URSULA VON DER LEYEN /  PRENDE TANGENTI ANCHE DALLA LOBBY ARMATA

Messaggi, sms, comunicazioni & incontri molto pericolosi per la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen.

Non solo le rogne giudiziarie per il ‘PFIZERGATE di cui dovrà rispondere davanti al Tribunale di Liegi nei primi mesi del 2026. Adesso scoppia anche il caso dei contatti border line (o border leyen, se preferite), e fino ad oggi top secret, intrattenuti da lady Ursula con i colossi dell’industria delle armi: dovrà risponderne davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Tutto nasce dalla denuncia appena presentata dall’europarlamentare italo tedesco Fabio De Masi, di origini cilentane, economista, nel parlamento UE dal 2014 e fresco numero uno, in Germania, di BSW (acronimo di ‘Bundis Sarah Wagenknecht’), ossia l’‘Alleanza per la giustizia sociale e la ragione economica’.

Vediamo i fatti, in ordine cronologico.

 

IL J’ACCUSE SUI BUSINESS ARMATI

Il 14 marzo 2024 De Masi presenta al vertice della Commissione una RICHIESTA FORMALE SCRITTA in cui chiede di render conto di tutti “i contatti, incontri fisici, telefonate, video-conferenze, e-mail e corrispondenze” che von der Leyen ha avuto con le industrie della Difesa a partire dalle ultime elezioni europee di giugno 2024.

Fabio De Masi

La risposta si fa molto, molto desiderare. E arriva addirittura dopo 7 mesi, il 27 ottobre 2025. Un lasso di tempo così lungo per partorire il classico topolino.

In una breve nota, infatti, la Commissione fa sapere solo di un incontro del 12 maggio 2025 in occasione del “primo dialogo strategico dell’industria europea della difesa” al quale hanno preso parte 15 aziende del settore; e di una cena di lavoro del 5 giugno successivo, al quale hanno partecipato 3 aziende e rappresentanti del Fondo per l’Innovazione della NATO (NIF). Altri incontri sono stati “declinati a causa di impegni pregressi in agenda”, viene aggiunto. Mentre i messaggi privati ricevuti dagli appaltatori della Difesa avrebbero riguardato soltanto le congratulazioni a seguito della sua rielezione di giugno 2024.

Tutto qui. Neanche l’agenda di uno studentello.

Ovviamente De Masi, sconcertato, bolla la risposta come totalmente “elusiva, prende carta e penna e parte alla carica, denunciando la scarsissima trasparenza del vertice della Commissione alla Corte di Giustizia UE su fatti di tale rilevanza: tenuto conto delle gigantesche cifre impegnate dall’Europa per rifornire di continuo l’Ucraina e per il ‘REARM EU’, la bellezza di 800 miliardi di euro che le nazioni europee dovranno investire nei prossimi anni per difendersi dalla sempre più incombente minaccia russa.

Una vera goduria per i colossi dell’industria militare.

In una fresca intervista rilasciata al quotidiano tedesco ‘Berliner Zeitung’, De Masi attacca il vertice UE. “Ursula von der Leyen si comporta come se fosse Luigi XIV, il Re Sole. Pensa che lo Stato sia lei e che le regole sulla trasparenza valgano solo per gli altri”.

Ed enumera altri casi bollenti che denotano la sua recidività.

Quando era ministro della Difesa in Germania, infatti, venne investita dal caso delle consulenze d’oro, ossia “contratti milionari a società di consulenza esterne senza seguire le corrette procedure di appalto, e anche in quel caso con dati sensibili spariti dai cellulari istituzionali”.

Sottolinea De Masi: “Dalla rete opaca degli appalti Bundeswher fino all’affaire Pfizer, la figura della signora von der Leyen è più volte emersa  per una pessima gestione e per la cancellazione dei documenti. C’è stata persino una sentenza di un tribunale europeo contro la presidente della Commissione UE’.

In realtà fu la stessa Corte di Giustizia UE a sanzionare – senza peraltro alcuna conseguenza – il comportamento poco trasparente della lady di ferro per la scarsa trasparenza dei contratti con Pfizer (su cui si attende ora il processo di Liegi). Poche speranza di successo, quindi, per il ricorso presentato da De Masi, visto che quella Corte UE ha già mostrato di che pasta è fatta.

 

IL CRIMINALE PFIZERGATE

La Voce, nel corso degli ultimi 4 anni, ha visto sbocciare e denunciato il PFIZERGATE, segnalando subito le tante anomalie di quei contratti di acquisto dei vaccini anti covid COMIRNATY da Pfizer per ben 71 miliardi di euro.

I primi due contratti contenevano condizioni capestro per la UE, a tutto vantaggio di Pfizer, che veniva soprattutto esentata sotto il profilo penale: prevedendo che, in caso di risarcimenti danni per gli effetti avversi (che si sono verificati a valanga), fosse la UE a risponderne, e non la star di Big Pharma!

Ursula von der Leyen con Albert Bourla.

Ai confini della realtà il terzo contratto, il più grosso, da 31 miliardi di euro. Stipulato tra lady von der Leyen e il Ceo di Pfizer, Albert Bourla, via sms, i messaggini! Poi addirittura scomparsi, volatilizzati

I due compari di merende non si sono mai presentati sia davanti all’ufficio dell’Ombudsman europeo (ossia il Difensore civico Ue) che voleva vederci chiaro fa sull’affaire, sia davanti alla Corte di Giustizia UE. Né alla prima udienza davanti al tribunale di Liegi.

Facce come il bronzo.

I capi d’imputazione, a Liegi, sono pesantissimi e vanno dalla corruzione all’abuso in atti d’ufficio fino alla distruzione di prove documentali.

Manca solo il reato di strage.

Per il quale dovrebbero comparire davanti alla Corte dell’Aja per i crimini contro l’umanità, visto che quel vaccino a mRNA Comirnaty griffato Pfizer ha provocato un numero incalcolabile (qualcuno prima o poi dovrà contabilizzare i reali numeri del genocidio) di vittime, per i letali effetti avversi, soprattutto a livello cardiaco ma anche tumorale. Ma si sa, ormai: la Corte dell’Aja funziona a scartamento ridotto, ridottissimo: quasi zero.

Per rileggere quanto abbiamo denunciato sull’affare del secolo giocato sulla pelle di tutti i cittadini europei, e non solo, basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare URSULA VON DER LEYEN, ALBERT BOURLA, PFIZER per trovarne o iosa.


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