Occidente a tutta corsa verso il riarmo più forsennato. Sarà davvero un 2026 in perfetto stile militare con concrete prospettive di guerra, quello che ci attende.
Partono alla carica, of course, gli Stati Uniti, che hanno appena varato un maxi programma da 1.000 miliardi di dollari tondi tondi da assegnare, come cadeau natalizio, al Pentagono, per potenziare la difesa in tutti i settori. E altre centinaia di miliardi piovono per produrre armi come la manna dal cielo.
L’Europa non vuol certo essere da meno. La presidente nazi della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha premuto in ogni modo possibile per l’approvazione del ‘REARM EU’ da 800 miliardi da spendere nei prossimi anni e, freschi freschi, i 90 miliardi di euro appena stanziati.
In pole position sul fronte guerrafondaio, il premier polacco Donald Tusk, conciso ma chiaro: “Soldi e armi subito all’Ucraina, o sangue domani”.
Preme sull’acceleratore l’ex super consulente di BlackRock e oggi Cancelliere tedesco, Frederich Merz: “L’aumento delle spese per la difesa è la nostra principale priorità in assoluto”. Succinto e compendioso.
Non fa certo mancare la sua presenza per la chiamata alle armi il nostro Paese, portabandiera il presidente-robot Sergio Matterella, davvero tarantolato.
MATTARELLA & MELONI CON L’ELMETTO
Partiamo proprio dalle sue fresche parole in occasione degli auguri natalizi (e vedremo cosa dirà nel rituale discorso di Capodanno): “Occorre una strategia compiuta di sicurezza nazionale, in un tempo in cui siamo costretti a difenderci da nuovi rischi che, senza infondati allarmismo, sono concreti e attuali”.
Ed aggiunge: “La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la difesa collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare. E’ tuttavia, poche volte come ora, più che necessaria. Anche per dare il nostro decisivo contributo alla difesa comune europea, strumenti di deterrenza contro le guerre”. I negoziati, la diplomazia – si desume – sono ormai vecchi strumenti da far marcire in soffitta. Ottima lezione presidenziale!
Il governo, guarda caso, inserisce in extremis nella lurida manovra di bilancio lacrime e sangue per chi ha poco o niente, ottima e abbondante per chi spende e spande, alcune righe killer che la dicono lunga sulla vera natura criminale e bellicista di questo esecutivo: definirlo sfascista è ormai un vago eufemismo.
Pochi giorni fa, alla Commissione Bilancio del Senato, ha fatto capolino un emendamento elaborato dei tre partiti di maggioranza e subito fatto proprio dal governo per infilarlo, sottotraccia, nella manovra.
In sostanza, l’emendamento attribuisce ai ministeri della Difesa e delle Infrastrutture il potere di individuare, tramite decreto, “attività, aree, opere e progetti infrastrutturali” destinati alla “realizzazione, all’ampliamento e alla riconversione industriale” in funzione bellica. Le iniziative individuate verranno in questo modo qualificate – se passa l’emendamento assassino – “di interesse strategico e per la difesa nazionale”.
Di fatto, passerebbe in un battibaleno una vera e propria riconversione di aziende impegnate in settori produttivi ‘civili’, in militari. Ciò, ovviamente, può accadere molto facilmente per imprese e comparti in crisi. E’ quindi possibile che domani la Fiat riconverta parte della sua produzione per non fare più auto, ma carrarmati. E industrie agricole in difficoltà, invece che ai pomodori, si dedichino alle bombe a mano.
Ai confini della realtà. Ma ben dentro i confini di un governo – ciliegina sulla torta la legge di bilanci – che ne ha combinate e ne sta combinando di tutti i colori, e sulla pelle di tutti i cittadini.
1.000 MILIARDI E PASSA PRO PENTAGONO
Chiudiamo il cerchio con i nostri padroni, gli Usa. La cui amministrazione ha appena varato il ‘National Defence Authorization Act’ (NDAA) da 1000 miliardi di dollari, ossia il documento di bilancio del Pentagono per le sue spesucce nel 2026, con un incremento del 13 per cento netto dei fondi stanziati per le forze armate a stelle e strisce. Basta solo il quasi scontato ok del Congresso (dove c’è una forte maggioranza bipartisan pro armi) e tutto fila via liscio.
Qualche dettaglio in più. 846 miliardi la base di partenza, cui vanno aggiunti 113 miliardi stanziati nel 2025 e non spesi e quindi utilizzabili l’anno prossimo. A questa immensa torta ne va aggiunta un’altra: ossia un ulteriore programma di potenziamento della Difesa da 150 miliardi, approvato grazie al fantasioso ‘One Big Beautiful Bill Act’ (un atto davvero beautiful, bello!). Non è finita qui: perché altri miliardi (una sessantina) pioveranno dal Dipartimento per l’Energia.
Cifre da PIL di due nazione di medie dimensioni e tutto pro-armi! Incredibile ma vero…
Un budget senza precedenti nella storia Usa – commentano gli analisti – quello che potrà gestire il capo del Pentagono, il non poco controverso Pete Hegseth.
Ecco la lista della spesa.
171 miliardi andranno alle spese ‘trasversali’, che comprendono logistica, intelligence, comando e controllo, direzione operazioni interforze e via di questo passo (dell’oca); 195 miliardi per l’esercito (con un aumento dei salari per i militari in servizio del 3,8 per cento); 292 per la Marina; 301 per l’Air Force e 40 miliardi per la Space Force, con un budget che sale del 30 per cento.
Secondo gli esperti, l’esecutivo Trump intende rafforzare in modo sensibile la cantieristica navale, rilanciare la produzione dei caccia F-15 Eagle II, potenziare la progettazione del futuro F-47, incrementare la produzione balistica ipersonica e perfino a rafforzare (con 5 miliardi di investimenti) la sicurezza dei confini. Per tutti i gusti militari possibili.
Mentre gli homeless, i senza cure, i senza niente, i senza futuro crescono in modo esponenziale. Chissenefotte: sono carne da macello: o meglio, da cannone…
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