MATTEO SALVINI / ENNESIMA BOCCIATURA PER IL SUO “PONTE”

Ponte sullo Stretto, continua il braccio di ferro tra la Corte dei Conti e il grande sponsor del faraonico progetto, il ministro per le Infrastrutture e capo Lega Matteo Salvini. Che nonostante le sonore bocciature delle toghe amministrative, dell’opposizione (che però riesce solo a pigolare) e soprattutto di associazioni e società civile, vuole a tutti i costi tirar dritto.

Ha già fatto, comunque, una figuraccia planetaria, perché aveva promesso  e sbandierato ai 4 venti che i lavori sarebbero iniziati a fine di quest’anno (cioè adesso), mentre siamo ancora alle battaglie legali, con uno start che – purtroppo per lui – si allontana sempre più. Se mai ci sarà…

Il Ponte sullo Stretto. Sopra, Matteo Salvini

Ma andiamo subito alle news e all’ennesima bocciatura firmata dalla Corte dei Conti, che appena un mese fa aveva apposto un deciso NO alla registrazione della delibera CIPESS (il comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) su cui, in pratica, poggia tutto l’iter burocratico del progetto.

I pesanti rilievi mossi ore fa dalle toghe amministrative riguardano la “violazione sostanziale” di alcune direttive europee in materia ambientale, sul fronte degli appalti e delle modifiche contrattuali, nonché l’esclusione dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) sul piano tariffario. CRITICITA’ – come vengono definite – certo da non poco.

Per la precisione, la fresca deliberazione è stata formulata dalla “Sezione centrale di Controllo di legalità sugli atti del governo” della Corte stessa.

Partiamo dal versante ambientale. Viene sottolineata innanzitutto la “violazione delle direttive 92/43/CE del 21 maggio 1992”. Si tratta, in sostanza, della cosiddetta procedura ‘IROPI’, che riguarda i ‘Motivi imperativi di rilevante interesse pubblico’, con cui si giustifica la realizzazione di un progetto, per “ragioni pubbliche prevalenti”,  ma che potrebbe avere ricadute negative sull’ambiente circostante.

La Corte dei Conti

Secondo il parere della Corte, la procedura è stata condottasenza il necessario supporto istruttorio. Infatti, “le assunzioni relative ai diversi motivi di interesse pubblico non risultano validate da organi tecnici, né sostenute da una documentazione adeguata”.

Anche le ragioni di tutela della salute e della sicurezza pubblica vengono definite “prive di adeguate e circostanziate valutazioni”.

Siamo solo all’inizio della sfilza di bocciature.

Eccoci ai criteri stabiliti dalla direttiva europea ‘Habitat: “non risultano soddisfatti”,mettono nero su bianco in modo tranchant i giudici della Sezione di Controllo sugli atti del governo.

Ancora. Lo scorso 15 settembre la Commissione UE ha chiesto ulteriori chiarimenti su “impatti, alternative e misure compensative”. Il MASE (Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica) guidato da Gilberto Pichetto Fratin risponde in modo che la Corte ritiene del tutto insufficiente e inadeguato. Il ministero, infatti, si è limitato a ripresentare, pari pari, i pareri VIAdel 2025 e del 2025, “senza aggiungere ulteriore documentazione”, invece necessaria.

Passiamo alla violazione delle direttive sugli appalti. E al tema non da poco circa “i termini entro i quali un progetto può riprendere senza ricorrere a nuove gare”. La Corte parla, a tal proposito, di esplicita violazione dell’articolo 72 della direttive 2014/24/UE, “in considerazione delle modifiche sostanziali, oggettive e soggettive, intervenute rispetto all’originario rapporto contrattuale”.

Secondo la Corte, infatti, con gran nonchalance il CIPESS presenta contratti del 2006, scaduti nel 2012 e addirittura rimessi in vita col decreto 35/2023: come se nulla fosse intanto successo. Tanto che – viene sottolineato dalle toghe – nel frattempo ci sono state sostanziali modifiche sul piano di finanziamento; l’aggiornamento dei corrispettivi, poi, non è accompagnato da un’istruttoria tecnica dettagliata; inoltre la documentazione contiene attestazioni di conformità “in assenza di dati finanziari di riferimento”, invece necessari. Insomma, un caos totale.

Eccoci infine al nodo ART, che fotografa – è il caso di dire – uno stato dell’arte totalmente ‘apocalittico’ per la fattibilità del Ponte sullo Stretto.

Il solito CIPESSviene rimarcato della deliberazione – esclude espressamente la necessità di acquisire il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti su tariffe e classificazione della rete. Sbrigandosela sostenendo che sarà la Società per lo Stretto di Messina a “gestire in regime di concessione ex lege tratti di rete classificata come strada extraurbana di categoria B”.

Bocciatura su tutte la linea anche stavolta. La Corte, infatti, parla (anzi scrive) senza mezzi termini di unascelta non supportata da alcuna istruttoria”.

A questo punto, chiunque di buon senso e con un minimo di sale in zucca prenderebbe il progetto e lo butterebbe dritto tra le acque dello Stretto. Senza pensarci su due volte.

La Voce lo ha scritto e denunciato tante volte: ma perché quei 13 miliardi e passa (che poi, si sa, raddoppiano o triplicano negli anni), invece di massacrare l’ambiente e consegnarli nella mani delle mafie (che ovviamente con le loro ‘imprese’ siciliane e calabresi controllerebbero la rete dei subappalti) non vengono destinati a mettere in sesto una buona volta le sgarrupate ferrovie meridionali, le reti secondarie e regionali ridotte a livello centroafricano, restituendo al Sud quel minimo di infrastrutture degne di una paese che possa vagamente definirsi civile?

Unica nota di consolazione. Mentre in occasione dei precidenti rilievi della Corte dei Conti ‘O Ministro Salvini ha risposto come uno scolaretto indispettito davanti alla maestra che lo mette in riga, “E io il Ponte lo faccio lo stesso”, almeno stavolta è stato zitto e muto come un pesce dello Stretto: incassando il colpo e diramando una scarna nota in cui viene sottolineato che gli uffici ministeriali si sono già messi al lavoro per chiarire tutti i punti.

Per la serie: adesso facciamo bene i compiti a casa.

Ma come faranno mai, i nostri Eroi, a rimettere insieme tutti quei cocci?


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