I perché di uno scandalo in memoria del ‘fascio’. Emendamento a firma Fratelli d’Italia. Obiettivo: obbligare i dipendenti del trasporto pubblico a comunicare per iscritto e in modo “irrevocabile”, almeno sette giorni prima, l’adesione allo sciopero, ovvero il tentativo di mettere il bavaglio al conflitto sociale. Contestazione durissima del sindacato, delle opposizioni e con la coda tra le gambe il governo ha dovuto ritirare l’emendamento. La ‘bravata’ è stata archiviata, ma con l’intenzione provocatoria di riproporla in futuro come disegno di legge e sarà guerra tra le parti. Le sciagurate conseguenze dell’emendamento ritirato: pretesto per creare liste di scioperanti e discriminare i lavoratori, tentativo di oscurare l’effetto dello sciopero.
IL NEOFASCISMO, IN PRINCIPIO LATENTE, perché intimorito da leggi severe e dalla Costituzione, non ha più freni interni e il melonismo non riesce più spacciarsi per destra moderata. Esempio, questa oscena, mussoliniana proposta: “I sindacati comunichino al governo con una settimana o più di anticipo i nominativi dei lavoratori che aderiscono a scioperi di categoria o generali”. La reazione del sindacato e della sinistra non tarda a contestare l’assurdo dell’emendamento proposto da Fratelli d’Italia alla legge di bilancio e il governo è costretto a ritirare l’emendamento. La frase choc che accompagna la proposta: “Serve una discussione più ampia, intervenire sulla stortura derivante dalla normativa che attualmente regola gli scioperi nel contesto del trasporto pubblico”. Il proponente, il meloniano Gelmetti indotto al pentimento: “Sono consapevole che si tratti di un tema complesso e di grande rilevanza. Per questa ragione ritengo opportuno ritirare l’emendamento che avevo presentato alla legge di Bilancio” E però, ribadisce l’ostilità agli scioperi: “Capita che ad adesioni sindacali irrisorie corrispondano grandissimi disagi per gli utenti che penalizzano gli italiani. Per i servizi essenziali come i trasporti pubblici, occorre introdurre un meccanismo che garantisca un equilibrio tra la riduzione del servizio e la reale adesione agli scioperi, nel pieno rispetto del legittimo diritto dei lavoratori di far sentire la propria voce”. Conclusione rivoluzionaria di Gelmetti, che molto somiglia a quanto direbbe un metalmeccanico sindacalizzato della Fiom. Accidenti, funziona una robusta opposizione!
GIOIA e NOIA
Educazione familiare, perfezionata circumnavigando con garbo istintivo l’intero pianeta Terra. Grazia ricevuta il superlativo talento che in campi di ben altra natura ha dato alla luce Einstein, Beethoven, Leonardo da Vinci. Esagero? Ma certo, l’irriguardoso paragone è un evidente pretesto per evitare di ripetere quanto gli addetti ai lavori hanno detto e ripetuto all’infinito sulla sfida allo spagnolo number one, spinti all’enfasi da orgoglio patriottico per la scritta “Maestro Jannik” che l’entusiasta paparino avviterà sulla porta di casa del trionfatore di Torino co-capitale mondiale del tennis. Il garbo di Jannik è da nota bene nel manuale del bon ton. Edotto della coincidenza ‘finale del torneo Maestri’ (ore 18) e proibitiva impresa (20 e 30) del calcio azzurro di sommergere la pimpante Norvegia con una valanga di gol, Sinner ha chiesto e ottenuto dalla sua materia grigia l’input per liquidare la ‘pratica’ Alcaraz in orario per il clic del telecomando su Rai 1, dove la brutta copia della nazionale in altri tempi, campione del mondo, ha definitivamente certificato la consolidata mediocrità del calcio italiano. Signorilità e garbo non corrisposti dagli undici antieroi scelti da un esagitato Gattuso che a bordo campo niente ha potuto per sottrarre sé stesso e la nazionale alla mortificazione dell’uno a quattro subìto dalla sorprendente, gioiosa, Norvegia.
LA GIUSTIFICATA EUFORIA, generata dall’impresa di Sinner, ha lasciato il posto a delusione, noia, frustrazione ed è culminata con un nuovo clic sul telecomando per evitare lo ‘sperpetuo’ di una sconfitta dell’Italia senza attenuanti. Si è proposto come ‘Grande Bellezza’ il gesto del ragazzo dai capelli rossi che ha alzato al cielo la sontuosa coppa del vincitore (e chissà se era sul fondo l’assegno di 5 milioni e settecentomila dollari del vincitore). Di là dalla qualità del tennis sfoggiato da Jannik complimenti aggiuntivi. La compostezza del nostro campione ha contrastato le plateali sceneggiate di Alcaraz: smorfie, mano attorno all’orecchio per amplificare gli applausi di un pubblico pro Sinner, ma corretto, le mini risse verbali e gestuali con lo staff dei suoi allenatori, la reiterazione del pugno chiuso ad ogni colpo vincente. In positivo l’assenza di tic, forse unico esempio in assoluto di sobrietà antitetica al rito ossessivo di Nadal e di tutti i big.
SPETTACOLO HOLLYWOODIANO del Palatennis di Torino: raffinata tecnologia delle luci, preludio di danzatori acrobati, il ‘Mameli’ interpretato con giusta misura dai ‘Volo’, il significativo “Uno su mille ce la fa” di Morandi e presenze prestigiose colte dalle telecamere, il cerimoniale della premiazione, le frasi reciprocamente elogiative di Carlos e Jannik.
IN DUE PAROLE: calcio? Noia e delusione, tennis ‘festa grande’ ed esaltante italianità.
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