YITZHAK RABIN

Un maledetto colpo di revolver uccise Rabin e con lui la speranza di pace in Medio Oriente, quel colpo fu sparato da un estremista della peggiore destra ebraica che assassinò il 4 novembre 1993 il primo ministro israeliano. Yatzhin Rabin, noto come il politico israeliano della pace con i palestinesi. Fin dal 1992 il Partito Laburista di quel paese decise di puntare su di lui, politico e generale dell’esercito di Israele, per governare un paese difficile, da un lato fragile perché pieno di tensioni interne, dall’altro forte perché vittorioso nel 1967 della guerra lampo dei sei giorni. Fu nominato una prima volta premiernel 1974 dopo le dimissioni di Golda Meier, un vero e proprio monumento vivente alla storia dello stato ebraico e, nel 1993 al suo secondo mandato, firmò nel ad Oslo uno storico accordo di pace con il capo dei palestinesi Arafat. Fu un accordo che avrebbe potuto stabilizzare quella turbolenta regione e che valse a entrambi l’anno successivo il premio Nobel per la Pace, quando quel premio aveva ancora un significato nobile. Puntare su Rabin si rivelò una scelta quanto mai azzeccata e Rabin, che col tempo si guadagnerà il soprannome di “Mister Sicurezza”.

Quando tornò al potere per un secondo mandato, volle trattenere per sé anche il dicastero della difesa. Chiamò al ministero degli affari esteri anche il suo compagno-rivale Shimon Peres, e lo fece dopo aver appianato tutte le vecchie divergenze politiche avute con lui. Gli accordi di pace in quegli anni fecero scalpore in tutto il mondo, ma in Israele suscitarono una forte opposizione da parte della destra religiosa che cominciò a organizzare violente manifestazioni contro Rabin e contro la sua invisa politica di pace. Infatti, allora come oggi, la destra israeliana non intendeva in alcun modo perseguire una politica di pace in Palestina, convinta com’era di dover conquistare con le armi tutto il territorio che riteneva esserle stato assegnato direttamente da Dio, come documentato dalle sacre scritture. Gli accordi di Oslo prevedevano il riconoscimento, da parte di Israele, dell’OLP come legittimo rappresentante del popolo palestinese e da parte di questo il riconoscimento del diritto ad esistere di Israele.

L’omicidio di Rabin avvenne quindi per mano delle destre, le stesse destre che lo accusavano pubblicamente di essere un traditore. Ai suoi funerali, che si svolsero il 6 novembre del 1995, parteciparono oltre un milione di israeliani e decine di Capi di Stato, monarchi e governanti provenienti da tutto il mondo. A cerimonia chiusa, tutti si misero in fila per stringere la mano e abbracciare Leah Schlossberg, moglie del premier assassinato. Ma quando arrivò il turno di Benjamin Netanyahu, anch’egli presente alla cerimonia funebre, la signora Leah rifiutò il saluto. Fu un gesto forte, che è stato recentemente ricordato in un’intervista anche dal figlio Yuval.

Rabin era stato ucciso la sera del 4 novembre dopo una manifestazione in piazza dei Re d’Israele a Tel Aviv, oggi ribattezzata piazza Rabin. A sparare tre colpi di pistola, due alla schiena del premier e un terzo che colpì una guardia del corpo, era stato Yigal Amir, uno studente venticinquenne che aveva atteso il premier accanto alla sua automobile … e che era stato lasciato stranamente indisturbato. Circostanza che fece sorgere il sospetto di un coinvolgimento attivo del Mossad, il potente servizio segreto israeliano.

Quel raduno è ancora ricordato come la più grande manifestazione per la pace mai svoltasi in Israele. Si poteva in quella occasione scorgere uno striscione, ben visibile, sotto il palco degli oratori su cui era scritto “Contro la violenza e per la pace”. Un modo di affermare quel binomio era indivisibile, perché entrambi i sostantivi erano considerati egualmente importanti.

E pensare che all’inizio del suo mandato Rabin era considerato un “falco”, non certo l’uomo del compromesso, ma nella sua campagna elettorale aveva parlato molto di pace e delle concessioni che era necessario fare ai palestinesi.

Dopo la firma dell’accordo, le destre scatenarono una violenta campagna d’odio. Ricordo qui solo che, quando in tv si sentì Rabin commentare “… da ora basta sangue e lacrime”, Netanyahu appena nominato a capo del Likud commentò “… è impazzito” definendo Rabin come “… l’eroe della resa ad Arafat”.

Ancora più e sprezzanti e duri furono i giovani della destra radicale e soprattutto quelli dei coloni oltranzisti della Cisgiordania. Furono tutti protagonisti di manifestazioni dai toni sempre più violenti e macabri, in alcune di queste portarono persino le bare.

La morte fu così esibita simbolicamente, anticipando le intenzioni omicide che serpeggiavano in questa parte di Israele.

Con Rabin morì allora anche la speranza di pace.

 


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