Il governo di Tel Aviv sta avviando la realizzazione di “campi di concentramento a cielo aperto” per ospitare i palestinesi finora scampati al GENOCIDIO; tranne quelli, of course, in attesa della deportazione in lontani paesi.
In perfetto stile nazista.
La mission di sorveglianza speciale, monitoraggio e controllo della aree destinate ai nuovi lager verrà affidata, secondo precisi accordi, ad alcune star delle tecnologie più avanzate statunitensi, in pole position PALANTIR a bordo del maxi progetto MAVEN, e DATAMINR.
Tanto per ricambiare il favore – poi vedremo in quale incredibile modo – una società fondata da ex spie del MOSSAD ora supervisionerà la cybersecurity di oltre 70 agenzia governative a stelle e strisce, un business da decine e decine di milioni di dollari.
Ciliegina sulla torta, ultime sul fronte del giallo Epstein: con rivelazioni bomba – è proprio il caso di dire – sui rapporti d’affari militari con i vertici governativi di Tel Aviv e, of course, il solito, onnipresente Mossad. I traffici sessuali erano solo un’esca appetitosa per poter ricattare e chiedere favori pro Israele ad una serie di big, pig & vip a livello internazionale.
Ma vediamo tutti i nuovi tasselli del puzzle, che più dirty non si può.
ECCO I LAGER IDEATI DA BIBI IL BOIA
Secondo attenibili indiscrezioni filtrate dal Dipartimento di Stato Usa, raccolte con coraggio e messe in rete da un sito americano, ‘+ 972 MAGAZINE’, i software di sorveglianza digitale avanzata griffati PALANTIR, MAVEN e DATAMINR sono già operativi da alcune settimane nel ‘Civil-Militaring Coordination Center’ (CMCC), ossia il ‘Centro Civile-Militare di Coordinamento’ situato al confine tra Gaza ed Israele.
Documenti interni e riservati – pubblicati da + 972 Magazine – mostrano infatti la presenza di un ‘MAVEN FIELD SERVICE REPRESENTATIVE’, all’interno del Centro.
L’avanzatissimo sistema ‘MAVEN’ è stato creato nel 2017 dal Pentagono in perfetta sinergia operativa conPALANTIR. In sostanza, il sistema integra enormi flussi di dati provenienti da satelliti, droni e intercettazioni, li elabora tramite algoritmi ad hoc e quindi genera liste di ‘obiettivi’ per le operazioni militari. E’ già stato usato con successo per operazioni in Iraq, in Siria e nello Yemen. Dopo la firma della partnership strategica fra Tel Aviv e PALANTIR a gennaio 2024, il sistema è stato ulteriormente potenziato ed è ormai prossima una sua utilizzazione sul campo, nel martoriato territorio della Striscia di Gaza.
Eccoci a DATAMINR, sigla a stelle e strisce ben nota nel settore per la sua grossa capacità di scandagliare i social in tempo reale a caccia di tutte le ‘minacce’ possibili. Negli Usa ha trovato efficace utilizzo per monitorare e controllare i movimenti come Black Lives Matter o i gruppi di attivisti filo palestinesi.
Chiariscono alcuni esperti: “L’attuale presenza in Israele di questi sistemi fa capire molto chiaramente la precisa intenzione dei vertici politici, militari, dei Servizi segreti e dell’intelligence di utilizzare lo strumento della ‘sorveglianza predittiva’ per controllare a 360 gradi la popolazione palestinese e prevenire ogni forma di dissenso, ad ogni costo”.
Mentre non pochi osservatori internazionali e svariate Ong denunciano “la palese volontà di Israele e Stati Uniti di creare enclave palestinesi super monitorate, circondate da recinzioni, avamposti militari, strade di pattugliamento, con il controllo di tutti i movimenti e spostamenti. Si tratta di veri e propri campi di concentramento a cielo aperto”.
Dei molto ospitali LAGER. Avete capito?
USA PAGANO 2 VOLTE ISRAELE…
Passiamo all’intenso scambio di ‘cortesie’ cyber militari lungo l’asse sempre più saldo tra Israele e Stato Uniti.
Ecco come titola un significativo, fresco reportage (è del 3 dicembre) un altro sito di ottimo giornalismo investigativo americano, ‘DO NOT PANIC’: “Ex spie israeliane ora supervisionano la sicurezza informatica del governo statunitense”.
E l’altrettanto significativo sommario: “Il Pentagono, il Dipartimento del Tesoro, il Dipartimento della Difesa, quello della Sicurezza Nazionale e molte altre grosse agenzie governative degli Stati Uniti hanno iniziato ad affidarsi ad un’azienda israeliana per custodire e proteggere i propri dati”.
Ecco l’incipit: “Un’azienda con stretti legami con l’intelligence israeliana supervisiona la sicurezza informatica di oltre 70 agenzie governative statunitensi, tra cui il Dipartimento della Difesa e quello della Sicurezza Nazionale”.
Qual è mai la misteriosa sigla? Subito svelata la connection: “AXONIUS è stata fondata da ex spie dell’Unità 8200 di Israele e il suo software, che consente all’operatore visibilità e controllo su tutti i tipi e i numeri di dispositivi, raccoglie e analizza i dati digitali di milioni di dipendenti federali negli Stati Uniti”.
L’obiettivo delle piattaforma AXONIUS – spiegano gli addetti del settore – è quello di “centralizzare gli strumenti IT per identificare e rivolvere tutte le violazioni di sicurezza”.
Eccoci alla sorpresa finale, da vero intrigo internazionale, e al seguito affari con la pala pro-Israele beffando in modo clamoroso gli ignari (per ora) cittadini americani.
Viene rivelata nel finale ‘thriller’ del reportage.
“AXONIUS mostra come lo Stato israeliano militarizzato riceve miliardi di finanziamenti americani ogni anno per costruire le sue strutture digitali di apartheid e di Genocidio; per poi rivendere queste capacità agli Stati Uniti. I contribuenti americani, quindi, di fatto pagano Israele 2 volte. E quando gli Usa riacquistano le tecnologie che i loro contribuenti hanno già finanziato, stanno introducendo funzionalità di Troian horse e rendendo ricchi i criminali di guerra israeliani”.
Una scenario da brividi. Con coperture, connivenze & complicità ai massimi vertici. Da Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità: se mai cominciasse davvero a funzionare portando alla sbarra criminali del calibro di Bibi Netanyahu e i suoi sodali nell’esecutivo nazi di Tel Aviv.
Per documentarvi meglio sulle luride connection Tel Aviv-Washington, vi proponiamo la lettura dell’intero reportage, messo in rete da un altro coraggioso sito di contro-informazione Usa, ‘The Greyzone’, Former Israeli spies now overseeing US government cybersecurity
EPSTEIN-MOSSAD, LA DIRTY CONNECTION
Se sono marci fino al midollo gli attuali vertici dell’esecutivo israeliano, a cominciare dal Kapò, ossia Bibi Netanyahu, lo sono altrettanto quasi tutti quelli passati (si può salvare il premier dal 2008 al 2008 Ehud Olmert nell’ultimo quarto di secolo). A cominciare da Ehud Barak, premier di fine anni ’90. Il quale è implicato fino al collo nelle trame sporche, tutte cybermilitari, tessute con lo stupratore e trafficante di minorenni, Jeffrey Epstein.
Come la Voce ha già avuto modo di anticipare
(JEFFREY EPSTEIN / MAXI BUSINESS CYBERMILITARI CON TEL AVIV VIA ROTHSCHILD)
sta infatti man mano emergendo una story parallela, non meno inquietante e criminale, rispetto a quella che coinvolge pezzi da novanta in tutto il mondo, a cominciare dai capi della Casa Bianca passati e presenti, come Bill Clinton e Donald Trump. In soldoni: non solo sesso…
Dalle carte oggi in possesso del Congresso Usa, vengono fuori tutte le connection tra Epstein ed i vertici israeliani: quelli, per intenderci, con il MOSSAD soprattutto e con la politica, via Barak.
A questo punto, i traffici di minorenni vanno inquadrati in una luce per certi versi ancora più sinistra: si trattava di ‘esche’ offerte ai pezzi da novanta di mezzo mondo al fine di poterli ricattare e ottenere il loro ok alle politiche militari pro Tel Aviv, il vero obiettivo di mister Epstein.
Per aggiornarvi sulla story, ecco i passaggi salienti di un intervento al vetriolo firmato da un reporter investigativo messicano, Alfredo Jalife-Rahme, per un altro meritorio sito sul fronte della contro-informazione, ‘Voltaire Network’, animato dallo storico e politologo Thierry Meyssan.
“Il caso Epstein non è quello che si crede. Certo, lui era l’uomo d’affari che aveva creato una rete di prostituzione pedofila e ricattava i suoi ricchi clienti a beneficio dei suoi amici israeliani. Documenti pubblicati da Drop Site News dimostrano però che aveva anche rapporti politici con l’ex premier del governo israeliano, il generale Ehud Barak. Quest’ultimo manovrava la rete Epstein per vendere armi cibernetiche israeliane”.
Prosegue la minuziosa ricostruzione: “Il sito di Washington Dropsitenews.com – fondato da alcuni ex collaboratori di ‘The Intercept’ che denunciavano abusi di potere e disinformazione – collega punti apparentemente contraddittori ed impensabili tra Jeffrey Epstein e i grandi amici della famiglia Rothschild, i frequenti incontri con Barak e l’industria israeliana delle armi cibernetiche”.
Ancora: “Le lucrative attività di Epstein richiedevano il pieno appoggio da parte di grandi banche ‘lubrificanti’, come JP Morgan, Goldman Sachs, Deutsche Bank e Rothschild Bank”.
“Esiste una letteratura schiacciante sui legami tra il MOSSAD, Epstein e la sua concubina Ghislaine Maxwell, figlia del magnate Robert Maxwell, scomparso misteriosamente in mare”.
“Epstein ha utilizzato l’impero bancario Rothschild per finanziare l’industria americana delle armi cibernetiche”.
“Da ciò si può dedurre che la parte pedofilia e il traffico di minorenni fossero l’esca per attrarre l’alta classe politica degli Stati Uniti e non solo”.
Quali gli obiettivi strategici? Così li illustra Jalife-Rahme. “Alimentare a favore di Tel Aviv i traffici di armi e strumenti cyberoffensivi: soprattutto la rete di sorveglianza TOR, software tipo NSO per hackerare telefoni cellulari e sistemi operativi di router”. Affari da palate milionarie di dollari.
Così conclude la sua dettagliata contro-story: “La partnership tra la ‘Southern Trust Company’ di Epstein e la ‘Report Homeland Security’ (oggi ‘Carbyne’) di Barak, ha beneficiato del sostegno finanziario delle banche globaliste, in modo particolare della Rothschild Bank, L’impegno del pedofilo Epstein per la costruzione del ‘Grande Israele’ è arrivato al punto di organizzare il vertice israeliano sulla guerra cibernetica alla conferenza di Herzliya, sponsorizzata dalla ‘Rothschild Caesarea Foundation’ e con la partecipazione dell’ex premier Barack”.
Traffici super illegali (di esseri umani e armi), intrighi, complicità, connection, coperture, depistaggi. Il giallo Epstein è un polveriera destinata in breve ad esplodere: con effetti che coinvolgeranno pezzi da novanta di varie nomenklature, ben compresi i vertici. A meno di qualche miracolo degno del San Gennaro più in forma…
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