LEONARDO / ROBERTO CINGOLANI VA IN GUERRA CON MICHELANGELO…

Leonardo tiene a battesimo Michelangelo.

Purtroppo niente a che vedere con la somma arte dei due Maestri. Ma, più terra terra (mare mare o cielo cielo, se preferite), si tratta del maxi progetto armato appena presentato a Roma dall’amministratore delegato e direttore generale di LEONARDORoberto Cingolani, “MICHELANGELO DOME”, sulla falsariga dell’“IRON DOME” di progettazione e fabbricazione israeliana. Italia sempre più gemellata, quindi, con i progetti killer del governo altrettanto killer di Tel Aviv.

E non poteva che usar parole ispirate al bellicismo maximo il numero uno di Leonardonel presentare la sua creatura. Ecco parole che più chiare ed esplicite non si può: “Se s’è un momento in cui bisogna investire nella difesa è proprio questo, perché la guerra non sta finendo, ma sta diventando una nuova guerra”.

Da combattere fino all’ultimo missile, investendo fiumi e fiumi di capitali pubblici, fregandosene totalmente delle vere emergenze del Paese: visione totalmente condivisa dal governo nero e sfascista, dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro della Difesa Guido Crosetto al quale giorni fa è stato presentato in anteprima il progetto griffato Leonardo, così come a tutti i capi di stato maggiore delle nostre forze armate. E un gran vaffa ad ogni spiraglio di pace, per la gioia – tornando a ‘bomba’, è proprio il caso di dire – di Leonardo che in questi anni di conflitti multipli ha rastrellato profitti con la pala.

Ma gustiamoci, fior tra fiori, alcune frasi pronunciate, gonfiando il petto, da Cingolani super star: il quale – non dimentichiamolo – è stato ministro per la Transizione Ecologica nel governo Draghi ed oggi è – in perfetto e gigantesco conflitto d’interessi – consigliere per l’Energia del governo Meloni!

Parola al Vate:Siamo al lavoro su una cosa che non ha nessuno, che con le nostre Forze Armate e con questo Integrated Project Team può diventare il primo modello open, la prima architettura aperta di Air Defense Dome nel mondo, traghettando circa 200 miliardi nei prossimi 10 anni”.

Il progetto sarà la base dell’aggiornamento del piano industriale di Leonardo”.

Con Michelangelo Dome, Leonardo consolida il suo ruolo primario come riferimento europeo nella sicurezza multidominio e contribuisce agli obiettivi di autonomia strategica, resilienza tecnologica e integrata della capacità difensiva europea”.

Roberto Cingolani

Sarà possibile connettere e condividere informazioni tra diverse piattaforme militari, e Michelangelo potrà ospitare qualunque altro paese voglia entrarvi, rispettando gli standard Nato”.

Ad esempio, se un paese dell’Europa orientale non ha i mezzi e i soldi per acquistare F35 oppure Patriot, ma ha un sistema missilistico antiaereo, possiamo integrarlo nel nostro Michelangelo Dome. Sempre seguendo i protocolli e le dottrine Nato”.

Le genuflessioni, davanti al Padrone a stelle e strisce, non sono mai troppe. E in questo mister Cingolani si è dimostrato un maggiordomo perfetto.

Sempre a proposito di dottrine, stavolta sotto il profilo tecnologico, aggiunge: “Le vecchie dottrine mantenevano sostanzialmente separati gli assetti territoriali, aerei e marittimi, che non si conoscevano tra loro, ognuno limitandosi al proprio compito. L’obiettivo di Michelangelo è quello di creare lo strato connettivo che mancava a quella dottrina”. Capito?

Veniamo, appunto, ad alcuni dati tecnologico-militari, secondo il Verbo di Maestro Cingolani.

In parole povere, Michelangelo Dome rappresenta una sorta di Maxi Cupola (speriamo non massonica) per la difesa europea, “interoperabile, interconnessa e intercomunicabile”. Un sistema basato, of course, sull’Intelligenza Artificiale, che crea “una cupola dinamica di sicurezza, capace di individuare, tracciare e neutralizzare le minacce militari”, in grado di creare “un percorso di analisi velocissimo, compatibile con la velocità delle minacce stesse”.

La nostra amata Cupola rappresenta “una soluzione modulare, aperta, sensibile e multidinamica”. E’ “un’architettura completa che integra sensori terrestri, navali, aerei e spaziali di nuova generazione, piattaforme di cyber defense, sistemi di comando e di controllo”.  Tutto finalizzato alla difesa dei nostri punti strategici, dalle infrastrutture critiche alle zone cittadine nevralgiche: difesa da ogni aggressione possibile, ovviamente oggi di marca russa, il pericolo che ormai ossessiona le nostre vite quotidiane. Pericoli dai quali Michelangelo potrà difenderci in modo perfetto, a 360 gradi.

Insomma, il nostro Dome rappresenta “un sistema di sistemi, con capacità di comando e di controllo, coerenti e operativi; in grado di eseguire un’orchestrazione multidominio nella valutazione delle minacce e nella successiva modalità di contrasto, immediata e adeguata”.

Al primo batter di foglia, al primo frinir di passero, è pronta ed efficace la reazione più energica, mirata e letale. Altro che porger l’altra guancia: se appena mi sfiori, ti distruggo…

Dicevamo all’inizio che abbiamo in pratica copiato il sistema IRON DOME da Israele: nonostante il nostro Profeta Cingolani sostenga che abbiamo tra le mani una cosa unica al mondo.

L’ha infatti ideato e realizzato una delle più grosse e antiche aziende militari israeliane, RAFAEL, sbocciata addirittura a guerra da poco finita, nel 1947. Il nome completo è Rafael Advanced Defense System Ltd, quartier generale ad Haifa. Quasi un quarto di secolo fa, per la precisione nel 2001, è diventata pubblica, sempre al servizio della Difesa, dell’esercito killer (IDF), di Servizi (Mossad e Shin Bet) e intelligence. Per portare a termine la missione suprema in testa alla lista dei desideri del governo guidato da Kapò Bibi Netanyahu: il GENOCIDIO del popolo palestinese.


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