I nostri diritti fondamentali di espressione e la nostra privacy sono messi a fortissimo rischio dalle normative europee, in particolare a causa del ‘Digital Service Act’ (DSA) e di ‘Chat Control’, due regolamenti elaborati e messi in campo dalla Commissione UE guidata dalla nazi Ursula von der Leyen.
Non solo Elon Musk punta il dito contro l’Unione Europea augurandosi che presto sparisca dalla scena, dopo la sanzione da 120 milioni di euro inflittagli dalla Commissione.
Dagli Stati Uniti alla Russia il coro è unanime. Scende infatti in pista (ma lo ha già fatto in passato) anche il fondatore di ‘Telegram’, il quarantunenne imprenditore russo con residenza a Dubai, Pavel Durov. Che attacca a muso duro sia il Digital Act che Chat Control.
Scorriamo le sue ultime frasi.
In merito al primo, il DSA, accusa: “Siamo ormai alla fine dell’internet libero. La nostra generazione sta perdendo la battaglia per la libertà digitale. Quello che un tempo, infatti, era la promessa dello scambio libero di informazioni, si sta progressivamente ma molto rapidamente trasformando nel più potente strumento di controllo mai creato”.
Fa alcuni esempi ‘geografici’ molto concreti. “Paesi un tempo liberi stanno introducendo misure distopiche e dispotiche come le identità digitali nel Regno Unito, i controlli online sull’età in Australia e la sorveglianza di massa dei messaggi privati in tutta l’Unione Europea”.
E continua: “In Germania chi osa criticare i funzionari pubblici online viene perseguito e perseguitato. Nel Regno Unito migliaia di persone vengono arrestate per i loro tweet, la Francia apre indagini penali contro i dirigenti di aziende tecnologiche che difendono la privacy e le libertà digitali”.
Un anno e mezzo fa Durov ha sperimentato di persona i tanto democratici ‘metodi’ instaurati da le roi Emmanuel Macron. Venne infatti arrestato a Parigi, agosto 2024. con l’accusa di essersi rifiutato di collaborare con le autorità transalpine nei procedimenti per controllare i contenuti ritenuti ‘illegali’, tra cui la pornografia infantile. E’ stato altrettanto illegalmente trattenuto per 4 mesi e alla fine, non potendolo accusare di nulla, la ‘giustizia’ francese lo ha dovuto rimettere in libertà.
“Hanno cercato in quel modo di lanciare un monito e un avvertimento a tutti i social e le piattaforme digitali: se non rispettate le nostre regole, vi chiudiamo e vi sbattiamo in galera”.
Un paio di giorni fa Durov ha posto sul suo profilo X: “L’Unione Europea impone regole impossibili per poter punire le aziende tecnologiche che ospitano contenuti scomodi, dissenzienti o non in linea, come fanno Telegram, X, TikTok. Al contrario le piattaforme che, tramite algoritmi, oscurano e mettono a tacere quelle voci, non subiscono conseguenze e rimangono sostanzialmente intatte, nonostante problemi ben più gravi di contenuti illegali”.
Giorni fa, attaccando i vertici UE per la sanzione da 120 milioni di euro, Musk ha rivelato: “Se mesi fa avessi censurato silenziosamente i contenuti senza dirlo a nessuno, non mi avrebbero multato. Le altre piattaforme hanno accettato, io no”. Una vera e propria intimidazione, una sorta di ricatto UE indirizzato a chi non obbedisce e non si adegua alle sue norme e ‘regolamenti’ liberticidi, o almeno di quel poco di libertà d’informazione rimasta sul campo.
Il portavoce della Commissione UE, Tom Rainer, ha cercato di mettere una pezza a colori sulla clamorosa maxi multa al patròn di Tesla e Space X sottolineando che si è trattato, né più né meno, che dell’applicazione del Digital Act, la prima di grosse dimensioni In Europa: “nessun censura”, ha voluto ribadire.
Su tutte le furie il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio: “si è trattato di un attacco a tutte le piattaforme americane e al popolo statunitense da parte di paesi stranieri”. L’ennesimo strale dell’amministrazione diretto contro l’ormai nemica Europa: la quale, in particolare, non vuole assolutamente che cessi la guerra in Ucraina.
Ma torniamo, per finire, alle accuse mosse da Durov contro l’altro regolamento partorito dalle vulcaniche menti UE, ‘Chat Control’. Partito con l’intenzione teorica di mettere giustamente un freno alla pornografia online e di mandare alla sbarra chi vergognosamente vi lucra sopra, si è subito trasformato in uno strumento di fortissima limitazione della privacy e, soprattutto, di controllo delle persone, in perfetto stile Gestapo (del resto, lady Ursula è stata ministra della Difesa in Germania prima di assurgere al vertice della Commissione UE).
Denuncia Durov via X: “L’Unione Europea sfrutta le forti emozioni delle persone riguardo la prostituzione dei minori per promuovere la sorveglianza di massa, la violazione della privacy e la censura”. E, incredibile ma vero, “le nuove proposte di legge sulla sorveglianza hanno opportunamente esentato i funzionari UE dal dover sottoporre i propri messaggi a scansione”.
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