Mentre il presidente-pupazzo di Kiev, Volodymyr Zelensky, vola a Washington per incontrare ancora una volta Donald Trump, in Ucraina deflagra il maxi scandalo corruzione atto secondo, nel giro di poco più d’un mese.
L’Agenzia anticorruzione ucraina NABU, infatti, ha appena effettuato una retata di politici e funzionari alla RADA, il parlamento di Kiev, mettendo le mani su “un gruppo criminale organizzato che include alcuni parlamentare attualmente in carica”, come scrive il ‘Berliner Zeitung’.
I nomi non sono stati resi ancora noti in modo ufficiale ma dalle prime attendibili indiscrezioni si tratta di membri del cerchio magico che ruota intorno al burattino-presidente ed al suo partito, ‘Servant the People’ (‘Servire il Popolo’).
Nel mirino di NABU e SAPO (la procura anticorruzione) è finito un pezzo grosso della nomenklatura, ossia uno dei fedelissimi di Zelesnky e attuale vice capo dell’Ufficio di presidenza, Oleh Tatarov. Proprio come, un mese e mezzo fa, erano finiti nell’occhio del ciclone altri due uomini legati a filo doppio con il ‘capo’: il numero uno del Gabinetto presidenziale, Andrij Yermak e l’amico storico nonché gran regista delle maxi trame corruttive, Timur Mindich.
Partiamo delle news.
Gli 007 NABU fanno irruzione negli uffici governativi ubicati nel palazzo della Rada, ma vengono respinti dagli agenti del Servizio di Sicurezza. “Una palese violazione diretta delle legge”, protesta NABU. Ma poche ore dopo la perquisizione viene autorizzata: il tempo per far sparire le carte più bollenti e compromettenti. L’operazione, comunque, consente di arrestare una ventina di persone, quelle del cerchio magico presidenziale (solo alcune, of course), e in particolare Tatarou. Gli arresti, comunque, non sono effettuati nell’edificio parlamentare.
Secondo la ricostruzione effettuata dal reporter investigativo di ‘Ukrainska Pravda’, Mykhailo Tkach, agli indagati viene contestato un giro di pagamenti illeciti sistematici in cambio di voti parlamentari su determinate questioni. Il ‘sistema’ è stato alimentato a botte di frodi ai danni del bilancio ucraino: in particolare è stato utilizzato il metodo delle criptovalute per mettere a segno un giro illegale da oltre 100 milioni di dollari in poco tempo. I fondi pubblici, più in dettaglio, sono stati trasferiti attraverso un programma di portafoglio crittografico ‘software n.’.
Ma in molti messaggi scoperti da NABU e appena trapelati, i protagonisti delle acrobatiche e disinvolte operazioni parlano anche del conflitto con la Russia e della situazione sul fronte. In molti viene descritta “una situazione disperata”, “una guerra ormai persa”. Significativa, soprattutto, non poca corrispondenza in cui si parla dei negoziati e dei possibili accordi di pace. In essi – sottolinea il reporter ucraino – balza evidente come “ben più che del destino del Paese, gli interlocutori ucraini chiedevano garanzie di sicurezza personale per una stretta cerchia di alti funzionari”.
Del resto – come rivela il ‘Washington Post’ – il capo del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, Rustem Umerov (secondo non pochi analisti il successore di Zelensky a breve), nel corso di un recente incontro con il capo dell’FBI statunitense Cash Patel ha espressamente chiesto protezione dall’azione giudiziari di NABU e SAPO in merito al ‘caso Mindich’.
Caso che, rammentiamolo, solo poche settimane fa ha scoperchiato un altro vaso di pandora a tutta corruzione. Epicentro di tutte le manovre il colosso energetico ‘ENERGOATOM’, anche in quel caso circa 100 milioni di dollari in ballo. Ha provocato le dimissioni immediate dei ministri dell’Energia e della Giustizia, mentre Mindich ha pensato bene di svignarsela in Israele, sotto la supervisione del protettivo MOSSAD. La Voce ha dettagliato quella dirty story nel pezzo messo in rete l’11 novembre scorso,
VOLODYMYR ZELENSKY / GROSSI GUAI PER IL BRACCIO DESTRO E UN EX FEDELISSIMO
Eccoci poi ad una chicca. Vale a dire le fresche parole pronunciate da Hunter Biden, figlio dell’ex presidente Usa Joe Biden. Lo ha intervistato il reporter Shawn Ryan.
“L’Ucraina è al centro di una corruzione incredibile”.
E poi, come un giglio candido: “Ero molto, molto ingenuo riguardo a quello che è un vero nido di vipere, l’Ucraina”.
“C’è un livello di corruzione mai visto in quel Paese”.
Meglio tardi che mai: anche i ladri più incalliti e con poco fosforo nella zucca, come il rampollo presidenziale, col tempo possono vedere un filo di luce.
Sono infatti passati più di 10 anni, per la precisone dal 2014, quando andò in scena a Kiev il golpe di piazza Maidan orchestrato dall’allora numero due del Dipartimento di Stato americano Victoria Nuland. Con il completo controllo Usa sull’Ucraina, la guerra in Donbass e lo sterminio di una buona parte della popolazione russofona; infine l’apoteosi con la plebiscitaria ascesa al potere presidenziale del pupazzo a stelle e strisce, Volodymyr Zelensky.
In quegli anni rifulse a Kiev e non solo (vedi i maxi affari sporchi con la Cina) la stella del rampollo presidenziale Hunter: addirittura piazzato nel board di ‘BURISMA’, l’allora ente energetico di Stato (un equivalente dell’ENI). Ed in ottimi rapporti con l’oligarca criminale, il super faccendiere IHOR KOLOMOISKY, che finanziò l’ascesa presidenziale dell’amico Volodymyr e gli regalò due ville: una faraonica, da 34 milioni di dollari, a Miami, l’altra ben più modesta (da 4 milioni di euro) a Forte dei Marmi, in Versilia.
Ecco l’istruttivo pezzo all’epoca messo in rete dalla Voce. E’ infatti del 27 marzo 2022
HUNTER BIDEN, ZELENSKY & IL SUPER OLIGARCA / MOLTO ATTENTI A QUEI TRE
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