2026, Odissea sulla Terra.
Cominciato col botto di Caracas, l’anno sembra subito un monopoli geografico diretto dal Padrone del Mondo, il tycoon Donald Trump: per il quale ogni mossa – anche la più criminale – ormai è lecita, secondo i sempre genuflessi governi occidentali, a cominciare da quello nero e sfascista griffato Giorgia Meloni.
Per un rapido excursus partiamo – sempre a livello geografico – dalla neo dottrina ‘Donroe’ attentamente studiata e allestita dalle fumanti menti della ‘National Defense Strategy’ (NDS) del Pentagono guidato da Pete Hegseth e della ‘National Security Agency’ presidenziale.
Secondo la novella filosofia della Casa Bianca, i confini statunitensi vanno allargati a dismisura (aumentando in tal modo del triplo la superficie attualmente ricoperta dagli Usa) per garantire la proprio ‘DIFESA’, ottima scusa per accaparrarsi tutte le risorse delle nazioni di prossima conquista. Il vertice a stelle e strisce, infatti, si riserva la possibilità – come spiegano alcuni analisti – di “rimuovere ogni influenza esterna, vera o presunta, reale oppure inventata di sana pianta, ritenuta una ‘minaccia’.
Si tratta, in soldoni, di una “supremazia totale nel suo emisfero di riferimento”. Sempre sotto il profilo geografico, ciò significa “la somma tra le Americhe e le aree oceaniche prospicienti le coste a est e ad ovest”. Uno spazio immenso che va “dall’Artico allo Stretto di Drake, dalle Midway al Mar dei Caraibi”. Tutte aree sulle quali il gendarme a stelle e strisce intende entro quest’anno estendere il suo predominio geopolitico: come una gigantesca, tentacolare piovra.
Tenete presente che prima di fine anno, ossia ad inizio novembre, si svolgono negli Usa le elezioni di medio termine: un appuntamento al quale The Donald si vuol presentare agli elettori non solo come leader dell’America First, ma della Super Big America che controlla un quarto delle terre emerse!
Ma chi erano al paragone nani come Licoln e Roosevelt? La famose 4 facce presidenziali del Monte Rushmore verranno presto sostituite da un’unica, immensa effigie: quello del Tycoon incoronato, stile imperatore romano (Nerone o Vespasiano, fate voi), a bordo di un missile: come si è autoimmortalato – stile dottor Stranamore – mesi fa sul suo social ‘Truth’. Imperdibile: e incredibile, ma vero.
Davvero ai confini della realtà. Ma dentro i confini di una democrazia che non è più tale non da ieri – ossia dal golpe a Caracas – come non pochi maitre a penser, anche i più ‘illuminati’, hanno appena commentato: ma da più di mezzo secolo. Quella Usa è da sempre una finta democrazia capace solo di crimini, stragi, massacri & genocidi, come le atrocità storiche documentano da ‘sempre’. Come possono, certi intellettuali, cadere oggi dal pero e scoprire quanto il re sia nudo? Non ne parliamo dei media, sempre più genuflessi, omertosi, complici e depistanti.
La nostra feccia sfascista al governo (e anche all’opposizione) fa finta di niente. Come se niente fosse successo a Caracas. e quanto si annuncia per altre nazioni-vittime designate. La nostra imperdibile premier, lady Meloni, per leccar meglio il padrone, riesce addirittura a fare un clamoroso autogol. Il giorno dopo il golpe, infatti, telefona alla fresca premio Nobel per la Guerra, Maria Machado, per congratularsi del golpe e un in bocca al lupo per il prossimo governo. Peccato che il Tycoon abbia appena affermato che Machado è del tutto inadatta per il vertice del Venezuela. A furia di genuflettersi, Giorgia ha perso il senso della misura!
Eccoci ad una rapida carrellata dei Paesi nel mirino di ‘O Presidente Usa per il 2006. Un’agenda fittissima, sempre a livello geografico.
Dal freschissimo Verbo del Vate a stelle e strisce.
CUBA – “E’ pronta a cadere, perché la sua economia si basa sul petrolio venezuelano che da oggi non riceve più. Non ci sarà bisogno di alcuna azione nostra azione militare. Ci sono tantissimi cubani-americani pronti a festeggiare”.
COLOMBIA – “Il presidente colombiano Petro è un pazzo con problemi mentali. Il suo paese produce troppa droga e per questo ne subirà le conseguenze”.
GROENLANDIA – “Sarà nostra entro pochi mesi. La vogliamo per motivi di sicurezza dei nostri confini”.
IRAN – “Se continuano a uccidere persone (qualche manifestante per il caro prezzi, ndr), penso che verrà colpito duramente dagli Stati Uniti”.
La lista nera non finisce certo qui (nel mirino Panama, Messina, lo stesso Canada).
Ad illustrare la nuova dottrina possono aiutare i pareri di due studiosi statunitensi.
Stephen Bryen, nell’era Reagan sottosegretario alla Difesa, poi direttore della ‘Defense Technology Security Administration’, presidente di ‘Finmeccanica North America’ (ora Leonardo) e oggi opinionista (seguitissimo il suo ‘Weapons and Strategy’ via Substack): “Ho appena scritto del prossimo impatto su Cuba. Ma è anche degno di nota che gli Stati Uniti vogliono significativi cambiamenti a Panama, oggi influenzato dalla Cina. Gli americani vedono questa come una minaccia per le loro capacità di spostare forze navali e rifornimenti dall’Atlantico al Pacifico. Se fossi cinese, mi aspetterei di vedere le mie aziende presto espulse da Panama. La Colombia è già nel mirino di Trump, ora anche Cuba, e c’è pure il Messico, con i cartelli della droga presi a pretesto, come il narcotraffico per Venezuela e Colombia”.
Sulla nuova filosofia che ora domina alla Casa Bianca, ecco la diagnosi stilata, sulle colonne del ‘National Interest’, da Carlos Rea: “L’America sta ora transitando versa un forma imperiale esplicita e senza scuse, orientata verso il consolidamento. Il nuovo approccio sarà un transnazionalismo duro e puro, che darà priorità al potere e all’interesse nazionale rispetto alle finzioni ideologiche. Un radicale allontanamento dal precedente modello ‘imperiale liberale’, in cui l’ideologia dell’internazionalismo liberale era sia il motore politico centrale che la duratura giustificazione per decenni di interventismo globale”.
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


















