CILE / ECCO IL NEO PRESIDENTE NAZISTA JOSE’ ANTONIO KAST

Non bastava il motosega Javier Milei al vertice dell’Argentina.

Ora sbarca alla Moneda il neo presidente cileno Josè Antonio Kast, un ultraconservatore di ultradestra, ventenne tutto casa e Pinochet, un padre ufficiale della Wehrmacht che non rinnegò mai il suo credo nel Fuhrer.

Un vero sfascio. Anche per la ormai solita incapacità delle sinistra di organizzarsi e canalizzare il consenso. Come è appena successo in occasione del ballottaggio presidenziale per la successione all’ex numero uno, il progressista Gabriel Boric. La candidata della sinistra, ossia la comunista Janette Jara, non è andata infatti al di là del 42 per cento, strabattuta dal nazi Kast in sella al suo Partito Repubblicano.

Javier Milei. Sopra, Josè Antonio Kast

Un copia incolla del programma vincente griffato Milei, il suo, incentrato sulla sicurezza interna, una lotta senza tregua agli immigrati, un programma economico tutto tagli (proprio sul modello del Motosega) a quel po’ di welfare rimasto, quindi a tutto danno dei più deboli che in questo mondo diventeranno sul serio gli ultimi fra gli ultimi.

In teoria, il programma economico prevede un incremento del PIL pari al 4 per cento l’anno, ma a tutto vantaggio chi già ha mezzi e risorse; così come una forte riduzione delle imposte sulle società, altro provvedimento ovviamente a favore dei più ricchi. Un programma ancor più conservatore di quello presentato nel 2021, quando venne battuto da Boric.

Nel corso dell’ultima conferenza stampa tivvù ha promesso la chiusura delle frontiere entro 92 giorni: ossia il tempo che trascorre tra il ballottaggio (vincente) e l’insediamento ufficiale al palazzo della Moneda, previsto per il prossimo 11 marzo 2026.

Ma scorriamo rapidamente il suo mirabolante curriculum.

Il padre Michael Kast, tedesco originario di Monaco in Baviera, è stato un ufficiale dell’esercito nazista. Alla fine della seconda guerra mondiale ha rifiutato di firmare il ‘Certificato di Denazificazione’ che gli avrebbe consentito di poter rimanere in Germania, tornare alla vita civile e accedere anche a cariche pubbliche. E’ voluto rimanere fedele al Verbo di Mein Kampf ed è espatriato in Cile, paese che come molti altri in Sud America (Uruguay e Argentina il pole position) ha ospitato tanti ex militari griffati Wehrmacht e non solo.

Una famiglia numerosa, la sua, visto che ha avuto 9 tra fratelli e sorelle. Il più noto dei quali, il fratello maggiore Miguel, è stato ministro del Lavoro nel 1980, poi per un breve periodo al vertice della Banca Centrale Cilena, infine stroncato ancor giovane da un tumore fulminante nel 1983.

Josè Antonio Kast con Giorgia Meloni

Tutto politico l’itinerario del neo inquilino maximo della Moneda. A 22 anni, giovane studente alla facoltà di Giurisprudenza, inneggiava alla dittatura di Augusto Pinochet. Il suo viso, infatti, appare nitidamente in alcuni spot di allora, e con la sua voce definiva l’azione killer di Pinochet come “direttamente benefica per tutto il Paese e per i miei coetanei”.

Non ha mai rinnegato – come del resto il padre verso Hitler – la sua eterna fedeltà al generale Pinochet, autore dei più efferati crimini verso il popolo cileno. Ma in occasione di queste presidenziali ha preferito glissare sul tema. Scegliendo un comodo posizionamento di ultradestra, ma con l’occhiolino ben strizzato in direzione dei conservatori che oggi dettano (la loro) legge a livello internazionale, in pole position of course Donald Trump, ma anche Milei in Sud America e i sovranisti europei, alla testa la nostra Giorgia Meloni e l’ungherese Viktor Orban.

Avvocato, parlamentare, è stato per tre volte candidato alla presidenza, nel 2017, nel 2021 e adesso in modo vincente.

Commenta il quotidiano spagnolo ‘El Pais’: “Kast ha partecipato a diversi summit dell’estrema destra mondiale, come la ‘Conservative Political Action Conferenze’ (CPAC) negli Stati Uniti, e la convention spagnola di ‘Vox’ a Madrid, dove ha incontrato più volte il suo leader, Santiago Abascal, l’ungherese Viktor Orban, il presidente di El Salvador Nayib Bukele e la premier italiana Giorgia Meloni”.

Gli ha di certo portato fortuna l’ultimo tour politico,  in Europa. Prima a Bruxelles, dove ha incontrato i vertici del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei; quindi proprio a Roma, dove s’è visto con la nostra prima ministra. Dichiarando a botta calda, ben sicuro della vittoria presidenziale: “con lei al potere, i rapporti tra Roma e Santiago diventeranno certo ancora più forti”. Piu’ sobria Giorgia, la quale ha postato una foto insieme e scritto: “Oggi a Roma ho incontrato il Presidente del Partito Repubblicano cileno. Kast ha partecipato, la settimana scorsa, al Consiglio dell’AEREurope e fa parte della grande famiglia dei conservatori a livello mondiale”. Dio li fa e poi li accoppia.

Finiamo con i complimenti più calorosi, partendo proprio da casa nostra.

Pinochet

In testa alla fanfara lady Giorgia, ovviamente: “Con il grande successo le relazioni tra Cile e Italia diventeranno ancora più forti”, pari pari quel che auspicava giorni prima il neo presidente; e di suo aggiunge, “a partire da temi come la cooperazione economica e il contrasto all’immigrazione”.

Il vicepremier, ministro delle Infrastrutture e capo Lega, Matteo Salvini, ovviamente gongola, inneggiando alla “comuni battaglie per libertà, identità e sicurezza”.

Eccoci al Segretario di Stato Usa Marco Rubio: “Sono fiducioso che ora il Cile porterà avanti priorità condivise, come il rafforzamento della sicurezza pubblica, lo stop all’immigrazione e la rivitalizzazione delle nostre relazioni commerciali”.

Cin cin al nazi e super fan di Pinochet che entra alla Moneda…

Il povero Salvador Allende si rivolta certo nella tomba.


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