Il mio fine novembre prospetta l’opportunità di introdurre la presentazione di “spazIArte” ultimo saggio di storici e critici d’arte, primus inter pares il mitico Rosario Pinto, coautori Mino Iorio e Matilde e Di Muro. Rosario in eventi analoghi promossi dall’editore Raffaele Calafiore, ha smantellato dall’altro della sua eccellenza di analista del mondo complesso dell’arte il mio pur motivato pessimismo sul “che ne sarà dell’arte” se con il suo post moderno sembra aver esaurito il “poi” surrogando pittura e scultura con le installazioni, ‘invenzione’ di mercato, non poco interessanti ma tese a una forzosa novità di innovato astrattismo. Cos’altro immaginare all’indomani della musica classica atonale, della letteratura di Proust, cosa oltre il cool jazz, il teatro sperimentale, l’antimelodia del rock duro, del rap? Nobilitato da dotta umiltà, il dibattito ha visto Rosario Pinto correggere con superiore competenza l’idea di assistere all’arte che in lacrime avanza sul ‘viale del tramonto’. I fan più fidelizzati ritendono IA in grado di produrre un’opera d’arte pari all’ ‘Ultima cena’ di Leonardo, di competere con i capolavori letterari da Nobel. Inevitabile il confronto antitetico sull’incognita irrisolta degli effetti diretti e collaterali dell’Intelligenza Artificiale, della tirannia anti rivoluzionaria delegata ai potenti della Terra. Di qui a qualche giorno confesserò agli autori di “spazIArte” il disagio per lo status di umano terrorizzato dall’incontrollata invasione generalizzata della ChatGPT nel corpo e nell’ anima degli umani. So di aver ceduto alla pruderie, alla curiosità, alla richiesta a un “amabile, disponibile, quasi affettuoso, anonimo interlocutore” di inviarmi un’ode struggente sul caso virtuale di una bambina palestinese che assiste alla morte di padre a made vittime di cecchini israeliani. La risposta, è arrivata in tre secondi e competerebbe alla pari con il capolavoro di “M’illumino d’immenso”. Da quel momento IA ha invaso la mia scrittura quotidiana di articoli, le ricerche di internauta, con un’ossessiva ‘finestra-invito’ che chiede gentilmente “Come posso esserti utile, chiedi qualunque cosa”. La replica degli esperti: “Occorre cautela, il problema non è temere IA, ma esercitare il controllo sul sommovimento epocale che cambierà il mondo e l’umanità”. Giusto monito, ma forse monco. Non c’è finora chi sappia o voglia rispondere alla domanda “Chi ha creato e soprattutto chi governa l’Intelligenza Artificiale?
IA E L’ARTE? Tra pochi giorni l’evento promosso da Arkade nei padiglioni della Mostra d’Oltremare (30 Novembre, 10 e 30) proporrà le sagge riflessioni di specialisti sul tema. Intanto sfiora la dimensione di tragedia il numero di suicidi di soggetti fragili, manipolati dalla ChatGPT e aumentano i divorzi provocati dall’ingerenza nel privato di coppie in conflitto. L’AI invade l’intimità di una coppia, fa emergere un legame inedito, emotivamente complesso, mina la stabilità delle persone, incrina i rapporti meno solidi. Crescono i casi di “relazioni” tra umani e chatbot AI. Negli Stati Uniti (uno anche in Italia di un ragazzo innamorato di una donna virtuale creata da IA), sei suicidi addebitati alla ChatGPT (IA): Zane Shamblin (23 anni, Texas) avrebbe ricevuto “incoraggiamenti” da ChatGPT prima del suicidio. Amaurie Lacey (17 anni, Georgia): dopo un mese di conversazioni su temi legati al suicidio, si è tolto la vita. Joshua Enneking (26 anni, Florida),Joseph Martin Ceccanti (48 anni, Oregon) dopo anni di uso abituale di ChatGPT, avrebbero sviluppato la convinzione che l’IA fosse senziente, fino al suicidio. Le denunce dei sopravvissuti: “crollo psicologico”, “deliri” tecnologici”, “collasso psicologico acuto”. Capi d’accusa: omicidio colposo e istigazione al suicidio, negligenza, violazione delle leggi sulla tutela dei consumatori.
“Crescono i casi di “relazioni” tra umani e chatbot AI. Un’analisi di OpenAI, accerta che 0,07% degli utenti settimanali mostra segni di psicosi o mania e lo 0,15% discute di suicidio. Su 800 milioni di utenti, si calcola oltre un milione di conversazioni a rischio.
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