É incredibile cosa fanno i soldi! A qualcuno tirano fuori gli istinti peggiori. La procura di Milano sta indagando su alcuni ricchi italiani che hanno pagato fior di quattrini per uccidere persone a Sarajevo, partecipando ad una sorta di “safari” durante i quali, proprio come criminali senza scrupoli, si esibivano in una specie di tiro al bersaglio durante la guerra in Serbia per provare, da impuniti, il brivido di uccidere altri esseri umani. Uomini, donne, vecchi e bambini senza alcuna distinzione, in fuga da nemici e da cecchini dei loro eserciti. Erano state attivate, per finanziare la guerra, agenzie speciali che organizzavano a pagamento questi safari e, pare, che erano piene di prenotazioni. I ricchi partecipanti trascorrevano un intero week end a Sarajevo per dare sfogo al loro istinto criminale. Ma ora i PM milanesi hanno avviato su precisa denuncia un’istruttoria per trovare testimoni e per incriminare questi “cacciatori di umani”. Erano gli anni dal ‘92 al ’96, quelli dell’assedio alla città di Sarajevo, che visse 1425 giorni di assedio e durante i quali quando persero la vita oltre 11mila civili, di cui circa 1500 bambini. Le forze serbo-bosniache di Radovan Karadžić e Ratko Mladić circondarono la città impedendo l’arrivo di viveri, acqua e medicine. Ogni attraversamento di strada poteva essere fatale a quei civili inermi a causa dei tanti cecchini appostati in ogni palazzo. Fu allora che qualcuno pensò di finanziare la guerra “vendendo” postazioni di cecchinaggio a ricchi turisti del crimine in cerca di emozioni forti. Fu coinvolto, all’epoca, persino il nostro servizio segreto, il SISMI, per individuare questi assassini che, senza sensi di colpa, consideravano normale andare in quello scenario di guerra civile per sparare a cittadini inermi. Fu quella una sorta di slatentizzazione del più odioso degli istinti criminali che alberga dentro ognuno di noi.
Ora pare che costoro siano terrorizzati al pensiero di poter essere individuati e rischiare di andare a processo … come sarebbe giusto.
Tra poco, terminata l’attività istruttoria, si potranno interrogare i testimoni chiave e identificare i “turisti-cecchini”. Le indagini sono condotte in contatto operativo con alcuni ex agenti dell’intelligence bosniaca che riferiscono di aver avuto numerosi incontri con il Sismi, e che ora saranno ascoltati come testimoni. Gli italiani che pagavano per andare ad uccidere a Sarajevo saranno individuati e rinviati a giudizio. Nel frattempo, la Procura ha contattato, per acquisire nuove prove documentali, anche la sezione competente del Tribunale Internazionale, quello istituito sui crimini di guerra nel 2010, che ha già individuato alcuni protagonisti di questi reati e che ora sta indagando sui fatti e sulle persone coinvolte. La cosa più incredibile è che sono stati trovati anche documenti del Sismi che, all’epoca, a conoscenza di quei viaggi dell’orrore sarebbe intervenuto per tentare di bloccarli.
Chi erano questi “cecchini”? Erano ricchi appassionati di armi e cacciatori in cerca di nuove emozioni, che si appostavano lungo quella che verrà poi chiamata “Sniper Alley”, viale dei cecchini, la strada principale della capitale bosniaca.
“Il reato per il quale sta indagando la Procura di Milano è quello di strage aggravata da futili motivi” spiega lo scrittore Ezio Gavazzeni, autore della prima denuncia che ha consentito agli inquirenti di aprire il caso. Dopo anni di ricerche Gavazzeni ha deciso di consegnare l’ampio dossier raccolto alla magistratura italiana.
Tutto è cominciato da una notizia dimenticata, letta per la prima volta negli anni Novanta, poi riaffiorata nel 2022, quando il regista sloveno Miran Zupanič presentò un documentario dal titolo Sarajevo Safari, nel quale raccontava di questo “turismo di guerra” organizzato in Bosnia intorno alla città di Sarajevo assediata. Si trattava di uomini d’affari e di facoltosi occidentali che potevano pagare le alte tariffe previste e che venivano accompagnati sulle postazioni serbo-bosniache allo scopo di “provare l’emozione” di colpire con armi da guerra bersagli umani.
“Mi sono imbattuto in questa storia già negli anni Novanta” ha raccontato in un’intervista Gavazzeni “… ne scrissero all’epoca Il Corriere della Sera e La Stampa, poi tutto cadde nell’oblio. Quando vidi il documentario ‘Sarajevo Safari’ capii che non potevo più restare in silenzio. Ho contattato il regista, raccolto testimonianze, incrociato le fonti e, con l’aiuto della criminologa Martina Radice, abbiamo costruito il profilo di questi presunti cacciatori. È stato allora che ho deciso di denunciare”.
Ed è stato grazie a quella denuncia che oggi abbiamo potuto sapere di quest’ennesimo orribile crimine di guerra.
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