“Le forze oscure dell’oppressione sono di nuovo in marcia. Io sono qui oggi per dirvi dove si trova la Nato e come dobbiamo fare per fermare una guerra prima che inizi. Par farlo, dobbiamo essere chiarissimi sulla minaccia: noi siamo il prossimo obiettivo della Russia e siamo già ora in pericolo”
Un incipit in perfetto assetto di guerra, lanciamissili sotto il braccio, sguardo intrepido, quello recitato dal Segretario Generale della NATO, l’ex premier olandese Mark Rutte, in occasione dell’annuale Conferenza sulla sicurezza di Monaco e dell’evento ‘Msc Berlino’. Parole roboanti che somigliano non poco a quelle ritualmente usate da un altro pupazzo da novanta, il burattino di Kiev Volodymyr Zelensky.
Scorriamo, fior tra fiori, alcune fra le più suggestive frasi a effetto del Capo Nato.
“Mosca potrebbe attaccare un Paese Nato entro i prossimi cinque anni”.
“La Russia sta già intensificando le sua campagna segreta contro le nostre società”.
“Dobbiamo essere preparati a una guerra su scala simile a quelle che hanno vissuto i nostri nonni e i nostri bisnonni”.
Come antipasto, di certo ottimo e abbondante. E ad hoc per rifocillare anche psichiatri, medici e paramedici pronti per caricare l’illustre paziente verso la neuro.
Che così delira: “Quando l’anno scorso sono diventato Segretario generale della Nato, ho avvertito che ciò che stava accadendo in Ucraina potrebbe accadere anche ai Paesi alleati e che dobbiamo avere una mentalità da tempo di guerra”.
“Temo che troppi siano silenziosamente compiacenti. Troppi non avvertano l’urgenza e troppi credano che il tempo sia dalla nostra parte. Non lo è, il momento di agire è adesso. La spesa e la produzione per la difesa degli alleati devono aumentare molto rapidamente”.
“Dobbiamo tutti accettare che abbiamo l’obbligo di agire per difendere il nostro stile di vita. Perché quest’anno la Russia è diventata ancora più sfacciata, spietata e irresponsabile verso la Nato”.
“Sarà cruciale, dopo il cessate il fuoco a lungo termine o un accordo di pace, che i russi non proveranno mai più ad attaccare l’Ucraina. Quindi, devono esserci garanzie di sicurezza di tale qualità e livello che Putin sappia che se ci prova di nuovo la reazione sarà devastante”.
“La Cina è il maggior partner della Russia e la aiuta a portare avanti questa guerra. Senza il sostegno di Pechino, Mosca non potrebbe neanche combatterla”.
Un autentico dottor Stranamore a tutto campo.
Non sembra neanche vero, pare di assistere ad un film distopico. Il grido di guerra guerra guerra urlato dall’invasato Super Segretario NATO quando Washington e Mosca stanno facendo le capriole, finalmente, per trovare la quadra. Pare davvero che Rutte e la presidente nazi della Commissione UE, Ursula von der Leyen, abbiamo raggiunto una sorta di patto di ferro fra loro: A TUTTA GUERRA e PACE MAI.
Ancor più incredibili, le parole del Maggiordomo che si ribella al Padrone, visto che Donald Trump è il principale azionista NATO. Soprattutto all’indomani della ‘National Security Strategy’ varata dalla Casa Bianca che prevede di ristabilire una ‘relazione strategica stabile’ con la Russia e, di fatto, porre fine alla guerra.
Una guerra per procura molto dispendiosa in termini di vite umane e di risorse per tutte le economie: e che ormai – come in settimana hanno sottolineato quasi in coro Financial Times, Telegraph e Foreign Affairs – “non conviene più a nessuno”.
Restano i casi ‘neuro’ von der Leyen e Rutte.
Ma c’è chi scorge, con non poco acume politico, uno ‘scenario’ dietro a questa ‘follia’. E vede stagliarsi sullo sfondo, come vero burattinaio, il ‘partito transnazionale della guerra’, una sorta di muro granitico che si oppone con ogni mezzo alla ‘distensione’. Quella oggi voluta da Trump e Putin, e un tempo perseguita da Kissinger e Nixon che, sull’orlo del baratro di un terzo conflitto mondiale, riuscirono a ricucire in extremis con il Cremlino, attraverso negoziati pragmatici improntati ad una diplomazia a tutto campo. Oggi vista come il fumo negli occhi da figuri come von der Leyen & Rutte.
E chi sono i protagonisti del partito della guerra? I colossi dell’industria militare a stelle e strisce, of course, ed anche europea. E quei maxi fondi speculativi che ormai controllano mezza finanza internazionale (e quindi anche quei colossi armati): BlackRock e Vanguard in pole position, come la Voce ha tante volte dettagliato nelle sue inchieste. E negli ultimi giorni il magnate della prima, Larry Fink, ha messo a punto gli ultimi dettagli per il ghiottissimo piatto della ricostruzione post bellica in Ucraina. Che cuccagna!
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


















