La sfida ha un suo significativo perché: il truce Netanyahu oserebbe mai attentare alla vita del papa se con una decisione molto cattolica, nel segno di Cristo pastore di tutte le anime, Leone XIV imponesse la sua prestigiosa presenza tra le macerie di Gaza e portasse pietoso conforto ai bambini che muoiono di fame e di freddo, alle madri disperate, ai padri che nulla possono contro il genocidio? Alla coraggiosa ipotesi non c’è risposta di Papa Leone, così distante dalla pietas di Francesco, nobilissimo predecessore. Fosse in vita il papa francescano con ogni probabilità avrebbe colto al volo l’appello di Mona Abuamara, ambasciatrice palestinese in Italia, che invita il pontefice a entrare nell’inferno della Striscia di Gaza e chiede che l’Italia riconosca la Palestina: “Mettere fine all’occupazione israeliana e all’apartheid, è importante.
L’Italia riconosca lo stato palestinese per fornire una cornice etico-politica e legale a sostegno del suo popolo a cui darebbe speranza. Smonterebbe l’alibi di Netanyahu, che definisce il genocidio guerra di religione. È solo propaganda perché le comunità cristiane sono parte integrante del tessuto sociale palestinese”. Con la visita del Pontefice a Gaza, dichiara l’ambasciatrice, per la prima volta Israele farebbe entrare qualcuno nella Striscia, aprirebbe le porte dell’inferno di devastazione dove né ai giornalisti, né alle associazioni per i diritti umani è permesso entrare. Israele non ha mai smesso di uccidere, anzi vuole ‘finire il lavoro’, andare avanti con il genocidio. E le decisioni di Trump vanno solo nell’interesse di Israele e degli Stati Uniti”. L’Europa? “Doppio standard rispetto alle guerre di Gaza e Ucraina. Si reagisce diversamente di fronte alle ingiustizie, il diritto internazionale non vale per tutti, la giustizia appare parziale, prevalgono interessi e questioni di potere, le vite dei palestinesi sembrano valere di meno. Israele deve pagare per le violazioni del diritto internazionale commesse e per la ricostruzione della Striscia di Gaza. Se lo fa il resto del mondo e a distruggere è sempre Israele senza subirne le conseguenze, continuerà con le atrocità”. E sulle accuse di antisemitismo ai pro-pal?: “Esiste un’evidente e pericolosa equazione tra la lotta per la liberazione del popolo palestinese e l’antisemitismo, che non può essere accettata. È un terreno scivoloso e pericoloso per tutti. Difendere il benessere dei palestinesi sembra voler dire essere antisemiti. La vera esigenza è proteggere dall’odio razziale e religioso, valore calpestato da Israele.”
Caro Papa Leone, ascolti questa voce. Inserisca subito la trasferta a Gaza tra i suoi tanti impegni internazionali e oltre a studiare il tedesco, per arricchirsi culturalmente, aggiunga il palestinese allo studio delle lingue.
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