IL BOOMERANG DAZI

Piange il Tycoon, come il coccodrillo dopo aver ucciso e mangiato un figlio neonato. La creatura che fa versar lacrime di pentimento al megalomane neo colonialista americano è l’imposizione dei dazi erga omnes che ha messo in crisi migliaia di imprese in mezzo mondo. La rapace iniziativa, bocciata in primo grado dal tribunale per incostituzionalità, è ora sottoposta al giudizio della Corte Suprema che dovesse confermare la sentenza di primo grado imporrebbe al governo di rimborsare a un migliaio di aziende quanto gli States hanno incassato ovvero più di seicento miliardi di dollari. Il piagnucoloso Trump: “Sarebbe una catastrofe nazionale”. A caccia di solidarietà, prova a intenerire gli americani lasciando intendere che le conseguenze ricadrebbero sulle condizioni economiche del popolo. La notizia si sovrappone alla tragedia della donna uccisa nel Michigan a sangue freddo, dalla polizia e pur nella profonda distanza tra i due eventi contribuisce a intaccare il consenso degli States per l’inquilino della Casa Bianca. Unica o quasi al mondo, che legittimi le psicopatologie aggressive del Tycoon è la destra che opera per a picconare la democrazia mondiale e prima, inter pares è la sudditanza accomodante del melonismo italico con la mano tesa per catturare le briciole dell’espansionismo yankee: una frazione del flusso petrolifero venezuelano di cui si è appropriato Trump, qualche grammo delle preziose risorse di cui sono ricche Groenlandia e Ucraina, appalti per la  ricostruzione della striscia di Gaza e del Paese aggredito da Putin.

Caso dazi: la Corte Suprema potrebbe pronunciarsi già oggi sulla possibilità per Trump di invocare l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi senza l’approvazione del Congresso, decisione che potrebbe ridisegnare la politica commerciale USA, ma in caso di verdetto sfavorevole, aziende e operatori doganali sono pronti a chiedere rimborsi finora versati per i dazi. Rischiano gli accordi commerciali già stretti, si alimenta il timore per il deficit degli Stati Uniti. Lo ammette il tycoon: nella casse di Washington sono già entrati 600 miliardi di dollari versati per le gabelle imposta. In attesa del verdetto finale le aziende colpite dell’imposizione hanno depositato i ricorsi e tra gli altri anche l’italiana Essilor Luxottica. Intanto il deficit commerciale degli Usa è sceso al livello più basso dal 2009 e di pari passo il consenso degli americani per Trump.


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