Terremoto in casa Agnelli. Le scosse telluriche stanno ormai facendo deflagrare un impero centenario, destinato a crollare colonna dopo colonna, in rapida successione, come in un horror movie. Fiat al collasso per le vendite, Ferrari mai in pole, furibonde liti successorie in casa: e adesso le ultime news, in campo editoriale e pallonaro.
Vanno all’asta – con ogni probabilità destinazione Grecia – i gioielli di casa GEDI, la Repubblica in pole position ma anche la Stampa e HuffPost Italia; e un paio di gettonatissime frequenze, come Radio Capital e Radio Deejay. Per un vero piatto di lenticchie, una cifra tra i 120 e i 140 milioni: il costo di 3 calciatori di buon livello. Incredibile ma vero.
Per restare in campo pallonaro, il re delle criptovalute Paolo Arduino, a bordo di ‘TETHER’, bussa alla porta del lussuoso scrigno della dinasty torinese, offrendo 1 miliardo e 100 mila euro per comprare il 65 per cento delle azioni Juve: John Elkan, sdegnoso, rifiuta. Per ora. Ma il nemico ce l’ha già in casa, perché la bellicosa e famelica Tether ha tra le mani l’11 per cento delle azioni bianconere. Un socio tutto da scoprire…
Per questo, partiamo da una rapida radiografica del cripto impero fondato da Arduino, e da Giancluca Davasini, un chirurgo che si è subito scoperto un cuore tutto software.
TETHER, CRIPTOVALUTE & SEGRETI
L’Elon Musk delle nostre criptovalute, 40 anni appena compiuti, Paolo Arduino ha già una vita alle spalle, costellata da rapidissime ascese ma anche da guai giudiziari senza fine, che per sua fortuna non hanno portato fino a questo momento – soprattutto negli Stati Uniti – ad alcun provvedimento giudiziario di tipo penale.
E’ sul ponte di comando di due sigle che primeggiano a livello internazionale, ‘TETHER’, appunto, e ‘BITFINEX’, che fanno capo alla cassaforte, ‘iFINEX’, le cui quote azionarie sono avvolte nel mistero: in gran parte, comunque, risulterebbero intestate ai due protagonisti in campo.
L’ascesa verso il vertice juventino è iniziata solo pochi mesi fa, ad inizio 2025, quando Tether Holding ha acquistato il 5 per cento; l’appetito vien mangiando e dopo pochi mesi un altro 6 per cento: ora vuole ‘il piatto’, ossia il 65 per cento delle azioni griffate EXOR.
Tenete presente che un altro 5,8 per cento è riconducibile alla britannica ‘LINSELL TRIAN Ltd’, specializzata nella gestione di portafogli azionari, e presente da anni nell’azionariato del famoso Manchester United. Il resto delle quote è sparso in tanti frammenti.
Spiegano gli esperti: “Tether è un criptovaluta di tipo stablecoin nata nel 2014. Nel giro di dieci anni è diventata la più scambiata a livello internazionale, controllando il 70 per cento del mercato. A tutto il 2024 ha una capitalizzazione pari a 105 miliardi e pochi mesi fa ha lanciato il Tether Gold, un token digital appoggiato ad una riserva di oro. Sempre a tutto il 2024 conta su 350 milioni di utenti al mondo e da alcune settimane sta preparando il suo sbarco a Wall Street tramite una SPAC chiamata Twenty One Capital finalizzata a portare il ‘digital gold’ nelle borse tradizionali”.
Uno sbarco, però, non troppo agevole. Può sì contare su un forte appoggio, quello nientemeno che di Donald Trump in persona: visto che Tether si è dimostrata una delle società più generose nel finanziare il grande progetto sognato dal Tycoon e ora in fase di realizzazione: l’abbattimento dell’ala est della Casa Bianca per poter creare l’immessa, fantasmagorica Sala da Ballo.
A sfavore, invece, giocano le decine e decine di inchieste, nel corso degli ultimi anni, messe in piedi da varie procure federali americane con l’appoggio investigativo dell’FBI: quella di New York, nel 2019, la più grossa, ma di non poco peso anche quelle di Chicago e nel Nord Carolina.
Scorriamo alcune righe della solitamente asettica Wikipedia (farete bene a scorrere la chilometrica voce ‘Tether’ per farvi un’idea): “Tether è stata costantemente collegata al riciclaggio di denaro e ad altri reati finanziari. Nel 2024 a Tether sono stati sequestrati prima 1,4 miliardi di dollari per truffe tecnologiche; poi altri 5 miliardi per una truffa relativa alla macellazione di maiali”.
Ai confini della realtà.
Ciliegina sulla torta, il quartier generale di Tether Holding si trova nello stato centroamericano di El Salvador.
Per finire, un dettaglio tecnico. Ossia come nasce quella cifra da 1 miliardo e 100 milioni proposta da Tether a John Elkan, per ora rispedita al mittente. Secondo gli addetti ai lavori, “si tratta di una valutazione che nasce dalla capitalizzazione di Borsa, con un prezzo per azione intorno ai 2,19-2,20 euro, cui va sommato un indebitamento netto da 300 milioni, per un valore d’impresa totale da circa 1,4 miliardi”. Cifre che si discostano poco da quelle di altre due big come Inter (1,5) e Milan (1,6).
VERSO LA REPUBBLICA GRECA
Trasferiamoci in Grecia, la base di lancio dell’offerta spedita a GEDI per il suo patrimonio editoriale, dove soprattutto nell’etere detta legge il gruppo creato nel 1988 dal magnate Minos Kyriakou, un armatore che eredita la fortuna del padre e la investe nei media, a bordo di ANTENNA FM e ANTENNA TV.
Passo dopo passo, anno dopo anno l’impero ellenico si è diffuso in numerosi altri paesi vicini e lontani: come Cipro, Romania, Moldavia, Repubblica Ceca, Polonia, ma anche Australia e Nord America.
Un esempio del fiuto del cinquantunenne Kyriakou: nel 2000 compra la bulgara Nov- Television per 3 milioni di dollari e dopo otto anni la rivende a Modern Time Group per 620 milioni.
Il gruppo ha partecipazioni azionarie anche in Facebook, Twitter e Spotify.
E’ membro, Minos, nel Comitato consultivo internazionale dell’‘Atlantic Council’, uno dei più influenti think tank con sede a Washington. E il gruppo Antenna ha di recente siglato un accordo proprio con Atlantic Council.
E’ molto legato al premier greco Kyriakos Mitsotakis. Tre anni fa ha convinto i sauditi ad investire 230 milioni di dollari in ‘Antenna Grecia’. Ed è stato tra gli ospiti eccellenti invitati in Qatar, lo scorso maggio, in occasione della gran cena offerta in onore di Trump: del quale si dice ‘grande amico’.
Come del resto di Giorgia Meloni, che a quanto pare ha incontrato un paio di mesi fa per illustrarle, gentilmente, il suo prossimo sbarco in Italia e i suoi piani operativi.
Da tener presente che, prima dell’offerta greca, ne era stata recapitata una anche da Leonardo Del Vecchio, erede dell’impero Luxottica: molto simili le cifre, ma diverse le modalità. Perché, a quanto pare, i vertici GEDI preferiscono scorporare il blocco Repubblica e collegate, da La Stampa, per la quale è in corsa il gruppo NordEst Multimedia (NEM) guidato da Enrico Marchi. Secondo i bookmakers, Repubblica e dintorni volano in Grecia, mentre la Stampa finisce nel carniere NEM. Si vedrà presto.
C’ERA UNA VOLTA L’ESPRESSO…
Nel giro di pochi anni un mondo dell’editoria totalmente capovolto.
Epicentro del sisma i pezzi da novanta da mezzo secolo in qua nel ‘formare’ l’opinione pubblica, laRepubblica e l’Espresso.
Nessuno ricorda più il clamoroso – ma totalmente oscurato dagli stessi media – ribaltone all’Espresso. Eccolo riassunto in due parole.
Appena tre anni fa, nel 2022, GEDI vende la sua ‘perla’ a BCF di Danilo Iervolino, che aveva reinvestito per l’acquisto i soldi arrivati con la vendita delle università telematiche UNIPEGASO, una sorta di diplomificio via internet.
Un paio di mesi dopo entra come partner il gruppo LUXOIL ENERGY, fondato nel 1998 dal nolano Donato Ammaturo.
A dicembre 2024, quindi due anni fa esatti, LUXOIL diventa unica proprietaria dalla celebre testata fondata nel 1955 da Arrigo Benedetti.
Possibile che in questi due anni nessuno si mai interrogato sulla ratio di quella operazione?
Cosa può mai interessare ad un gruppo che tratta derivati del petrolio, oli combustibili e biometano la presenza in campo editoriale? Una diversificazione un po’ troppo spinta. Boh…
La Voce due anni fa pubblicò un ampio reportage. Abbiamo messo infatti in rete il 17 dicembre 2023
ESPRESSO NAPOLETANO / CHI E’ IL ‘PADRONE’, DONATO AMMATURO, RE DI PETROLI & GREEN
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