Maxi fondi speculativi a stelle e strisce in forma sempre più smagliante, veri acchiappatutto per mezzo mondo. Ed ora anche nel caso dell’ex Ilva, ribattezzata ‘Acciaierie d’Italia’.
Stavolta a scendere in pista non ci sono le due solite, onnipresenti star, ossia BLACKROCK e VANGUARD. Ma, tanto per cambiare, BEDROCK e FLACKS GROUP. La sostanza, però, non muta: perché si tratta di quei fondi super speculativi che entrano negli assetti azionari di una miriade di società e anche di colossi (come abbiamo ad esempio documentato nel caso di Big Pharma) aziendali (Italia ben compresa), immettendo enormi flussi di capitali che più opachi, dirty, non si può: secondo le più moderne e sofisticate vie del riciclaggio.
Ma veniamo al caso delle nostre storiche acciaierie.
Ai commissari dell’ex Ilva, infatti, sono pervenute due offerte. Già settimane fa quella targata Flacks Group e appena poche ore fa, in corner, quella formulata da Bedrock. Le quali hanno avanzato un obolo simbolico da 1 euro: ma quel che conta è il progetto industriale, il piano occupazionale, la presenza o meno del nostro Stato nell’azionariato presente e futuro.
A quanto pare la formula prevista dal primo gruppo è sulla carta più vantaggiosa, almeno sul fronte dei livelli occupazionali: perché prevede il taglio di ‘appena’ 1.500 posti su un totale di 10.000, con l’iniziale nostra presenza pubblica al 40 per cento per poi sparire negli anni seguenti.
Agli stessi commissari, nelle prossime settimane, l’ardua sentenza, su cui, of course, peseranno non poco gli input governativi, ossia in arrivo dall’esecutivo sfascista guidato da lady Giorgia. Arriverà mai, dopo anni e anni di tribolazioni, un esito per la drammatica situazione delle maestranze della nostra azienda d’acciaio?
Qualche rapido ragguaglio sui due pretendenti in campo, per giocarsi la partita.
Partiamo dal favorito, o almeno presunto tale, ossia Flacks Group.
Nasce più di 40 anni fa, per la precisone nel 1993, fondato da Michael Flacks, originario di Manchester, nel Regno Unito. Una piccola sigla che nel corso degli anni macina affari su affari, investimenti su investimenti, specializzandosi man mano nella gestione di asset, il ‘mestiere’ al quale si dedicano tutti i fondi speculativi che si rispettano.
Attualmente ne gestisce per una valore di oltre 5 miliardi di dollari, e il suo quartier generale si trova a Miami, in Florida. Ma le sue iniziative si allargano in mezzo mondo, pur se focalizzate soprattutto in Nord America.
La ‘specialità’ della casa è quella di acquisire società (od entrare negli assetti azionari) in forte difficoltà o ‘sottoperformate’, investire capitali e renderle di nuovo redditizie.
Tra le chicche che mostra nel pedigree mister Flacks fa capolino una maxi donazione, pari a 5 milioni di dollari, servita a realizzare un grosso centro commerciale a Gerusalemme, nato per iniziativa di un’organizzazione israeliana no profit, ‘Colel Chabad’. Impegnata sul fronte della ‘sicurezza alimentare’, la sigla è affiliata al misterioso movimento ‘Chabad-Lubavitch’.
Passiamo al competitor, Bedrock Industries Group.
Fondato esattamente dieci anni fa, nel 2015, da Alan Kestenbaum. Un lungo pedigree di poltrone nella sua quarantennale carriera di imprenditore-manager. Dal 1985 in poi è presente, come socio o dirigente, in MARCO International Corporation, Ferroglobe Usa, Sports Ventures Acquisition Corporation, BI Acquisition Corporation e, soprattutto, la dinamica STEELCO, con maxi sedi sia negli Usa che in Canada.
Tra i suoi manager più affermati, che ha curato il lancio di Bedrock, Geffrey Lewis. Partita con un portafoglio da 127 milioni di dollari, ora tratta asset da circa 3 miliardi di dollari.
Ecco come si descrive Bedrock nei suoi siti. “Un pluripremiato multi-family office con sedi a Londra, Ginevra e Monaco per gestire il patrimonio e i beni di una stretta cerchia di famiglie e istituzioni”.
Poi: “Servizi a 360 gradi per privati, famiglie e istituzioni. Gestione di portafogli, investimenti sul mercato privato e semplificazione delle attività quotidiane. Offriamo tutto ciò che ci si aspetta da una società di investimento globale, e molto di più”.
In particolare, la sigla è particolarmente attenta alle “aziende non amate e indesiderate”, come ha di recente etichetto l’ex Ilva e oggi ‘Acciaierie d’Italia’ herr Kestenbaun.
Andrà davvero a FONDO in questo modo un pezzo della nostra storia industriale?
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

















