Per fare a pezzi quel poco che resta della Costituzione e della democrazia ‘liberale’ – per dirne solo una, il diritto a manifestare in piazza il proprio pensiero ed eventualmente, se lorsignori permettono, il proprio dissenso – arriva il PACCHETTO SICUREZZA che più NERO non si può. In perfetto stile ICE, visto che per lady Giorgia Meloni il modello resta sempre, invariabilmente quello a stelle e strisce. Anche se quest’ultimo, a sua volta, è sempre più simile a quello griffato Gestapo.
C’è infatti da rabbrividire e sentir fremere le vene ai polsi scorrendo le farneticanti 65 norme appena firmate dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi che dovranno andare mercoledì 4 al Senato per l’ok, norme contenute in un decreto legge e il un ddl, tanto per non farsi mancar niente.
“Tolleranza zero”, sbraita il vicepremier Matteo Salvini, il più duro (celodurista) della gang. Il pacchetto, infatti, gli va stretto, e vuole assolutamente di più. Non bastano infatti, a suo parere, le già folli 12 ore di fermo che la polizia può azionare per qualsiasi manifestante in modo ‘preventivo’ senza ovviamente chiedere il permesso a nessuno: lui ne chiede almeno 48, due giorni interi. Per fare poi una parziale retromarcia, accontentandosi di 24 ore. Da vero stato di polizia, come ai tempi del generale cileno Augusto Pinochet.
Ma scorriamo, in rapida carrellata, altre chicche del ‘pacco’ alla napoletana.
In pole position lo SCUDO PENALE per le forze dell’ordine (ma anche per i cittadini), liberi di usare ogni mezzo, ben compreso il ricorso alla forza e alla violenza, “in presenza di una causa di giustificazione”. Se anche commettono un (fino ad oggi) reato, non hanno nulla da temere, tantomeno la rituale (in ogni società civile) iscrizione nel registro degli indagati per quel che hanno commesso: è poi il giudice a decidere. D’ora in poi, invece, impunità completa, far west, giustizia (e violenza) fai da te.
Inutile a questo punto l’ovvia domanda: ma chi cavolo decide se c’era o no una valida giustificazione? Le stesse forze dell’ordine o il cittadino medesimo? Ai confini della realtà.
Poi il già citato fermo da 12, 24 o 48 ore, a lorsignori la scelta. Alle forze dell’ordine, infatti, sarà consentito di trattenere qualsiasi “persona sospettata di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e l’incolumità pubblica”.
Ma anche stavolta: chi cavolo e in che modo, secondo quale criterio, decide insindacabilmente chi sarà la vittima della misura ‘preventiva’?
Sembra tanto il modello di “guerra difensiva preventiva legittima” inventato da lady Meloni per giustificare le follie belliche del suo Padrone, Donald Trump: e comunque di qualsiasi capo della Casa Bianca, secondo la prassi genuflessoria italica da decenni, ora ben rafforzata dalla nostra premier.
Non è certo finita qui, perché le norme ammazza libertà-giustizia-democrazia (un bel filotto!), o almeno quei pochi brandelli rimasti sul campo, sono 63, davvero per tutti gusti.
Un’altra trovata: gli organizzatori di una manifestazione dovranno versare una cauzione (pare da 20.000 euro, come mai solo una cifretta del genere?) per i danni che di sicuro verranno prodotti. Chissenefrega, poi, se a provocarli è un manipolo di black bloc. Bisogna vedere se la norma passa, lo decideranno tra 48 ore (è il caso di dire) a palazzo Madama.
A proposito di black bloc. Sono tornati sulla cresta dell’onda, dopo alcuni anni di assenza dalla scena. E a questo punto sorge più che spontanea un’altra domanda: come mai, con tutta l’Intelligence e i Servizi di casa nostra, non si riescono a individuare e punire quei tipi ben conosciuti da anni, italiani e stranieri, e invece si vogliono colpire i partecipanti alle oceaniche e pacifiche manifestazioni, proprio come a Minneapolis?
Poi, sappiamo tutti che il metodo è stato sempre quello di infiltrarsi per poi dar la colpa a chi non c’entra niente: era il metodo-Cossiga, attuato fin dai tempi delle Brigate Rosse, negli ultimi anni perfettamente infiltrate ed eterodirette dai Servizi.
Perché, in sostanza, allestire un colossale Pacco, quando basta un’azione mirata contro i manipoli di facinorosi e violenti? Come del resto capita da sempre negli stadi: si conoscono nomi e cognomi dei capi ultrà criminali (spesso legati alle mafie) e non si muove un dito: non cambia mai niente.
Infine un paio di doverose note.
Come mai il super Pacco non prevede, ad esempio, alcuna norma per sciogliere formazioni violente o eversive, che più NERE non si può, come CASA POUND e, soprattutto, FORZA NUOVA? Forse per non dar fastidio ai ‘manovratori’?
Vogliamo rammentarvi una dirty story.
La condanna per tentata strage da 8 anni e mezzo comminata al leader maximo di Forza Nuova, Roberto Fiore, è ormai scritta nel casellario giudiziario del giglio candido: che però non ha mai scontato un giorno, neanche 24 ore di galera, svignandosela a Londra dove ha fatto affari con la pala e riciclato una parte del bottino di Terza Posizione, altra formazione di ultradestra all’epoca. La Voce ha denunciato i fatti quasi 30 anni fa, il Fiore nero ci ha querelati, così come per un’altra inchiesta la sua amica Alessandra Mussolini: due fra i tanti attacchi subiti dalla Voce. Abbiamo vinto sui due fronti.
Ma ne volete sapere una? Quando il presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa, si è insediato sulla poltrona di numero due dello Stato, ha voluto subito invitare alcune selezionate guest star: in prima fila, proprio quel Fiore immacolato, amico storico di Ignazio Benito. Dio li fa e poi li accoppia.
Capito chi abbiamo se succede qualcosa a Mattarella?
Scordammoce ‘o passato e, soprattutto, ‘o presente. Tanto a pensarci c’è il volto candido dell’angioletto immortalato a San Lorenzo in Lucina…
P.S. Come al solito per ritrovare i pezzi della Voce sui personaggi citati, basta andare alla casella CERCA in alto a destra della home page: e digitare ad esempio ROBERTO FIORE o IGNAZIO BENITO LA RUSSA per rileggerne di cotte e di crude.
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