Nel corso del travagliato dibattito sulla legge di bilancio alla Camera dei deputati è stato presentato un emendamento, a firma di Fratelli d’Italia, con lo scopo di obbligare i dipendenti del trasporto pubblico a comunicare per iscritto l’eventuale intenzione di chi intende partecipare a uno sciopero, comunicazione da formalizzare in modo “irrevocabile” almeno sette giorni prima. Si tratta, è chiaro, di un palese attentato al diritto di sciopero, di un tentativo di intimidire e mettere il bavaglio al conflitto sociale, di un test per future ulteriori restrizioni.
Ne è naturalmente seguita una contestazione durissima da parte del sindacato e delle opposizioni. Allora, con la coda tra le gambe, il governo ha dovuto ritirare l’emendamento. Questa, che possiamo considerare alla stregua di una ‘bravata’, è stata archiviata, ma la maggioranza non si è arresa dichiarando l’intenzione provocatoria di riproporla sotto forma di disegno di legge contando sulla sua straripante maggioranza parlamentare. Ma quali sono le motivazioni che hanno ispirato tale emendamento? Senza dubbio, nella migliore tradizione della destra al potere, l’intenzione è stata certamente provocatoria, infatti, sembra proprio un pretesto per creare liste di lavoratori da discriminare. Una tentazione di stampo neofascista, da parte di un governo che da tempo sta tentando di aggirare i vincoli costituzionali e che non mostra più freni. Il melonismo cede progressivamente il passo dimostrando di soccombere alle pressioni della destra più estrema e che non riesce più a spacciarsi come una destra moderata.
Un esempio chiaro è proprio nell’intenzione di presentare questa proposta di legge in cui è scritto a chiare lettere “… i sindacati comunichino al governo, con una settimana o più di anticipo, i nominativi dei lavoratori che aderiscono agli scioperi sia quelli di categoria che generali”.
La reazione del sindacato e della sinistra non ha tardato ad arrivare per contestare questa assurda pretesa. L’inaccettabile emendamento proposto dal partito della premier, a nome della maggioranza, ha costretto il governo a ritirarlo in fretta e furia sperando che il tutto potesse passare inosservato. Segnaliamo una frase rivelatrice che accompagnava la proposta “… serve una discussione più ampia, serve intervenire sulle storture derivanti dalla normativa che attualmente regola gli scioperi nel contesto del trasporto pubblico”.
Il proponente, il meloniano Gelmetti, è stato allora indotto al pentimento e costretto a caricarsi sulle spalle tutta la responsabilità della proposta “… sono consapevole che si tratta di un tema complesso e di grande rilevanza. Per questa ragione ritengo opportuno ritirare l’emendamento che avevo presentato”.
Ma non si arrende e ribadisce la sua personale ostilità agli scioperi dichiarando “… capita spesso che a fronte di adesioni sindacali irrisorie corrispondano grandissimi disagi che penalizzano gli italiani. Per servizi essenziali come i trasporti pubblici, occorre introdurre un meccanismo in grado di garantire un equilibrio tra la riduzione del servizio e la reale adesione agli scioperi, nel pieno rispetto del legittimo diritto dei lavoratori di far sentire la propria voce”.
La ‘bravata’ del meloniano Gelmetti è stata così archiviata ma con la palese intenzione provocatoria di riproporla in futuro … come “disegno di legge”.
La sciagurata e malcelata conseguenza di quell’emendamento sarebbe stata la redazione di liste di proscrizione dei lavoratori che scioperano.
Ci preoccupa molto l’ormai sdoganata tendenza del Governo a proporre leggi antisindacali di chiara matrice neofascista e mirate a colpire i movimenti progressisti.
Dagli studenti, alle donne, agli operai e chiunque altro intenda protestare o rivendicare diritti calpestati.
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