“EXPORT” ANTIDEMOCRATICO

Quasi una resa: la redazione del quotidiano fondato da Scalfari e da alcuni anni a questa parte gestito da direttori tutt’altro che in confidenza con la vocazione di amplificatore dei diritti civili, dei valori della sinistra, accoglie con “favore”, ma allo stesso tempo con cautela, le promesse dell’armatore greco a cui Elkann svende il gruppo editoriale Gedi.

Due rapide riflessioni: come fidarsi di un oligarga che per accelerare l’operazione assicura che confermerà la linea editoriale di Repubblica e delle radio, di Huffington Post inclusi nel pacchetto della trattativa, che non solo non licenzierà  nessuno e anzi aumenterà i posti di lavoro di testate che Elkann dice di essere costretto a cedere al nababbo imprenditore  greco Kyriakou, socio in affari del saudita Mohammad bin Salman e in ‘buoni rapporti’ con Trump,  “perché in insostenibile crisi finanziaria”? E seria perplessità sull’assenza nei comunicati della redazione di un deciso ‘no’ all’espatrio di un patrimonio dell’informazione democratica ceduto a un’ambigua proprietà extranazionale. E il nebbioso destino del quotidiano ‘La Stampa’, Kyriakou lo cederebbe al Nordest Multimedia (Banca Finint) che in passato aveva incamerato il ‘Messaggero Venero, il Piccolo, il Mattino di Pavia, la Tribuna di Treviso, ‘La Nuova Venezia e Mestre’ il ‘Corriere delle Alpi  del gruppo Gedi. In poche parole: limitare la reazione al cambio di proprietà di Gedi ha in sé il drammatico rischio di perdere l’ultimo baluardo dell’informazione non assoggettata all’onda dilagante della destra. Che ne pensano il Pd, Conte, i compagni di strada di Verdi e Sinistra?


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