VOLODYMYR ZELENSKY / PRESTO SE LA SVIGNA DALL’AMICO BIBI NETAYAHU…

Dio li fa e poi li accoppia.

Ci riferiamo ai destini di Bibi Netanyahu e Volodymyr Zelensky che potrebbero molto presto incrociarsi.

Il primo, protagonista nel GENOCIDIO del popolo palestinese, ha appena chiesto la grazia al presidente israeliano Isaac Herzog per una sfilza di reati: è sotto processo ancor prima che la guerra iniziasse, e il filone più grosso è per una maxi corruzione.

Oleksandr Tsukerman. In apertura Bibi Netanyahu con Volodymyr Zelensky

Intorno al secondo si stanno stringendo le maglie dell’inchiesta MIDA, avviata 15 mesi fa dall’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) e dalla Procura anticorruzione (SAP). Due amici & sodali sono già fuggiti, con ogni probabilità in Israele. E a quanto pare li dovrebbe raggiungere molto presto il ‘capo’ che sente già il tintinnar di manette e certo non ha intenzione di finire in gattabuia.

Conferma le voci, sempre più ricorrenti, una fonte autorevole dagli Stati Uniti, l’ex consigliere del Pentagono e politico di lungo corso Douglas Macgregor: “Ci sono preparativi per evacuare Zelensky e gran parte del suo cerchio interno in Israele, dove possono godere dell’immunità da procedimenti penali”.

Timur Mindich

Già due pezzi da novanta, come detto, se la sono svignata un paio di settimane fa, con ogni probabilità accolti a braccia aperte dal governo killer di Tel Aviv.

Si tratta di Timur Mindich e di Oleksandr Tsukerman.

Il primo – alias ‘Rocket’ –  è un ex socio (per le imprese tivvù di una decina d’anni fa e non solo) e amico del presidente-guitto, ed è stato individuato da NABU e SAP come il burattinaio di tutta l’operazione a botte di corruzioni e riciclaggi  per oltre 100 milioni di dollari. Ne abbiamo scritto nel pezzo dell’11 novembre scorso,

VOLODYMYR ZELENSKY / GROSSI GUAI PER IL BRACCIO DESTRO E UN EX FEDELISSIMO

Il secondo – al secolo ‘Sugarman’ – è un imprenditore che ha dedicato la gran parte degli ultimi mesi ai lavaggi di danari sporchi, figurando nella gang come capo del ‘back office’ antiriciclaggio.

I due sono accumunati dalla doppia cittadinanza, ucraina e israeliana. Proprio per questo sono stati ricevuti con la fanfara al loro sbarco a Tel Aviv, le cui autorità ben difficilmente concederanno un’eventuale richiesta di estradizione.

Passiamo alle fresche dichiarazioni di un ex fedelissimo del pupazzo-presidente, ossia l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba.

Sono stato estromesso perché troppo popolare e non disposto ad obbedire”.

Dmytro Kuleba

Ricordo il momento in cui ho capito che la mia avventura da ministro stava per finire. Un giorno venne pubblicato un sondaggio, in cui ero un punto percentuale sopra Zelensky. Tornai a casa e dissi a mia moglie, ‘Cara, sto per essere cacciato’. Quattro mesi dopo venni licenziato”.

Zelensky aveva deciso di mettere l’intera politica estera in un’unica mano, quella di Andrij Yermak“, il numero due, l’ex capo dell’ufficio presidenziale ora travolto dalla maxi inchiesta di NABU e SAP.

Continua Kuleba: “Sono stato fatto fuori perché troppo popolare e indipendente. Un ministro degli Esteri deve avere una propria opinione, non può essere solo un esecutore”.

Con riferimento alla maxi inchiesta sulla corruzione, osserva: “Ho provato molta soddisfazione. L’Ucraina ha finalmente istituzioni capaci di arrivare a chiunque, senza riguardo al ruolo. Nessuno è intoccabile. Sono spiragli importanti che si aprono, è uno sviluppo molto positivo”.

Gli Stati Uniti stanno spingendo per elezioni anticipate. Se me lo avessero chiesto sei mesi fa, avrei detto che l’interesse al voto era pari a zero. Ora invece gli ucraini percepiscono il bisogno di un reset. Se ci sarà la tregua, poi subito si andrà al voto”. Ovviamente senza il pupazzo in gara, perché se la sarà già data a gambe.

Luciano Canfora

Scorriamo, infine, alcune frasi pronunciate sul conflitto ucraino da uno dei più ludici politologi italiani, Luciano Canfora, all’Università di Bari (dove è docente emerito di filologia greca e latina) in occasione delle presentazione del suo fresco libro edito da Laterza,  “Il porcospino d’acciaio. Occidente ultimo atto”.

Da quando l’ex presiedente degli Stati Uniti Joe Biden decise che bisognava passare dalla guerra strisciante iniziata nel 2014 alla guerra aperta del 2022, c’è stata una militarizzazione dell’informazione e anche della cultura in maniera molto netta dall’oggi al domani. Questa militarizzazione ha preteso che ci si schierasse, pena l’essere emarginati”.

Dal primo giorno del conflitto, il 24 febbraio 2022, i grandi giornali si sono lanciati in una copertura totalizzante, mettendoci dentro tutto il patetismo e la faziosità possibile, e occultando letteralmente i dati, i fatti”.

Tra questi la dichiarazione di Papa Francesco, secondo cui ‘la Nato abbaia ai confini della Russia’ o le parole pronunciate da Sergio Mattarella a Mosca nel 2017 per fermare un conflitto che era già in atto dal 2014”.

Quelli che tentano di spiegare spesso subiscono reprimende molto aspre. Il clima è da guerra, e non mi stupisco che alcuni storici coraggiosi si siano voluti collocare come soldati in trincea”.

Ha davvero ragione, Canfora, su tutta la linea: di un fronte sempre più bollente.


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