’Iran a Cuba e via conquistando continenti su continenti, in perfetto stile imperial-imperialistico.

Ma c’è l’altra bomba che può sempre esplodere da un momento all’altro, se solo i vertici di Pechino lo vogliono. Fino ad oggi, infatti, le autorità cinesi sono state estremamente caute di fronte alle trumpate, condannando ad esempio il golpe in Venezuela in modo molto formale; e così  hanno invitato gli Usa a non esagerare con Teheran, quasi come un fatto dovuto, scontato. Un comportamento che riporta a galla quel vecchio detto: il cinese aspetta con calma sulla riva del fiume il passaggio del cadavere del suo nemico. Prima o poi arriva.

La seconda bomba è sotto gli occhi di tutti: se Xi Jinping, un bel mattino, decide di vendere anche solo una parte dei titoli americani che ha in cassaforte, gli Usa saltano per aria, o se preferite scoppiano proprio come un palloncino.  A quel punto il Re è nudo, Trump in mutande e il Colosso Usa mostra di avere – come si suol dire – i piedi di argilla.

I fondatori del BRICS

C’è un’altra considerazione ancora. L’esistenza, da oltre un quindicennio, dei BRICS, ossia il patto di cooperazione economica e commerciale sottoscritto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Raccoglie il 40 per cento della popolazione mondiale: i media occidentali in pratica lo oscurano, ma non possono diminuirne la vitalità crescente, e il numero di paesi che chiedono di aderirvi (fino ad oggi sono una quindicina). Hanno creato anche una banca tutta loro, la ‘New Development Bank’ guidata da Dilma Rousseff, ex presidente del Brasile e braccio destro di Ignazio Lula da Silva. E’ sempre stata una fiera sostenitrice della necessità di un processo globale di de-dollarizzazione: il dollaro, in soldoni, non sarà più la moneta che detterà legge a livello mondiale. Ecco l’ultimo pezzo della Voce sui BRICS, messo in rete il 10 luglio 2025,

BRICS / L’ALTRA META’ DEL MONDO CHE NON PIACE AGLI USA

 

Ed ora pare proprio che la ‘profezia’ cullata dai BRICS possa trasformarsi in realtà: passando per uno dei suoi paesi fondatori, la Cina.

Vediamo quindi più in dettaglio l’operazione gialla.

 

A TUTTO REMINBI

Nel pezzo del Financial Times datato 2 febbraio viene rivelato che Xi Jinping ha rotto gli indugi e chiesto al suo parlamento che il RENMINBI diventi “una valuta di riserva globale”. In pratica, ha fatto propria la tesi elaborata e manifestata attraverso la rivista marxista: ossia che Pechino abbia “una moneta potente”, che può essere “ampiamente utilizzata  nel commercio internazionale, negli investimenti e nei mercati dei cambi, e raggiungere la status di valuta di riserva”, un primato fino ad oggi riservato solo al dollaro.

E’ il guanto di sfida lanciato dalla potenza emergente (anzi già prepotentemente emersa) al traballante colosso: proprio come nei match di pugilato, quando si è tutti in attesa del colpo da KO. Una sfida a tutto campo: a livello finanziario, economico, commerciale, politico e geostrategico.

Un altro fatto storico cui fa cenno il Financial Times nel suo ampio reportage.

La Cina, infatti, proponendosi come leader monetario (e non solo) del futuro, si mette alle spalle il passato che la vedeva solo come “fabbrica del mondo”, universo di manodopera a basso costo e poco più, per diventare il primo acquirente di beni e consumi a livello globale: è ovvio, infatti, che il primo emittente di moneta sarà giocoforza il primo acquirente di beni e servizi nel resto del mondo, che potrà così incrementare le sue esportazioni. Un futuro che vede un totale ribaltamento dei ruoli: gli Usa venderanno i loro prodotti ai cinesi, e caso mai questi ultimi avranno bisogno di manodopera americana!

A  questo punto, vi proponiamo la lettura del reportage appena pubblicato dal Financial Times, titolato Xi Jinping calls for China’s renminbi to attain global reserve currency status

I fuochi pirotecnici made in Pechino, comunque, non si fermano qui.

 

IL PIU’ GRANDE PORTO FRANCO AL MONDO

Eccoci davanti ad un’altra epica iniziativa: quella di realizzare il più grande porto franco esistente sulla faccia della terra. Un’isola di dimensioni  come il Belgio, ossia quella di HAINAN, verrà infatti trasformata interamente in un’area franca.

Senza far rumore, alla chetichella, è entrato nella sua seconda fase il maxi progettoHAINAN FREE TRADE PORT’. Prevede la chiusura doganale dell’intera isola e l’attivazione di un rivoluzionario sistema che gli esperti definiscono “la più ambiziosa sperimentazione cinese di liberalizzazione economica degli ultimi cinquant’anni”.

Così dettagliano fonti di Pechino: “Il cuore del sistema è il ‘two-line customs’. La prima linea segna il confine tra Hainan e l’economia globale, dove le barriere commerciali sono state eliminate per la quasi totalità delle merci. La seconda linea funge da filtro tra Hainan e il resto della Cina continentale”.

Il risultato? Presto spiegato: “Tariffe zero su materie prime, macchinari e beni di consumo importati dall’estero”. L’esatto contrario della politica tutto DAZI scatenata da Trump fin dall’inizio del suo secondo mandato presidenziale.

Spiegano ancora in cifre: “Le imposte sulle società saranno pari al 15 per cento contro il 25 per cento della stessa Cina continentale, il 16,5 per cento di Hong Kong e il 17 per cento di Singapore”.

Non manca la ciliegina sulla torta: “Un meccanismo di valore aggiunto che permette alle merci in entrata duty-free a Hainan di accedere al mercato continentale cinese senza alcun dazio, purché abbiano subito una trasformazione locale per il 30 per cento del valore stesso”

L’Hainan Free Trade Port entrerà pienamente in funzione entro meno di dieci anni, nel 2035.

 

USA IN CRAC

Qualche dato, per finire, sullo stato comatoso dei bilanci a stelle e strisce.

Anzi, ne basta uno solo per rendere con efficacia lo stato delle cose.

Sapete a quanto ammonta la ‘Posizione Finanziaria Netta’ americana? In soldoni, si tratta del Bilancio pubblico, quello che ci ha sempre terrorizzato per le cifre in rosso.

Donald Trump

Ebbene, il disavanzo Usa oggi ammonta a 27 mila miliardi di dollari. Un buco che più nero non si può, una voragine di dimensioni bibliche. Una nazione, praticamente, in crac. E prima ancora che arrivi  lo tsunami da Pechino…

Oggi i notiziari – al solito l’Italia è sempre genuflessa davanti al Padrone a stelle e strisce, figuriamoci adesso con damigella Meloni sul ponte di comando – parlano di grossi accordi economici e commerciali siglati tra Usa e India. E Trump avrebbe perfino chiesto a Nuova Delhi di rifiutare d’ora in poi le forniture di petrolio russo.

Fake news che più grosse non si può, bufale a pascolare nell’etere mediatico quotidiano. Vi immaginate uno dei paesi fondatori dei BRICS che se ne va a zonzo per conto suo fregandosene di patti e accordi sottoscritti?

Altri, invece, pompano su ‘patti segreti’ in dirittura d’arrivo tra Stati Uniti e Giappone.

E l’asino – stavolta a stelle e strisce – vola…


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