Dio li fa e poi li accoppia, abbiamo spesso scritto dei due grandi killer internazionali, Bibi Netanyahu e Donald Trump.
Ed ecco che, scavando e scovando, salta fuori la prova del nove, la classica pistola fumante. Ossia le ora ‘storiche’ parole del boia di Tel Aviv pronunciate ben otto anni fa, a marzo 2018, proprio sulla Groenlandia: “Dovremmo prenderla, farci qualcosa. Sarebbe molto utile per la nostra rete satellitare e per la cooperazione strategica”.
Guarda caso esattamente un anno dopo, a poco dall’inizio del primo mandato presidenziale, nella primavera 2019, il Tycoon fa cenno alla Groenlandia come obiettivo strategico. Poi la cosa passa in cavalleria, come tante altre sparate griffate ‘The Donald’.
Il quale, però, in questo scoppiettante inizio 2026, dopo il botto di Capodanno a Caracas e il ratto di Nicolas Maduro, parte all’attacco sul fronte artico, la Groenlandia come primo obiettivo geostrategico. Con il concreto rischio (voluto) di far implodere in un colpo solo NATO e UE (cosa che farebbe felice come una Pasqua Vladimir Putin). Ora la parziale marcia indietro, con lo sbandieramento di negoziati in sede Nato e di trattative con la Danimarca. Il solito Tycoon bipolare.
Ma torniamo alle preveggenti parole di killer Bibi pronunciate in un contesto da non poco, l’‘American-Israel Public Affairs Committee’ (AIPAC), un potentissimo comitato di lobbying pro-Israele negli Stati Uniti.
Nel suo ‘storico’ (alla luce dei fatto odierni) intervento, il premier israeliano si esibì in una delle sue più riuscite performance. Ma la chicca è racchiusa in un paio di minuti, dedicati proprio all’isola di ghiaccio che oggi fa gola alla Casa Bianca.
Ecco il Verbo del Vate di Tel Aviv: “A proposito, cosa stiamo facendo con la Groenlandia? Dobbiamo fare qualcosa con quella terra”.
E poi subito al sodo: “Dovremmo prenderla, farne qualcosa, le sue immense risorse stanno lì. Per noi può essere molto utile sotto il profilo strategico e per la nostra rete satellitare”.
Parole di una chiarezza disamante. Pronunciate, lo ripetiamo, la bellezza di 8 anni fa, non ieri!
Parole che rafforzano il sospetto, balenato da non pochi analisti, che il vero ‘burattinaio’ di questo mondo capovolto e assassino sia proprio Bibi, autore non solo del GENOCIDIO del popolo palestinese, ma anche in grado di ‘suggerire’ la strategia della Casa Bianca, vuoi con un presidente democratico (sic) come Joe Biden, vuoi con un repubblicano come ‘The Donald’. Del resto si sa, la lobby ebraica detta da sempre la sua legge a Washington…
Con quelle espressioni, il nazista a capo dell’esecutivo di Tel Aviv mostrò come l’area artica, con la ciliegina groenlandese sulla torta, fosse già allora percepita come un perfetto e imprescindibile asset geopolitico, in anticipo rispetto agli interessi, poi palesati, delle ‘potenze’ occidentali verso le gigantesche risorse nascoste sotto i ghiacci non meno che per quelle rotte di immenso significato strategico.
I due Imperatori sporchi del sangue di mezzo mondo, quindi, sono oggi perfettamente d’accordo nel considerare territori sovrani e indipendenti come porzioni di una torta da spartirsi, alla faccia d’uno straccio di diritto internazionale rimasto sul campo, per affermare solo la legge del più forte, e del più criminale. Come ha svelato il premier canadese Marc Carney nel suo intervento al World Economic Forum che gli è costato l’espulsione immediata dal parterre degli invitati trumpiani (1 miliardo per l’adesione) al BOARD of WAR di Gaza, non resta che definirlo in questo modo.
Nel cui team, secondo le precise parole del Tycoon, la nostra premier Giorgia Meloni scalpita per entrare, anche a costo di far a pezzi la nostra Costituzione, o almeno quel poco che ne resta in vita, a furia di golpe bianchi e in questo caso NERI. Davvero ai confini della realtà.
Chiudiamo con alcune, al solito drammatiche news da Gaza e Cisgiordania.
Dicevamo del BOARD, una vergognosa e criminale sceneggiata. Basti una sola nota (ne abbiamo abbondantemente scritto nei giorni scorsi): il Big Friend Bibi una settimana fa ha fatto le bizze, ha detto che mai e poi mai sarebbe si sarebbe seduto a fianco del presidente turco Recep Erdogan. E invece tre giorni fa cosa ti combina? Entra a vele spiegate in quel BOARDELLO, per usare la più gentile delle espressioni possibili.
Intanto nella Striscia di Gaza continua la caccia la palestinese, fino all’ultimo scalpo. La feccia che resta verrà deportata, nuova meta prevista – fra le altre – il Somaliland, appena riconosciuto da Tel Aviv a livello internazionale, unica nazione a ’vedere’ e prendere in considerazione uno Stato che non esiste.
Proseguono senza tregua i raid dell’esercito criminale israeliano, IDF, in Cisgiordania, che causano morti e feriti quotidiani. Nelle ultime ore nel mirino le città di Hebron e di Nablus.
Ciliegina ‘distopica’ sulla torta: quando Gaza è un cumulo da 600 milioni di tonnellate di macerie (corpi ancora sepolti compresi), il faccendiere-miliardario cognato di Trump, Jared Kushner, ai vertici del BOARDello proclama a tutto il modo: la nuova Gaza, con tutti i suoi grattacieli da mille e una notte, sarà pronte fra 3 anni.
Resta solo un dubbio: sono da Sing Sing da Alcatraz oppure da manicomio criminale a vita?
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