Da qualche ora il sito della Voce è ricomparso, dopo un blackout di oltre tre giorni.
Non siamo stati in vacanza sulle nevi, ma abbiamo subito un maxi hackeraggio che ha causato grossi danni al nostro sistema informatico e ai nostri archivi. Temporalmente molto ‘mirato’, l’attacco: perché, come si sa, le operazioni più sporche vengono di prassi condotte nelle giornate di massima ‘festa’, come può essere la vigilia di Ferragosto (ricordate quasi mezzo secolo fa la fuga ferragostana del nazi Kappler dal Celio?) o quella di Natale oppure di Capodanno.
Stavolta a noi è capitato il 30 dicembre appena scorso, quando il sito è stato totalmente oscurato. Non entriamo nel merito ‘tecnico’: ma ormai si sa, se perfino grosse banche o mega enti, ferrovie o compagnie aeree, vengono raggiunti al cuore da hacker esperti, un sito indipendente e autogestito come il nostro è certo vaso di coccio tra vasi di ferro. E spararci addosso non è così impervio.
Sono successi in passato altri hackeraggi, uno in particolare condotto da una grossa star del settore farmaceutico, come abbiamo appurato: ma le denunce fatte non hanno partorito neanche un topolino. Si sa, da noi – e certo non solo – domina le legge del più forte, come un tempo nella giungla. Ora indossando il doppiopetto.
Ci siamo fatti una certa idea, soprattutto esaminando gli ultimi articoli e inchieste messe in rete. A dominar la scena, come da tempo ormai, un poker di filoni: il genocidio del popolo palestinese, il conflitto in Ucraina (e la mega corruzioni di Zelensky & C.), i vaccini anti covid killer, la politica nera e sfascista del governo meloniano.
Andiamo solo a naso, ricorrendo a quel fiuto investigativo che ha contraddistinto, nel corso degli anni, o meglio dei decenni, la vita de la ‘Voce delle Voci’, che quest’anno compie 41 anni: siamo infatti ‘riusciti’ – dopo la ‘Voce della Campania’ griffata Michele Santoro di fine anni ’70 – nell’aprile 1984.
Quel ‘fiuto’ fa drizzare le nostre antenne in direzione Mossad. E ai non pochi ultrasionisti sparsi in mezzo mondo e anche a casa nostra, of course. Forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso già ben colmo è stato il pezzo pubblicato il 29 dicembre sul Somaliland, la nazione inventata dal governo guidato dal boia nazista Benjamin Netanyahu proprio pochi giorni fa, via riconoscimento ufficiale di una nazione che non c’è: artificiale ma ottima e abbondante per ospitare i palestinesi sopravvissuti al GENOCIDIO.
Del resto, qualche precedente può illuminare meglio la scena.
Precedenti che, stavolta, riguardano le censure subite via Facebook-Meta, il colosso griffato Marc Zuckerberg.
Un’escalation censoria che è andata avanti per tutto il 2024, come abbiamo documentato in svariati pezzi, e riassunto in quello pubblicato, guarda caso, proprio nel dopo Ferragosto dello scorso anno: è infatti del 19 agosto 2024 “Facebook / Dopo la ghigliottina di maggio, in un mese censura tre articoli della Voce
FACEBOOK / DOPO LA GHIGLIOTTINA DI MAGGIO, IN UN MESE CENSURA 3 ARTICOLI DELLA ‘VOCE’
In breve sintesi, un pezzo riguardava proprio mister Bibi, che abbiamo definito “il boia di Tel Aviv”, così come abbiamo continuato a farlo in tutte le settimane e mesi successivi, fino ad oggi: perché è la definizione più calzante per un premier che si macchia, alla pari di Adolf Hitler, di un GENOCIDIO.
Gli altri due articoli censurati avevano al centro le figure, che più losche non si può, di Volodymyr Zelensky e di Ursula von der Leyen.
In un reportage, infatti, definivamo il numero uno di Kiev “pupazzo presidente”, oppure “il guitto di Kiev”: il minimo per un corrotto di tale spessore, come in queste settimane sta emergendo su faccendieri & riciclatori del suo ‘Cerchio Magico’. Che la Voce ha in qualche modo anticipato, dettagliando per filo e per segno i colossali cadeau ricevuti dal guitto-pupazzo a cavallo dell’elezione presidenziale del 2019: per fare sono due esempi a molti ancora ignoti, una villa da 34 milioni di dollari (avete letto bene, 34 milioni) a Miami in Florida; e un molto più austero resort da 4 milioni di euro a casa nostra, Forte dei Marmi, in Versilia.
In un altro reportage abbiamo definito il capo della strategica Commissione UE, la tedesca Ursula von der Leyen, “corrotta” e “criminale”, al pari del suo compare di merende’ il Ceo di Pfizer, Albert Bourla, per via dei maxi contratti d’acquisto UE dei vaccini Comirnaty, la bellezza di 71 miliardi di euro. Il terzo e più pingue, da 31 miliardi, stipulato addirittura via sms, poi miracolosamente spariti, volatilizzati. E nei primi mesi del 2026 i due faccendieri dovranno rispondere di una sfilza di maxi capi d’imputazione per il ‘PZFIZERGATE’ davanti alla Corte del Tribunale di Liegi. Vaccini killer – tenete presente – che hanno fatto una strage di innocenti finora impunita per i loro giganteschi effetti avversi, soprattutto a livello cardiaco ma non solo, come dimostra lo spaventoso incremento, dal 2021 ad oggi, delle patologie tumorali.
Per una maggior conoscenza delle censure subite e denunciate (ovviamente senza alcun esito, visto l’andazzo della giustizia di casa nostra, ormai morta e abbondantemente sepolta), vi proponiamo la lettura di alcuni altri pezzi messi in rete dalla Voce. Perché quelle manovra censorie sono cominciate addirittura nel 2021…
Era infatti del 14 luglio 2021
FACEBOOK / CENSURA LA VOCE SU FARMACI E CURE ANTI COVID
Passiamo allo ‘storico’ 2024 con un altro pezzo, stavolta del 29 settembre 2024,
MARK ZUCKERBERG / CENSURE A GO GO VIA FACEBOOK-META
Infine, è del 7 aprile 2025
BIG TECH / I COLOSSALI DANNI GRIFFATI META-FACEBOOK
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