METODO TRUMP / ECCO IL SUPERCONSIGLIERE, STEPHEN MILLER

-DI ANDREA CINQUEGRANI E WALTER DI MUNZIO-

 

Dopo il primo mandato e dopo il primo anno del secondo, questo più che scoppiettante inizio 2026 consente di mettere a fuoco la vera politica del Super Presidente a stelle e strisce Donald Trump. Il ritorno all’imperialismo e al colonialismo più puri, portati avanti a botte di invasioni, missili e distruzioni di massa, calpestando ogni minimo, residuo brandello del diritto internazionale.

Potete leggere, a seguire, il parere che abbiamo chiesto, soprattutto sotto il profilo psichiatrico, ad un nostro amico di sempre e grande collaboratore della Voce, Walter Di Munzio.

Cerchiamo di fare il paio con un pezzo che getta luce sul misterioso ‘ispiratore’ del Tycoon, appena 40 anni e da un decennio dietro le quinte per disegnare le politiche della destra più estrema, razzista, xenofoba negli Usa. Si tratta di Stephen Miller, un nome che, appunto, non vi dirà molto pur se ricopre la duplice carica di Consigliere per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti e di Vice Capo di Gabinetto della Casa Bianca per le Politiche Usa.

Se avete visto le immagini di poche ore fa sull’assassinio della giovane donna a Minneapolis perpetrato dalla nuova Gestapo a stelle e strisce, ICE (ghiaccio), acronimo di ‘Immigration and Customs Enforcement’, c’è – nitidissima – la firma di Miller, una gioventù intrisa della più fervente ideologia nazista: e ora se ne vedono gli ‘esaltanti’ frutti, a fianco dell’uomo più potente della Terra.

Ai confini delle realtà.

Proteste per la donna uccisa a Minneapolis dai federali. Sopra, Donald Trump con Stephen Miller

Ma ben dentro i confini di una logica politica ormai ridotta all’osso e che vediamo fragorosamente imporsi in questo raccapricciante inizio 2026: il governo del Potere criminale, la nazione più vorace e potente che se ne fotte ormai di tutto e di tutti e impone le sue regole, prendere o lasciare.

Niente più intermediazioni, finzioni, orpelli anche solo vagamente diplomatici: conta solo la sostanza, il petrolio, i territori da conquistare o da comprare, gli immigrati da cacciare e non accogliere mai più, i palestinesi da ammazzare o deportare nel migliore dei casi.

 

 

PARLA ‘O CONSIGLIERE DEL TYCOON

Veniamo alle ultime parole – pronunciate solo qualche ora fa nel corso di un’intervista concessa alla CNN – griffate Miller, l’alter ego di ‘The Donald’.

Potete parlare quanto volete di cortesie internazionali e di tutto il resto. Ma viviamo in un mondo, il mondo reale, governato solo dalla forza, dal potere”. Più chiari e diretti di così davvero non si può.

Altrettanto esplicito sul Venezuela: “Gli Usa lo gestiscono. E’ vero”.

Alla domanda se gli Stati Uniti faranno ricorso alla forza militare in Groenlandia, è disarmante: “La domanda vera è: con quale diritto la Danimarca esercita il controllo sulla Groenlandia? Qual è la base della loro rivendicazione territoriale?”.

E aggiunge, con un sorriso sornione: “Nessuno oserà contrastare militarmente gli Usa per il futuro della Groenlandia”.

Per chi non ha ancora inteso la musica: “Viviamo in un mondo governato dalla forza del potere: queste sono le leggi ferree del mondo dall’inizio dei tempi”. Forza del potere e potere della forza: due termini che ormai la fanno da padrone nel ‘nuovo’ glossario trumpiano. Un autentico revival del darwinismo all’ennesima potenza.

 

L’IRRESISTIBILE ASCESA DI MISTER MILLER

Vediamo qualche dettaglio in più sulla fulminante carriera di mister Miller.

Jeff Session

Che nasce, esattamente 40 anni fa, in una famiglie ebraica di Santa Monica, in California. Si appassiona subito di politica ed entra nello staff di Michelle Bachmann, deputata repubblicano del Minnesota alla Camera, membro dell’ultra conservatore ‘Tea Party’.

E’ poi l’ascoltato consigliere del senatore repubblicano dell’Alabama Jeff Sessions, il quale poi viene nominato procuratore generale (‘Attorney General’) degli Stati Uniti, noto per il suo ultrarazzismo.

Quindi barra dritta verso Trump. Nel cerchio magico del Tycoon, diventa il principale “consigliere del consigliere”, ossia di Steve Bannon, all’epoca da tanti giudicato “il pazzo a fianco di Trump”, dal quale poi si è dovuto allontanare: ma con i tempi che corrono, oggi, uno come Bannon può facilmente rientrare, ai più alti livelli, nel gioco.

Già nel primo esecutivo Trump, Miller occupa una postazione strategica, come Consigliere senior, nonostante la giovanissima età. Si rimbocca le maniche su tutti i fronti. Arriva  man mano anche a gestire la comunicazione del Capo, ne scrive i discorsi, ne diventa il gosthwriter, è l’autore degli scoppiettanti messaggi presidenziali via ‘Truth’. L’onnipresente uomo ombra, in tutto e per tutto. 

Fior tra fiori. E’ il principale ispiratore di due normative. La prima passa come ‘Travel ban’, ossia il rigoroso divieto di residenza per i rifugiati fino a quel momento accolti negli Stati Uniti; la seconda preveda una altrettanto drastica, discriminatoria, discrezionale  e illegale separazione dei figli dalle proprie famiglie. E’ anche autore del ‘Muslim ban’, ossia il divieto del visto d’ingresso per chi proviene dai paesi musulmani.

Secondo alcune mail trapelate a fine 2019, risulta che Miller abbia sponsorizzato pubblicazioni improntante al più sfacciato suprematismo bianco e di chiara ispirazione neonazista.

Steve Bannon

E secondo attendibili fonti interne della Casa Bianca, c’è la sua longa manus dietro al licenziamento del capo dell’FBI James Comey. E le dimissioni del Segretario Nazionale per la Sicurezza Kristjen Nielsen ad aprile 2019: Nielsen, infatti, si era opposta al piano-Miller per effettuare arresti in massa di famiglie d’immigrati prive di documenti in 10 grosse città americane.

Come accennato all’inizio, ICE, ossia la Gestapo a stelle e strisce, cresce rigogliosa sotto la sua attenta supervisione. Le cifre ‘reali’ – oscurate of course dalla Casa Bianca e dai media – parlano non poco chiaro: il 65 per cento dei ‘prigionieri’ ICE non ha precedenti condanne penali; il 93 per cento non ha condanne per crimini violenti; 1 milione di persone sono state deportate dalle forze ICE negli ultimi 12 mesi; sono quasi 50 mila i detenuti ICE in modo illegale.

Davvero il Paese della Libertà e della Democrazia, gli Stati Uniti da sempre, e soprattutto nella nuova era Trump!

 

 

PSICOPATOLOGIA DI TRUMP

(vera o falsa che sia)

DI WALTER DI MUNZIO

Ad osservare da lontano si direbbe che si tratta di un evidente caso di “narcisismo patologico”. Trump ha impostato questo suo secondo mandato su comportamenti che potremmo così definire come psicopatologico … e con poco tema di smentita. Solo qualche politico nostrano può leggere le sue incursioni come banali aggressioni “difensive”, un evidente ossimoro proprio della destra meloniana che non riesce proprio ad avere una minima pulsione di orgoglio nazionale a fronte di una qualsiasi occasione per blandire il presidente, per ossequiarlo servilmente e per dargli ragione a prescindere anche quando dice che la Groenlandia “gli serve” e quindi dovrà prenderla … con le buone o con le cattive e la Danimarca decida pure cosa vuol fare.  Continuano senza sosta le sue reiterate aggressioni agli europei, molli e colpevoli di essere ingrati e irriconoscenti di fronte alle sue richieste di condiscendente ubbidienza. Ritiene di poter aggredire i paesi europei definendoci parassiti, ingrati, sfruttatori della generosità americana, fruitori senza regole di protezione e ricchezze da lui elargite (in realtà si riferirebbe al suo paese, ma nel suo delirio di onnipotenza il suo paese non può che corrispondere alla sua persona).

Farebbe impazzire qualsiasi psichiatra che dovesse prenderlo in cura. Credo sia perfettamente consapevole che le sue richieste sono paradossalmente assurde e inaccettabile per chiunque, sano di mente, lo ascolti. Tant’è che poi cambia rapidamente i toni ed abbassa il livello delle sue richieste. Un continuo mercanteggiare degno del più furbo dei venditori arabi di tappeti. Non certo di un politico di statura internazionale al quale aspira costantemente di somigliare. Fino alla pretesa di ricevere un premio Nobel per la pace … per il solo fatto che è stato attribuito ad Obama in quanto presidente americano che ha agito per la pace in Medioriente. Esattamente come ritiene di aver fatto lui in questa travagliata fase di supporto al genocidio israeliano nei confronti del popolo palestinese.

Poi, quando quello stesso premio viene assegnato alla venezuelana María Corina Machado Parisca, lui va in escandescenze e l’aggredisce, un minuto dopo aver rapito il Presidente del Venezuela Maduro, averlo prelevato e portato con la forza negli USA per processarlo avendolo accusato di essere un pericoloso trafficante di droga. In realtà l’accusa era solo quella di possedere la più grande riserva mondiale di petrolio che, anche stavolta, gli servirebbe per i bisogni del suo paese ed a lui personalmente per l’enorme valore economico.

Ma ci troviamo di fronte ad un violento dittatore o ad un semplice uomo malato di mente in pieno delirio di onnipotenza? Nel secondo caso l’unica possibilità sarebbe un intervento psichiatrico di cura e di contenimento per evitargli spiacevoli conseguenze, non certo accondiscendenza e finta solidarietà, come invece avviene quando questi comportamenti sono agite nientemeno che dal Presidente degli Stati Uniti d’America.

La cosa peggiore da fare in questi casi è proprio ciò che fa il governo italiano, quando si arrampica sugli specchi pur di continuare a dargli ragione, quando si afferma che la sua entrata con l’esercito in Venezuela non sia una atto di guerra, ma una legittimo atto di difesa dei propri interessi nazionali. E se pretendesse oltre la Groenlandia anche la Sicilia e Roma e Atene per la loro molesta storia “vecchia” di oltre mille anni a fronte della più “giovane” storia della democrazia americana? Forse qualcuno proverebbe ancora a dargli ragione assecondando questo suo delirio e svolgendo un ruolo non-terapeutico senza nemmeno tentare di farlo ragionare. Nel suo comportamento patologico prevale il delirio del “tutto è possibile” e dell’assoluta convinzione che le “regole non esistono al di fuori delle mie”.

Piccole ironiche osservazioni che, in tempi normali, sarebbero lette come ironia ma che oggi risultano invece drammaticamente reali. Come ci si difende allora se non si vuole ricorrere agli psichiatri? Forse prendendo le distanze da questi comportamenti che sembrano deliranti ma che potrebbero invece essere il frutto di una precisa strategia comunicativa, propria di professioni diverse da quella dei politici. Senza responsabilità, senza regole morali, senza riconoscere nessun organo sovranazionale di mediazione dei conflitti. In sostanza senza morale e senza etica.

 


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