E LA FARNESINA… SI RAMMARICA

Il sondaggio non è made in Naples e non può destare sospetti di campanilismo. Il dialetto dei Di Filippo, di Totò, Salvatore Di Giacomo, svetta su tutti gli altri è il più romantico, il più ricco, creativo, onomatopeico, affascinante. Per il caos mondiale che vede protagonisti gli oligarghi Trump, Putin, Xi Jinping, la lingua napoletana propone l’inimitabile “Chiove a zeffunno” che non è come ‘pioggia a catinelle’, ma il corrispettivo molto più enfatico di ‘acquazzone’, di ‘bomba d’acqua. “Chiove a Zeffunno” sullo scenario internazionale saturo di nefandezze: cinquanta guerre, l’invasione dell’Ucraina, il genocidio di Netanyahu’, la follia di Trump, e molto altro.  L’ incalzare degli eventi induce a estrapolare un ‘dettaglio di non poco conto dal racconto della tragedia che subisce Gaza, il ‘caso’ del ‘pass’ consegnato da Netanyahu ai coloni per rapinare con la violenza delle armi i territori della Cisgiordania.

La licenza a uccidere e aggredire i palestinesi è cronaca del passato e contemporanea, è materia di sovrapposizione alle motivazioni per la condanna della Corte Penale Internazionale che ha emesso un mandato d’arresto per il criminale premier della destra israeliana. Protetti dalla sua omertà i coloni hanno mano libera per usare violenza ai gazawi e non solo. Uno di loro ha bloccato in territorio palestinese due carabinieri in servizio per il Consolato generale d’Italia di Gerusalemme, li ha minacciati con un fucile mitragliatore e li ha costretti a inginocchiarsi. E ha mentito per giustificare il sopruso commesso. Ha detto che i carabinieri, non autorizzati, si trovavano in un’area militare, ma il comando militare israeliano lo ha smentito. Coloni nel recente passato hanno aggredito a bastonate contadini palestinesi intenti al raccolto di olive dai loro alberi e con l’appoggio dei militari di Netayahu hanno sottratto alla Palestina gran parte dei suoi territori. La risposta dell’Italia all’episodio dei carabinieri ‘umiliati’: rammarico, una nota ‘verbale’ di protesta al governo di Gerusalemme e la vaga promessa di nuove iniziative di denuncia.  In risposta, Israele esprime rincrescimento e promette che provvederà a effettuare “opportune indagini”, ma non ritiene di agire immediatamente nei confronti del colono.


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