Siamo ormai al countdown per l’OPERAZIONE IRAN decisa dalla Casa Bianca e organizzata dal Pentagono.
Un tragico conto alla rovescia, ad un mese esatto dal putsch di Caracas e il rapimento del presidente Nicolas Maduro, di cui fra l’altro non si hanno più notizie.
Secondo le previsioni di alcuni media a stelle e strisce, entro una decina di giorni al massimo verrà portato a segno l’attacco ‘chirurgico’. A quanto pare, infatti, si tratterà di “un raid mirato alla leadership”, ossia alla cattura o uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei e dei suoi fedelissimi.
Del resto, una se pur parziale conferma arriva dalla bocca presidenziale. Poche ore fa, infatti, Donald Trump ha concesso un’intervista ad un’emittente Usa in cui parla senza peli sulla lingua di alcuni dettagli dell’Operazione. “In questo momento nell’area abbiamo dispiegato una grande armata e spero di non doverla usare. E’ molto potente e ben più grande di quella che abbiamo inviato in Venezuela che ha funzionato benissimo”.
Nel frattempo si intensificano i contatti con l’alleato di sempre, Israele, che da mesi preme e spinge in tutti i modi perché si concretizzi il final attack, tenuto soprattutto conto che il governo di Teheran sta attraversando un momento di grande fragilità, forse il peggiore dalla ‘rivoluzione’ del 1979.
L’emittente israeliana Channel 14 ha riferito che solo qualche giorno fa, per la precisione il 25 e il 26 gennaio, il numero uno del Comando Centrale Usa, Brad Cooper, ha incontrato a Tel Aviv il Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir col quale ha discusso di alcuni dettagli ‘tecnici’. A suo parere, si tratterà di “un’operazione rapida, pulita e a basso costo”, per “colpire obiettivi strategici e senza un’escalation immediata su larga scala”.
In sostanza, i vertici a stelle e strisce sono certi che la decapitazione della leadership iraniana sia l’elemento chiave per arrivare al tanto agognato ‘regime change’, che Stati Uniti e ancor più Israele ritengono ormai improcrastinabile.
E tutto è alimentato dal vortice di cifre che ruotano intorno al numero dei morti nel corso delle manifestazioni di massa, in gran parte sobillate da CIA e MOSSAD, che soffiano a pieni polmoni sul disagio popolare provocato dalla crisi economica galoppante per le sanzioni che l’Iran sta subendo da anni.
Cifre totalmente taroccate dai media occidentali, ovviamente genuflessi davanti al Padrone del Mondo, ‘The Donald’. Come abbiamo documentato nell’inchiesta messa in rete alcuni giorni fa. E’ infatti del 14 gennaio scorso
IRAN / IL RUOLO DI CIA & MOSSAD. E I NUMERI TAROCCATI
Ma vediamo qualche dettaglio tecnico in più su questa epica GRANDE ARMATA messa in campo (ma soprattutto dispiegata per mare e per cielo) dal nuovo Imperatore del Globo, il Tycoon a stelle e strisce.
Apre le danze e capeggia l’invincibile armada la super portaerei ‘USS Abraham Lincoln Carrier Strike Group’. E’ accompagnata, proprio come in un real corteo, dalle più accorsate damigelle. Ecco le principali al suo seguito.
Una sfilza di cacciatorpedinieri lanciamissili tanto per gradire. Poi un fitto stormo di velivoli da guerra, i più sofisticati e letali: per fare solo alcuni nomi, gli F/A-18 Super Hornet, gli EA-18G Growler, gli F-35C, gli elicotteri MH-60.
A tutto ciò va aggiunto un intenso e possente ponte aereo logistico: decine di voli griffati C-17 Globemaster III; il dispiegamento di aerei cisterna KC-135; e l’invio di ulteriori sistemi Patriot e THAAD verso basi dislo0cate in Qatar, Giordania e altri snodi strategici.
Sul fronte della sorveglianza, poi, sono pronti all’uso sistemi all’avanguardia come i P-8A Poseidon e i droni MQ-4C Triton che pattugliano da giorni in modo costante tutto il Golfo Persico.
Il Regno Unito, dal canto suo, ha dispiegato in volo sul Qatar i suoi caccia Typhoon.
Tutto per esportare Libertà & Democrazia, come nell’ormai ultradecennale rituale della potenza più criminale sulla faccia della Terra. In compagnia con le truppe killer di Tel Aviv.
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