Un altro genocidio va avanti da oltre due anni e mezzo, per la precisione inSudan. Ma totalmente ignorato e oscurato dai media. Mentre la politica o se ne fotte oppure è complice, in pole position l’Europa e anche l’Italia. E’ proprio così.
Partiamo dalle news sui massacri prodotti dalla guerra civile per poi passare alle complicità e riassume in breve la tragedia, misconosciuta, di quelle popolazioni.
Poche ore fa bombe su un asilo del villaggio di Kalogi, nella regione del Kordofan, Sudan centrale. Oltre una cinquantina le vittime, tra cui 33 bambini. A brevissima distanza, un secondo raid messo a segno delle milizie ‘ribelli’, ‘RAPID SUPPORT FORCES’ (RSF) che fanno capo a Mohamed Hamdan DAGALO, alias HEMEDTI, il ricchissimo ‘signore della guerra’che si contrappone, massacrando la popolazione inerme, all’esercito regolare ‘Sudan Armed Forces’ e al presidente sudanese Abdel Fattah Burhan.
Le tragiche stime parlano di oltre 150 mila morti (ma la cifra è di certo ben superiore), di 12 milioni di sfollati, 30 milioni i bisognosi di aiuti essenziali e ormai non più procrastinabili, il 75 per cento di ospedali e strutture sanitarie ko. Una crisi umanitaria tra le più grandi della storia, che rischia di trasformarsi a breve in un quasi totale GENOCIDIO, visto che la popolazione è di circa 50 milioni di abitanti.
Epicentro del disastro il DARFUR, già massacrato una ventina di anni 20 fa e adesso ri-massacrato, praticamente conquistato dalle milizie killer griffate RFS che si sono macchiate dei crimini più efferati, culminati con la totale distruzione di El Fasher, oggi un centro fantasma e simbolo dello sterminio. Messo a ferro e fuoco il Darfur ora è la volta, appunto, del Kordofan.
Vediamo subito connivenze & collusioni.
Gli Stati Uniti stanno a guardare, non hanno fino ad oggi mosso un dito. Ma chi tace acconsente.
Silenti le ormai inutili NAZIONI UNITE, che un paio di volte hanno blaterato sciocche parole.
Grossi sponsor del genocidio gli Emirati Arabi Uniti, che hanno funzionato come vero e proprioHUB per rifornire ogni tipo di armi alle truppe di Hemedti, e soprattutto permesso il transito di armi straniere di tutti i tipi: dai droni cinesi ai mortai bulgari e ai sistemi francesi Galix, per non parlare, ovviamente, dei mezzi blindati – con componenti britanniche – degli Emirati stessi.
In prima linea la solita guerrafondaia Europa. La quale ha allegramente fornito soldi e mezzi alle milizie ‘ribelli’ utilizzando i fondi dell’Emergency Trust Fund for Africa’, invece destinate alla gestione dei flussi migratori sulle rotte del Mediterraneo centrale.
Un ruolo da non poco per l’Italia. Nel 2022 un gruppo di ufficiali del nostro esercito ha provveduto ad addestrare le truppe RFS. Nello stesso anno l’ormai famigerato Hemedti è sbarcato a Roma per siglare accordi commerciali con il nostro governo. Quindi nel 2023, il ‘signore della guerra’ ha caldamente ringraziato il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per l’evacuazione degli italiani dal Sudan, poco dopo l’inizio dei massacri.
Ecco, in rapida carrellata, le aree sudanesi più bollenti.
MASOUT – Quasi 1 milione di abitanti del Darfur occidentale, nella stragrande maggioranza contadini: o almeno lo erano, perché l’80 per cento della popolazione è stata sterminata.
FUR – E’ la popolazione da cui il Darfur prende il nome, la vera radice politica e cultura di tutta la regione. Sono (o erano, appunto) in gran parte agricoltori del Jebel Marra.
ZAGHAVA – I ‘Guerrieri del Deserto’ sono un popolo transfrontaliero (a cavallo tra Sudan, Ciad e Libia). Considerati i ‘nemici naturali’ dalle milizie arabe.
NUBA – E’ il ‘Popolo delle Montagne’ che vive (o viveva) sui Monti Nuba nel sud del Kordofan. Si tratta di comunità africane non arabe.
Le truppe killer RFS hanno occupato quasi tutte le città strategiche, ormai: come la capitale Karthoum, Omdernan, Gezira. Resta in piedi solo Port Sudan. L’esercito regolare è stremato, e i civili sono ridotti a carne da macello. O peggio.
Le milizie RSF, infatti, hanno trasformato il Darfur – e stanno completando l’opera nel Kordofan – in un gigantesco mercato della schiavitù: bambine rapite come schiave sessuali; minori armati e mandati a combattere; donne vendute come spose forzate; uomini deportati verso la Libia come lavoratori-schiavi; anziani giustiziati sul posto. Un Inferno su questa Terra.
Sottolineano gli attivisti di una delle poche Ong in grado di fare ancora qualcosa, ‘Cesvi’: “Gli stupri di donne sono aumentati del 500 per cento solo nell’ultimo anno. Oggi, è a rischio diretto un terzo della popolazione totale, oltre 15 milioni di persone; tra i 8-9 milioni nel Darfur, 2-3 milioni di Nuba; 2 milioni di Beja sulla costa del Mar Rosso; 1 milione di namibiani del nord; 1 milione di Fyns del Nilo Azzurro”.
Ecco, infine alcune notizie sul signore della guerra Hemedti. Secondo l’Economist si tratta del sudanese più ricco e potente dal 2019. Ha fatto la sua fortuna, insieme al fratello Abden Rahim Dagalo, vice comandante RSF, con un’impresa dai mille affari milionari: la compagnia ‘al-Junaid’, infatti, si occupa con enormi profitti di una sfilza di attività, che vanno dal ferro all’acciaio, dalle miniere ai trasporti, fino al noleggio auto.
Ha preso il comando di RSF da oltre un decennio, per la precisione dal 2013.
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