FUTURO IN 3D

Delusione, rabbia, un Natale di lotta per migliaia di lavoratori italiani licenziati, o in cassa integrazione e chissà fino a quando, dei giovani che rivivono le antiche stagioni migratorie del nostro Paese, dei viaggi della speranza negli Stati Uniti, in Germania, nell’Europa produttiva, dell’esodo in questo terzo millennio di centomila diplomati, laureai, privati del minimo sostegno del reddito di cittadinanza, attratti da luoghi del mondo dove sono riconosciuti i diritti sociali, le professionalità. Rabbia per le fabbriche di imprese italiane e straniere che quasi mai per crisi di mercato dismettono la produzione e la trasferiscono dove è loro concesso di sfruttare costi del lavoro inferiori. Esempi eclatanti: la Fiat, che dallo Stato è stata finanziata e rifinanziata con interventi ingenti, le multinazionali lautamente agevolate per produrre nel nostro Paese, ma libere, per mancanza di vincoli contrattuali, di chiudere le fabbriche senza ripagare con la stabilità produttiva il sostegno ricevuto per insediarsi, specialmente al Sud.

CHE FUTURO PREPARA la rivoluzione tecnologica di cui abbiamo appena cognizione iniziale? A capirlo viene in aiuto il fenomeno Cina, con le poche, ma significative incursioni giornalistiche. Ad Aral, nel Xinjiang, un imponente impianto industriale, colosso tecnologico del settore tessile totalmente privo di operai, aziona 5000 telai, giorno e notte, guidati solo dall’Intelligenza Artificiale. Dalle parti di Pechino e dintorni stanno per sparire le figure dei parcheggiatori sostituiti da piattaforme robotiche che sollevano le auto e le collocano nello spazio libero del parcheggio. Nessun intervento umano e due semplici comandi, “parcheggia”, “recupera”, tutto in pochi minuti.

SETTORE EDILIZIA: pensate alla complessità di quanto precede, accompagna e conclude la costruzione di dieci case, a quanto personale impegna. Ora trasferitevi idealmente a Shangai dove la Winsun Decorazione Design Engineering ha realizzato dieci abitazioni da 200 metri quadrati in un solo giorno, Le ha edificate con un’enorme stampante 3D lunga 150 metri, larga 10, alta 6 metri. E si tratta di costruzioni ecologiche realizzate con materiali di recupero, cemento di alta qualità e fibra di vetro. Come le stampanti 3D tradizionali, il sistema compone tali materiali e li riversa strato per strato, costruendo verso l’alto le case. Costi elevati? Proprio no. Per realizzare ognuna di quelle case bastano 4.000 dollari e per costruire un piccolo villaggio è sufficiente un giorno. Ecco, pensate a chi in Italia aspetta nche vent’anni per l’assegnazione di una casa popolare, ai ragazzi che studiano fuori sede e sopportano costi di fitto proibitivi. La Cina punta alla creazione di interi villaggi in una manciata di ore. La stessa Winsun ha esposto nella città di Suzhou una villa di 1.100 metri quadrati e un edificio di 5 piani edificati in 3D, con un risparmio di materiali del 60% e costi del lavoro ridotti dell’80%. Con metodi di costruzione tradizionali sarebbero state impegnate 30 persone per 3 mesi. Inoltre, la stampa in 3D applicata all’edilizia, permette la costruzione di forme arrotondate, geometrie complesse e strutture straordinarie mai viste prima, altrimenti certamente più lente da realizzare, più costose, con tecniche tradizionali.

COME NON PENSARE ALLA PREOCCUPANTE IDEA DI FUTURO PER LE CONSEGUENZE DI QUESTE TECNOLOGIE SULL’OPPORTUNITÀ DI LAVORO OPERAIO?


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