“MA CHE DIMISSIONI, RESTIAMO”

Sarà condannata come utopia da ingenuità di sinistra, di quel che residua della perduta belligeranza nei confronti delle storture che generano corruzione, malgoverno, reati impuniti della politica priva di etica? Sarà screditata come esasperazione da disgusto per la società avvelenata da inarrestabile degrado? Ma che fa? La repressione della libertà di pensare ed esternare idee ‘rivoluzionarie’ non ha toccato ancora il suo culmine e renderle note ancora si può. Il ‘go’ indagini della Procura di Roma sul ‘caso Authority per la Privacy’ è merito del giornalismo d’inchiesta di ‘Report’. E cosa scopre la squadra di Ranucci? Che il team di esponenti dell’Authority spende a spande somme ingenti di denaro pubblico per uso personale, illegittimo e si serve delle auto di servizio per faccende private, che paga soggiorni in camere d’albergo da cinquecento euro a notte e carica sul bilancio dell’ente spese pazze per fiori, parrucchiere della vicepresidente, palestra, pagate con la carta di credito dell’Authority. Perfino la fornitura di carne al presidente per seimila euro, i quattromila euro al mese del fitto per la casa dello stesso presidente che, pur vivendo a Roma, si fa rimborsare come vivesse da ‘fuori sede’. Report filma l’esponente dell’authority di Fratelli ‘Italia che fa visita ad Arianna, sorella di Giorgia Meloni, segretaria di FdI, nella sede del partito, il giorno prima della multa comminata a Report per aver reso pubblico il contenuto della telefonata della moglie a Sangiuliano con la richiesta perentoria di non affidare incarichi istituzionali all’ ‘amica’ Boccia. Il giorno dopo l’Authority delibera la multa di 150 mila euro per Ranucci.

LA FINANZA INTENDE ACCERTARE se fossero a carico dell’ente le spese degli spostamenti a Salerno del presidente e la natura dei suoi rapporti con i legali di Sangiuliano, il perché della multa milionaria comminata alla compagnia aerea Ita, poi ridotta e annullata. In cambio di cosa? Biglietti regalati? e delle penali alleggerite a Meta, all’Asl Abruzzo.

DOMANDA: ma è normale che il nostro Paese per accertare episodi di corruzione, di uso improprio delle risorse di Enti pubblici come l’Authority della Privacy, debba contare sul giornalismo d’inchiesta costantemente sotto attacco del potere? Perché non creare una sezione speciale della magistratura specializzata nel controllo della trasparenza degli organismi affidati a inaffidabili esponenti dei partiti? Altro che separazione delle carriere, altro che la follia dei membri del Csm scelti con il sorteggio e non per elevate competenze, indipendenza dalla politica…, perciò sottratti alla minaccia di sanzioni intimidatorie…In mancanza di questo strumento inquisitore super partes, Stanzione e consoci dell’Authority per la Privacy rispondono con un protervo “Restiamo” alla richiesta di dimissioni della sinistra. E la Meloni? Indovinate, tace.


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