QUEL BIRBANTE DI FIORELLO

Non risulta da nessuna parte, non nella sua autobiografia che l’ha arricchita e neppure nel testo di “La sciagura” firmato da Scanzi, non nelle pagine di “Meloni segreta” di Palladino, tanto meno nelle cronache del suo giornalismo amichettista: per cui siamo all’oscuro, disinformati, a digiuno di news specifiche su possibili parallelismi Meloni-Berlusconi in tema di sontuosi luoghi post mortem che auguriamo arrivino per l’amata Giorgi ci auguriamo arrivino tra cento anni e più. Forse lo ricordate, il “meno male che Silvio c’è”, per non essere da meno del faraone Tutankhamon, provvide in vita a commissionare ad archistar il mausoleo dove riposerà in eterno. Non è noto se “Yo soy Giorgia” ha emulato il Berlusca, ma ipotizziamo che anche lei abbia provveduto alla propria ‘eternità’. Volendo contribuire all’opera del suo remotissimo ‘aldilà’ suggeriamo allo scalpellino impegnato nel completamento del monumento la nobile frase celebrativa dei 50 anni di la Repubblica a cui lo storico quotidiano riserva una graffiante manchette sicuramente condivisa da Altan, Elle Kappa, Biani e Michele Serra.

L’esordio di Fiorello, in apertura del suo “Pennicanza’ attribuisce alla Meloni (è notizia inventata, ovvio) questo irrispettoso augurio: “Volevo fare gli auguri a Repubblica che compie 50 anni. Io tra l’altro sono 50 anni che non la compro. Comunque dicono che a pulirci i vetri delle finestre è la morte sua. Viva la Repubblica e Viva i vetri delle finestre”. L’ironia di Fiorello diverte, strappa un sorriso, ma continuando a sfogliare il quotidiano si torna subito seri. Il comitato di redazione conferma lo stato di agitazione, denuncia l’assenza di garanzie certe sulla conferma dell’organico e della linea editoriale, il mancato confronto con Elkann accusato di aver malridotto l’Espresso e di vendere Repubblica e La Stampa all’armatore greco amico di Trump, di aver manifestato nausea per l’editoria, il cattivo gusto di aver presenziato in ‘pompa magna’ all’inaugurazione della mostra per i 50 anni del giornale. Giornalisti e lavoratori chiedono che nell’accordo con il nuovo editore siano garantiti l’occupazione, il pluralismo e la trasparenza della trattativa per la vendita “dopo mesi di silenzi, omissioni, menzogne”. Il timore per il futuro di Repubblica e La Stampa, del gruppo Gedi, è una seria questione ‘politica’ oltre che sindacale: nel panorama dei media italiani le due testate operano  in antitesi democratica alla stampa asservita alla destra, alla disinformazione televisiva di Rai, Mediaset e da qualche tempo di Sky (basti analizzare la faziosità della rassegna stampa, dei suoi sbilanciati Tg, ma d’altra parte il proprietario Murdoch è tutt’altro che un editore di sinistra)  dei media  soggiogati dal melonismo, dei suoi portavoce (Giornale, Libero, La Verità, Il Tempo, Panorama,  Il Primato Nazionale di estrema destra) dei telegiornalisti   Porro, Del Debbio, Giordano. È così azzardato immaginare che Palazzo Chigi abbia in qualche modo favorito l’iniziativa dell’armatore-editore greco perché sollecitata dall’amico Trump per eliminare voci di scomode sgradite alla Meloni come in chiave di satira ha lasciato intendere Fiorello?


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