FUMATA NERA

Non capisco e suppongo non capiscano tanti cittadini della Campania che giudicano con severità e smarrimento il tempo di 35 giorni che separano questi i giorni residui del 2025 dal fausto giorno di Roberto Fico neo presidente della Regione. Non convince la distanza tra l’intervista a cui l’ho ‘sottoposto’ quando, alla vigilia del voto, era candidato 5Stelle a padrone di casa di Palazzo San Giacomo e il ‘re tentenna’ di questo 29 dicembre. In quell’oramai lontano 2011 mi sorprese per qualità quasi rare dei politici: determinazione, concretezza, decisionismo, serie proposte programmatiche, rigore nel delineare l’ipotesi di nomi e competenze della sua giunta potenziale. Ora mi chiedo se il successore di De Luca è lo stesso di quell’intervista o sconta l’arduo impatto con il ruolo acquisito di governatore a cui è chiesto il di attorniarsi di eccellenze per governare al meglio la Campania. La premessa di questo preambolo: un mese o più dal recente voto, cosa gli ha impedito di riempire le caselle degli assessorati con nomi e cognomi per operare a pieno regime dal giorno successivo dell’insediamento? Avrebbe evitato di incamminarsi nel sentiero impervio delle trattative post elettorali, di occupare un intero mese da mediatore di avances che gli sono piovute addosso da questo e quel partito. Non capisco, probabilmente perché interpretare il ‘politichese’ è anti-scienza specifica di chi fa politica ed è costretto a privilegiare ‘interessi di bottega’, pro domo sua e dei partiti di appartenenza. Non capisco, come tanti cittadini della Campania, la fitta trama di quello sì, quello no, quell’altro forse, le pressioni degli influencer teleguidati dalle segreterie della coalizione che ha puntato su Fico. Capisco almeno uno di molti perché della condizione di separati in casa partiti-elettori e non è un bel vedere.

 

CORTE DEI CONTI, LA RIFORMA È LEGGE: IL GOVERNO SVUOTA LE FUNZIONI DEI GIUDICI CONTABILI E COLPISCE I CONTRIBUENTI

Nuovo colpo di mano di regime: la riforma che indigna chi gli italiani dell’onestà, del rispetto di diritti e doveri. In fretta, con malvisto sacrificio dello stand by dal lavoro parlamentare il Senato ha detto sì alla riforma della Corte dei Conti, così condannata dal presidente Guido Carlino in relazione al mutato profilo di responsabilità di pubblici amministratori: “il soggetto riconosciuto responsabile del danno erariale per condotte gravemente colpose sia tenuto a risarcire il danno non più per l’intero ma per un importo non superiore al 30 per cento e, comunque, non superiore al doppio della retribuzione lorda”. Il resto? “Rimane a carico dell’amministrazione, e quindi della collettività, indebolendo gli effetti deterrenti della responsabilità amministrativa e incentivando una maggiore leggerezza nell’adozione di atti e provvedimenti amministrativi”: Non è motivata da spirito di vendetta del governo Meloni. Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: “La riforma non è motivata da spirito di vendetta del governo Meloni. Sarà, ma…molto somiglia a un attacco alla magistratura che si occupa di contabilità.


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