Almeno per un giorno, il media system interrompe il tornado di parole, analisi, interviste, commenti, giustificato da tempi oramai remoti dalle tragedie Ucraina-Gaza, e per il nostro sollievo mette in pausa l’infinito tormentone del “Caso Garlasco”.
Siamo in sciopero e vi aderisco per ovvia, convinta solidarietà, nonostante abbia concluso da tempo l’attività professionale in Rai, ma non il rapporto quotidiano con l’informazione: Enzo Biagi, che ha onorato come pochi il giornalismo, ha definito così chi vi opera: “Giornalisti si nasce, giornalisti si muore”. Lo sciopero rivendica il diritto inalienabile della tutela garantita dal contratto di lavoro e il rinnovo per il nostro settore di lavoratori dell’informazione è in colpevole ritardo di due anni, per responsabilità delle controparti.
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.






























