Lo ha raccontato i nostri genitori: poco prima di Natale del 1935 fu promulgata la ‘Giornata della Fede’. “Io sono uomo, padre, cristiano, patriota”, ovvero Benito, nonché Mussolini, nonché ‘duce, rivolse un accorato appello all’Italia ipnotizzata da quel millantatore alleato del genocida Hitler: “Italiani, donate fedi nuziali e gioielli alla patria”. Per farne statue nel prezioso metallo a sua immagine? Macché, per il nobile obiettivo di finanziare l’invasione dell’Etiopia affidata al nostro scalcagnato esercito che intonava “Faccetta nera”. Direte: “Ma si poteva ignorare l’invito”, E no, sareste finiti nella lista, anche questa nera, egli antifascisti con le conseguenze che la storia ha raccontato. A domanda “E in cambio dell’oro donato alla patria, cosa?” Mussolini rispose con patriottica generosità: “In cambio avrete una fede in ferro con la riconoscente scritta “Oro alla Patria”.
CORSI E RICORSI. La presidentessa Giorgia, all’alba di un illuminante mattino di questa ‘estate di San Martino, partorisce la geniale idea di riproporre, perfezionandolo d’intesa con il laudato Giorgetti, l’invito all’Italia, inclusi i sei milioni di poveri, a sostenere il regime questa volta con il prelievo dell’oro custodito dalla Banca d’Italia per traslocarlo nelle casse del governo. Arriva lo stop della Banca Centrale Europea, secondo “No” e il ministro dell’Economia dichiara che prestofornirà alla Bce, “tutti i chiarimenti necessari”, fiducioso che tutto si risolva. Domanda: “Che altro deve succedere perché l’Italia prenda a calci nel sedere chi oltre al nulla di tre anni di s-governo, prova a svuotare il caveau deli Bankitalia della riserva aurea che custodisce, come fanno le banche di Stato di tutto il mondo? Immorale della favola: Mussolini predatore di fedi e gioielli? Un dilettante.
BELLA ROMA, NAPOLI DI PIÙ
L’impronta di “Quanto se bella Roma”, mutuata dall’appassionata serenata di Venditti, fa di Panatta un sussiegoso self biografo che gli ha consentito incursioni nel mondo del tennis, ovvio, ma non solo. La TV perennemente, a caccia di soggetti popolari, l’ha promosso ad anchor man per strappare qualche punto in più di share. La misura, la sobrietà, un largo spettro di competenze non sono su doti naturali e neppure acquisite di Panatta e ne consegue l’azzardo di incursioni improprie su terreni minati. Il capitolino fratello in tennis di Bertolucci, esemplifica la contraddizione di essere figlio orgoglioso di Roma imperiale, ma che soffre come mezza Italia per una sorta di invidia rabbiosa di spettatore della fama di Napoli più bella città del mondo occidentale. Veniamo al dunque: monsieur Adrienne deve aver patito per un travaso di bile provocato dalla sconfitta dei giallorossi e due giorni fa di una storica nemica degli azzurri, della Juventus calcisticamente razzista.
Perciò ha gongolato Panatta per la notizia spudoratamente falsa di un attacco a sassate dei tifosi napoletani al pullman che portava i bianconeri allo stadio Maradona. Il velenoso commento: “Vergogna Napoli, pietre contro la Juventus, tutto il mio disprezzo anche per le persone che hanno fischiato Spalletti (che ora allena la sua Roma). Siamo alla deriva, è una vergogna!”. Al favoloso tennista deve essere sfuggita la dichiarazione di testimoni e di giornalisti che negano quell’atto di violenza e quanto ha dichiarato Chiellini, dirigente della Juve presente nel pullman: “Nessun sasso contro il pullman, solo fischi” (da estendere virtualmente al Panatta televisivo). È forsew proibito dissentire e Spalletti non li avrebbe evitati evitando di dire cose ostili al Napoli?
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