SICUREZZA? BALLE!

Sicurezza, ma è davvero una priorità del regime Meloni o solo un alibi maldestro contro la libertà di pensiero dell’opposizione? Possibile che polizia, carabinieri e servizi segreti non siano in grado di identificare i malviventi che incappucciati provocano disordini e violenze in danno di cortei pacifici e assaltano le sedi democratiche? Risponda il governo, nella persona del ministro degli Interni Piantedosi, che esprime solidarietà (non costa niente) alla redazione del quotidiano La Stampa assalita da cosiddetti ‘antagonisti’.  Di seguito la risposta dei giornalisti all’aggressione:

“Il Comitato di Redazione di La Stampa condanna con forza l’irruzione di un centinaio di manifestanti all’interno della redazione centrale del nostro giornale in via Lugaro a Torino. Un attacco gravissimo all’informazione e ancora più vile perché accade nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro e a difesa della qualità dell’informazione democratica, libera e plurale”.

IL COMUNICATO DI SOLIDARIETÀ di Associazione Stampa Subalpina, FNSI, Ordine Nazionale dei Giornalisti e del Piemonte: “Inaccettabile. Ogni forma di dissenso espressa con atti intimidatori e di violenza non ci appartengono e li rifiutiamo con forza. L’aggressione verbale e le irruzioni nelle redazioni dei giornali riportano indietro le lancette del tempo quando ogni pensiero non allineato al governante di turno veniva punito con l’olio di ricino e le bastonate. E quei comportamenti venivano etichettati come “azioni fasciste. Anche oggi a distanza di quasi 90 anni e l’evoluzione digitale ci ritroviamo ad affrontare queste manifestazioni d’odio e a constatare come la storia non abbia insegnato nulla. L’Associazione Stampa Subalpina, la FNSI con la segretaria generale Alessandra Costante, l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e del Piemonte stigmatizzano l’intrusione forzosa nella sede del quotidiano La Stampa, le scritte ingiuriose e discriminatorie vergate sui muri. Un episodio che si aggiunge ad altre aggressioni dei quali sono state vittime giornaliste/i in tutta Italia e che richiedono un aumento della vigilanza intorno alle redazioni dei giornali per evitare che l’esercizio della liberà di stampa possa subire limitazioni, attraverso minacce e intimidazioni”.

SOLIDARIETÀ DEL MINISTRO Piantedosi che esprime rammarico (rammarico?) per “L’irruzione nella sede del quotidiano torinese apportando danni alla struttura. È stata avviata «una verifica approfondita su come si sono svolti i fatti. Al momento risulterebbero una trentina di soggetti identificati dell’area antagonista torinese”

CONOSCEREMO MAI IDENTITÀ e matrice politica di questi malviventi?

(nella foto la redazione de La Stampa dopo l’assalto)

 

…CHE SCHIAVA DI ROMA

L’impianto musicale dell’inno italiano, che più correttamente si dovrebbe attribuire al musicista Novaro, privato di un testo poco corrispondente al dettato della nostra Costituzione sarebbe perfetto per solennità e maestria compositiva. Per ovvi motivi, se depurato, mai più citarlo con il titolo “Fratelli d’Italia”.

NASCERÀ UN NOBILUOMO post patriota che indossati i severi panni di capo dello Stato potrebbe-dovrebbe promulgare un editto che consenta l’esecuzione solo musicale dell’inno di Mameli, per liberarlo del testo scritto al tempo dello “stivale” frantumato in numerosi regni: Lombardo-Veneto, di Sardegna, delle Due Sicilie, Stato Vaticano, ducati di Parma, Modena, Toscana. Mancavano 13 anni all’Unità d’Italia e un accanito patriota, Miche Novaro, compose la solenne musica che nobilita il testo di Goffredo Mameli e la completa fino a diventare inno ‘provvisorio’ del nostro Paese nel 1946 e definitivo solo nel 2017.  La rituale esecuzione che infiamma i cuori degli italiani è come dire monca, limitata solo alla prima strofa, ma già quelle parole, cantate per celebrare eventi straordinari, meritano di essere analizzate da angolazione opposta al “prima gli italiani” della Lega Nord. “Da Fratelli d’Italia (ecco l’origine identitaria del partito neofascista, del melonismo): …dell’elmo di Scipio (Scipione, generale romano, strenuo militare  che sconfisse Annibale)…dov’è la Vittoria, le porga la chioma che schiava di Roma iddio la creò (pessima retrospettiva, nell’antichità si tagliavano i capelli agli schiavi in segno di sottomissione)…stringiamci  a coorte (la coorte era l’assetto offensivo di 600 soldati romani)…siam pronti alla morte (si chiede anche ora ai giovani soldati ucraini e russi, ai miliziani palestinesi, ai sodati israeliani)…l’Italia chiamò (sintonia con la proposta Crosetto di ripristinare la ‘leva’)…siam pronti alla morte (il musicista Vian, nella sua lettera musicale rivolta al presidente francese che aveva richiamato per la seconda volta i giovani alle armi, canta: “Se c’è da versar sangue versate prima il vostro, andate avanti voi”).

L’INNO DI MAMELI è anche altro e chiarisce (certo, con una forzatura interpretativa) il suo anticipare politicamente i tempi con questo riferimento alla parte di una strofa non cantata, che si dice molto apprezzata dal melonismo: “…i bimbi d’Italia si chiaman Balilla”.


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