OMISSIS

Pubblichiamo in sequenza i recenti Editoriali di Luciano Scateni che erano rimasti in attesa per l’hackeraggio subito dalla Voce.

 

2 gennaio – Omissis

Non c’è pentimento per la rispettosa delusione ingenerata dagli omissis del nobiluomo che dal Quirinale, anche nella serata dell’addio all’anno che abbiamo appena mandato al diavolo senza un’ombra di rimpianto, ha rivendicato la fiera riconoscenza per gli ottant’anni della Repubblica, nobilitati dall’opera monumentale della Costituzione. All’impeccabile sintonia con il rigore istituzionale, non a caso condiviso da destra, centro e sinistra, è mancato l’empito del buon padre che con lucido coraggio addebita tragiche, irrisolte emergenze ai figli investiti della responsabilità di governare il Paese: la strage dei femminicidi, il dramma del lavoro che uccide, delle sue cinquecento vittime, lo scandalo dei sei milioni di poveri che stentano a sopravvivere alla fame, alla salute vietata dalla sanità per pochi, l’egira dei centomila giovani emigrati, la denatalità per deficit di tutela sociale, la piaga del razzismo, dei migranti sfruttati in agricoltura e non solo, il cimitero di vittime del mare responsabili gli impedimenti politici a salvare vite umane che hanno fatto del Mediterraneo una profonda ‘fossa comune’.

COME OGNI 26 DICEMBRE, Ignazio BENITO La Russa celebra la nascita del Movimento Sociale Italiano. Anche in fine del 2025  ha  raccontato senza dissimulare nulla il legame tra i fascisti che non si arresero e chi ci governa oggi. Praticamente, una confessione a cui il Paese assiste senza battere ciglio. L’amara constatazione s’intreccia per forzato parallelismo con gli auguri di fine anno di Mattarella, che nella malaugurata ipotesi di indisponibilità per colpa del virus influenzale, sarebbe rappresentato dal vice della Meloni. Il titolo del suo appassionato remember: “C’erano una volta fascisti buoni”. Il presidente del Senato sic dixit delle camicie nere: “Uomini che non si arresero…pensarono al futuro…accettarono il sistema democratico e fondarono un partito…la parola d’ordine era ‘non rinnegare’”.

A commento: quegli uomini, che avevano strenuamente lottato per il Duce, la sua dittatura, le sue leggi razziali, a fianco dei nazisti mentre rastrellavano e deportavano nei forni gli ultimi ebrei rimasti in Italia, non rinnegarono mai quel che fecero e pensavano.

FURONO COSÌ ‘BUONI E CORAGGIOSI’, che anziché provare a rovesciare la democrazia coi fucili e con le bombe, decisero di fondare un partito: storiella struggente dei fascisti che fanno nascere un partito d’amore e resistenza, della continuità tra quella storia e la storia di chi ci governa oggi.

 

Bibi Netanyahu

1 gennaio – Uno schiaffo al premier Netanyahu

Secondo l’Alta Corte di Giustizia di Tel Aviv, l’organo è altamente politicizzato e tutto fuorché imparziale. Una tesi sostenuta con forza anche da gran parte dei partiti dell’opposizione, gli attivisti per i diritti civili e alcuni familiari delle vittime del 7 ottobre. «Un evento come il disastro del 7 ottobre richiede un’indagine completa, indipendente e imparziale che soltanto una Commissione statale può garantire», ha commentato l’associazione Movimento per un governo di qualità. Ma a esprimere soddisfazione per l’ordinanza della Corte sono anche i vertici dell’Idf, l’esercito israealiano, che temono un verdetto che scarichi tutte le responsabilità sui militari e ignori quelle della leadership politica.

Il dibattito sulle responsabilità politiche di Netanyahu

Netanyahu ha ostacolato per oltre due anni la creazione di una commissione indipendente che indaghi su eventuali responsabilità del suo governo nella strage del 7 ottobre. Nel mirino dei più critici c’è soprattutto la linea di minimo attrito che il suo esecutivo ha adottato nei confronti di Hamas e il flusso dei finanziamenti, soprattutto dal Qatar, che ha garantito all’organizzazione islamista, responsabile del massacro del 7 ottobre 2023 e del rapimento degli ostaggi. Lo stop della Corte, riportano i media israeliani, vieta alla commissione di proseguire con l’inchiesta, di procedere agli interrogatori e pubblicare qualsiasi rapporto che tiri delle conclusioni su quanto accaduto.

 

31 dicembre – Auguri?

Di prima mattina, sperando di leggere “hanno fatto la pace”, clic su Rai 1, ammiraglia di regime, del servizio ‘privato’ ad uso e consumo del regime ex Movimento Sociale, personal tv di “Yo soy Giorgia, mujer, madre, cristiana…”. Con horror scorrono immagini di rara qualità culturale, anticipatrici della sigla finale del format quotidiano “Uno Mattina”.  Pregustando il piatto tipico di fine anno, ‘lenticchie e castagne secche’ innaffiato dalle ‘bollicine’, ospiti piuttosto allegrotti, uomini e donne di ogni età (ma cosa li allietava di questo mondo avvelenato da guerre, violenza, pericoli di conseguenze della disumana Intelligenza Artificiale?) hanno concluso lo spazio televisivo di prima mattina tra risate e urletti di gioia. L’uno con le mani sulle spalle dell’altro hanno eseguito giulivi la festosa interpretazione del ‘trenino’.

Rifletto: è scelta anticonformista chiacchierare in chiave di ironia nel giorno ‘sacro’ di bilanci e previsioni?” Forse no, ma nulla sottrae alla completezza di resoconti del 31 dicembre, ai pronostici per “l’Anno che verrà”. Se siete ‘zappisti’, l’intero planetario dell’informazione e della disinformazione soddisferà la vostra sete del sapere, ogni curiosità, vuoti di memoria, timori e speranze, incognite sul futuro prossimo e remoto. Dunque, grazie per gli auguri ricchi di parole buone, di fiducia, ottimismo. Ma, in totale solidarietà con l’intera redazione dello storico quotidiano ‘la Repubblica’ in stato di allerta e agitazione contro la prospettiva di tradire l’idea di Scalfari che l’ha generato, consegnando le testate del gruppo Gedi (cioè Elkann, Fiat) a un armatore amico di Trump, scelgo di affidare l’annuncio della staffetta 2025-2026 a due geniali firme del giornale. In due pagine da conservare, Michele Serra racconta in versi, con dodici mini poesie, una per ogni mese, l’anno della Meloni imbufalita, la tragedia di Gaza, le tracotanti ‘pagliacciate’ di Trump. Ecco una delle dodici, dedicata con evidente amarezza alla sinistra: “Si raduna il campo largo, ma a distanza, per prudenza. Parla ognuno dal suo borgo: è una videoconferenza. Per non dare l’impressione della prevaricazione ogni leader tocca temi che non sono problemi. Per esempio: è Mezzogiorno. La Sicilia è molto bella. Però è bella anche Livorno per non dire di Biella. Quanto è buono il pollo al forno. Però piace anche in padella. Se si fredda lo riscaldo. È un accordo molto saldo”. Non è da meno Biani, raffinato, impegnato vignettista. Oggi pubblica per ‘la Repubblica’, con il titolo “Cenone” la sua interpretazione della tragedia di donne e bambini palestinesi gli uni addossati agli altri con le povere scodelle protese per ottenere un mestolo di cibo.


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