To the very excellent, noblement, Usa president. Dear (caro) tycoon, intanto apprezzi l’impegno a tradurre il destinatario di questo gentile a tu per tu nella lingua che ho malamente imparato da studentello con il corso scolastico in vinile “Linguaphone”, studi mai arricchiti per convinta ostilità alle predatorie intenzioni colonialiste degli States e al piano Marshall, utilizzato da Washington per ottenere la dipendenza politico, economica dell’Italia dal vampiresco Paese che per due volte a lei si è consegnato. Intuisco, lei mi giudicherà un disattento, ingenuo, lacunoso analista dell’aggressività americana: sotto choc per l’operazione Maduro e l’articolato progetto di inglobamento (please, apprezzi la delicatezza del termine) di trequarti del globo terraqueo (rubo la definizione alla sua coccolona Giorgia) ne esco grazie alla creatività alimentata esercitando le avanzate acquisizioni della scuola di Palo Alto a cui lei sembra attingere per pensare e agire secondo fantasia, anche se malata.
Ascolti, per favore: prometto solennemente di non programmare trasferte in Florida o comunque nel continente che in gran parte deve la sua possanza alla biblica migrazione di italiani. Cioè le evito preventivamene la fatica di espellermi come indesiderato: D’ora in poi mi asterrò da mettere in guardia amici e parenti che si accodano al servilismo della destra italiana, prona nell’assolvere il suo reato di intrusione armata, violenta, nelle faccende di un Paese altro e il via libera di arraffare il petrolio venezuelano, le preziose risorse ovunque siano da americanizzare. Cos’altro farò per godere della sua benevolenza? Ecco, ce l’ho: con atto notarile le intesterò i cento metri quadrati dell’orto che di recente ho acquistato per la parte finale del mio percorso sulla Terra, da spendere come eremita, in autonomia totale, in un capanno disattrezzato, privo di radio e Tv, quotidiani, dove ignorare guerre, atrocità, Gaza, Kiev, Caracas, Groenlandia, Cuba, Messico e qualunque altro ‘scippo’ che ha in animo di imporre all’umanità.
Rifletta mister president, Ella, in pieno raptus megalomane, ignora la realistica prospettiva di finire nella polvere, vittima della punizione ‘divina’, del pollice verso di nemici ed ex amici. Tenterà di eclissarsi, di rendersi invisibile, per evitare processi e condanne. Non si avvilisca. Da proprietario degli ex miei cento metri quadrati godrà di un riparo in cui rifugiarsi, dove stordirsi con una ‘presa’ di cannabis e sopravvivere da naturalista, coltivando l’orto, allevando un paio di galline, capre, rosei suini. Buon futuro o se preferisce “good future”.
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