VENEZUELA / GLI USA STANNO INIZIANDO LA GUERRA

Stati Uniti sempre più sul piede di guerra contro il Venezuela. Una drammatica sceneggiata a stelle e strisce, in perfetto stile trumpiano, tanto per aprire un nuovo fronte armato, ce ne fosse ancora bisogno.

Poche ore fa dalla Casa Bianca è arrivata la notizia, non meglio precisata, che “lo spazio aereo sopra e intorno al Venezuela verrà chiuso”.

Ecco le farneticanti parole del Tycoon, attraverso il suo social ‘Truth’: “A tutte le compagnie aeree, piloti, spacciatori di droga e trafficanti di essere umani, vi prego di considerare lo spazio sopra e intorno al Venezuela chiuso nella sua interezza”.

Sorgono spontanee una paio di domandine: ma come fa uno Stato a dichiarare che lo spazio aereo di un altro Stato indipendente, sovrano e autonomo è “chiuso”? In base a quale norma, a quale cavillo può una nazione imporre una ‘NO FLY ZONE’ ad un’altra nazione?

In questo modo il diritto internazionale viene letteralmente calpestato,  vilipeso, fatto a brandelli. E, in qualche modo, tutto ciò rappresenta una autentica minaccia (praticamente una dichiarazione) di guerra.

Eppure, a livello politico internazionale, come al solito tutti zitti e muti. Nessuno ha niente da dire od obiettare: perché i Padroni del Mondo, gli USA, possono tranquillamente fare quello che vogliono, da sempre e ancor più oggi invadere nazioni, sterminare popolazioni, spalleggiare genocidi. Tutto OK. E noi, l’Italia, siamo l’ultimo fra i tappetini a disposizione.

Vediamo, in rapida carrellata, gli ultimi vergognosi ribaltoni della Casa Bianca, stavolta sul fronte venezuelano appunto.

Partiamo dalle ultimissime per andare poi a ritroso.

Poche ore fa il diktat che sembra partorito dalla mente di un Dottor Stranamore.

Appena prima era filtrata, dalla Casa Bianca, la notizia che sarebbero “molto presto” ripresi i bombardamenti “contro imbarcazioni adibite al traffico di droga” che poche settimane fa hanno già causato una cinquantina di vittime tra pescatori venezuelani e colombiani.

Marco Rubio

Tre giorni fa il New York Times ha riferito di una telefonata fatta da Donald Trump al presidente venezuelano Nicolas Maduro: “hanno discusso – scrive il quotidiano newyorchese – di un possibile incontro di persona”. A quanto pare il colloquio si è poi allargato anche al Segretario di Stato, Marco Rubio, il principale ispiratore della campagna a botte di bombe sui pescherecci e, quindi, della politica del pugno duro con Maduro.

Per completare il valzer, mister Rubio ha subito provveduto a gettare altra benzina sul fuoco. Infatti, il Dipartimento di Stato ha diramato una breve nota in cui il cosiddetto ‘Cartello dei Soli’ (‘Cartel de los Soles’) viene messo definitivamente all’indice e bollato come “Organizzazione Terroristica Straniera”, addirittura capeggiata da Maduro in persona!

Peccato che quel Cartello esista solo nelle menti – che più belliciste non si può – di Casa Bianca e dintorni (il solito Dipartimento di Stato, ormai da anni trasformato in una fucina di guerra continua). Reminiscenze di un simile Cartellorisalgono ad inizio anni ’90: così infatti all’epoca venivano dipinti i generali di Caracas che indossavano uniformi con su insegne a forma di soli. Generali coinvolti, allora sì, in traffici di coca: ma eterodiretti dalla CIA! Capito?

Passiamo ad una illuminante ricetta per un ‘rapida’ vittoria in Venezuela.

Elliot Abrams

L’ha preparata uno che di conflitti e guerre d’ogni tipo se ne intende, eccome. Si tratta di un ‘diplomatico’ di lungo corso, Elliott Abrams, un pedigree tutto armi, crimini & stragi, il cui Verbo però ancor oggi va per la maggiore negli ambienti conservatori a stelle e strisce: tanto che il suo fresco intervento, titolato ‘Come rovesciare Maduro è stato appena pubblicato dall’influente rivista ‘FOREIGN AFFAIRS’.

Due tappe clou nella sua carriera. E’ stato il protagonista delle operazioni belliche in Nicaragua ai tempi della presidenza di Ronald Reagan; e poi, addirittura, il consigliere più ascoltato di George W. Bush ai tempi dell’invasione in Iraq, con tutte le devastazioni che ne sono seguite. Ed ha messo lo zampino in altre operazioni sporche proprio nella Striscia di Gaza, fianco a fianco con Israele, of course.

Leggiamo cosa ‘consiglia’ un tipo del genere.

In primo luogo Washington dovrebbe compilare la sua lista di obiettivi  per includere i motoscafi del narcotraffico nei porti, oltre a quelli in alto mare, perché la minaccia deve essere portata rapidamente a conoscenza dell’esercito venezuelano”.

Diosdado Cabello

Per proteggere i nostri aerei che potranno colpire in Venezuela, le forze statunitensi dovrebbero distruggere i sistemi di difesa aerea venezuelani, i caccia F-16 della base aerea di Polo Negro e i jet Sukhoi della base aerea situata a La Orchila. Gli attacchi aerei poi devono colpire piccole piste di atterraggio nel Venezuela occidentale utilizzate per il narcotraffico e altre basi, sempre nel Venezuela occidentale, utilizzate dall’Esercito di Liberazione Nazionale, un gruppo terroristico colombiano alleato di Maduro e anch’esso coinvolto nel traffico di stupefacenti”.

Nessun singolo piano avrebbe poi maggior effetto sull’esercito, sui servizi segreti e sulla polizia venezuelani che rimuovere il ministro degli Interni Diosdado Cabello, il principale delinquente del regime”. Non a caso il sommario del pezzo così recita: “Bastano pochi attacchi aerei contro obiettivi chiave e la ‘rimozione’ del ‘capo del regime’ e il governo Maduro dovrebbe crollare come un soffio”.

Non ritengo probabile che il regime di Maduro possa resistere a un simile attacco…”, sentenzia il Vate, esperto di tutti i conflitti.

Siamo allora pronti all’escalation…

Eccovi il pezzo integrale sugli eminenti consigli tratto dal sito americano ‘Responsible Statecraft’, messo in rete il 20 novembre e titolato  Elliott Abrams returns, promoting a Caracas cakewalk


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