VENEZUELA / LA GUERRA DEL PETROLIO SCATENATA DA TRUMP

Per Donald Trump il diritto internazionale è carta straccia. La sovranità delle nazioni una lontana utopia. Il diritto di aggredire un altro Paese per rubarne tutte le risorse più sacrosanto che mai, seguendo un consolidato stile yankee.

Succede, ora, con il Venezuela e già nel mirino c’è la Colombia. Nazioni colpevoli di avere dei governi non genuflessi ai diktat dalla più grande (e criminale) potenza del mondo, dei capi democraticamente eletti, delle opposizioni eterodirette dal colosso Usa e, soprattutto, di possedere immense risorse naturali che sono, come al solito, il vero motivo delle aggressioni armate a stelle e strisce. E la Casa Bianca, per giustificare le ultime imprese delinquenziali contro il Venezuela, piazza le vergognose pezze a colori della lotta al traffico di esseri umani e al narcotraffico. Criminali e pure ipocriti, i vertici dell’establishment Usa.

Partiamo dalle news.

La pressione militare americana sale d’intensità ora per ora al largo delle coste venezuelane, dopo l’annuncio del blocco navale deciso unilateralmente e, soprattutto, senza aver interpellato il Congresso Usa, da Donald Trump: un atto di vera e propria guerra (del petrolio) senza l’avallo di nessuna autorità internazionale, come l’ONU, al solito ridotto ad un assordante mutismo, dimostrando per l’ennesima volta che conta come il due di briscola.

Gonfiando il petto annuncia il Tycoon: “Abbiamo circondato il Venezuela con il più grande dispiegamento di forze navali mai attuato nella storia del Sud America. E’ impegnata in prima fila la più grande portaerei del mondo. Non ha più scampo quell’organizzazione terroristica che è al governo”. Più chiari di così…

La situazione rischia di deflagrare a brevissimo termine, l’ennesimo focolaio di guerra disseminato nel mondo dagli Usa. Per il semplice fatto che l’economia di Caracas si basa al 90 per centro sulle entrate dalla vendita del greggio: se i traffici petroliferi sono stoppati, la crisi sociale scoppia e si propaga in un baleno, una vera bomba ad orologeria.

Russia e Cina si sono subito schierate a fianco del leader venezuelano Nicolas Maduro. La UE, of course, tace e pensa solo al modo migliore per riarmare l’Ucraina, provocando in ogni modo possibile il Cremlino.

Una pentola in totale ebollizione: non ci vorrà molto per vedere se si riesce, ancora un volta, ad evitare il baratro. Come successe, tanti anni fa, per i missili russi a Cuba e la minaccia disinnescata in extremis da John Fitzgerald Kennedy e Nikita Krusciov.

Risponde a muso duro Maduro in occasione delle celebrazioni per i 195 anni dalla morte di Simon Bolivar. Maduro ha ricordato la figura del mitico ‘Libertador’ e il suo motto ‘Figli di Bolivar, mai schiavi’. Frase oggi più viva che mai.

Ecco le sue parole: “Gli Stati Uniti affermano che il petrolio e le risorse del Venezuela appartengono a loro. E’ una pretesa guerrafondaia e colonialista. Gli Usa cercano di imporre un governo fantoccio che trasformi il Venezuela in una colonia americana”.

E lancia un appello “al popolo comune, ai movimenti sociali, alle forze politiche e ai militari”, incitandoli ad una “unione perfetta” per la difesa della sovranità nazionale.

Non ho dubbi su ciò che sta facendo il nostro popolo e non ho dubbi su ciò che faranno i militari per far valere i nostri diritti storici sulla nostra terra, sul nostro petrolio, sui nostri minerali, sulle nostre ricchezze e su tutto il territorio nazionale”.

Julian Assange

“L’azione intrapresa dagli Stati Uniti è del tutto illegittima, in palese contrasto con la Carta delle Nazioni Uniti e con tutti gli accordi internazionali”.

Motivo per cui “Caracas continuerà a commerciare tutti i suoi prodotti – petrolio incluso – di proprietà esclusiva del popolo sovrano del Venezuela”.

Il male che l’imperialismo americano sta cercando di farci si sta trasformando sempre di più in benedizioni di lotta, indipendenza e prosperità”.

Intanto, alla Procura di Stoccolma il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha  presentato il 17 dicembre una denuncia penale contro la Fondazione Premio Nobel, vertice per vertice (una trentina le ‘autorità’ tirate in ballo), con accuse ben precise in merito all’incredibile assegnazione dell’ultimo Nobel per la Pace alla leader dell’opposizione venezuelana, Maria Teresa Machado.

Secondo il suo documentato j’accuse, tale assegnazione tradisce la vera sostanza del  il testamento di Alfred Nobel. Costituisce, poi, “un’appropriazione indebita di fondi, una facilitazione dei crimini di guerra e un finanziamento del crimine di aggressione secondo la legge svedese”. Chiede anche, Assange, il congelamento di quei fondi, pari ad 11 milioni di corone svedesi, l’equivalente di 1,8 milioni di dollari.

Maria Machado a Oslo per la consegna del Nobel

Così stabiliva Nobel nel suo testamento: “Il Premio per la Pace deve essere assegnato a chi abbia maggiormente o meglio contribuito alla fratellanza tra le nazioni, all’abolizione o riduzione degli eserciti permanenti e alla promozione di congressi per la pace”.

Esattamente il contrario di quel che ha fatto Machado negli ultimi anni: la quale ha più volte invocato un intervento armato esterno per un regime change in Venezuela, rivolto ovviamente agli Usa; ai quali ha promesso, in caso di golpe riuscito, di poter contare su grosse facilitazioni per l’accesso al petrolio e alle risorse del Paese. Non basta: perché ha sottolineato quanto le sanzioni economiche contro Caracas – che stanno massacrando la popolazione civile – siano giuste e vadano caso mai inasprite.

Ecco il pezzo della Voce sulla farsesca assegnazione del Nobel. E’ infatti dell’11 ottobre scorso

MARIA MACHADO / ECCO IL NOBEL PER LA GUERRA

 

Vi proponiamo poi due pezzi messi in rete da ottimi siti di contro-informazione.

Da ‘The Greyzone’Julian Assange: Sweden broke own laws with Nobel Prize to Venezuela’s Machado

 

E da ‘Antiwar’  Unpacking the Dangerous Myth of Narco

 


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