PIANTEDOSI VUOL RIAPRIRE I MANICOMI

Ci risiamo. Ora si vuole mettere mano alla legge sulla Salute Mentale e torna puntualmente l’ossessione della destra italiana per la riapertura dei manicomi. La legge chiuse i manicomi in Italia non è mai andata giù alla destra italiana. Forse perché è stata una legge simbolo, forse perché ha scardinato molti pregiudizi sui diritti civili e sui diritti inalienabili delle persone. Piantedosi ora comincia a straparlare e, proprio mentre il suo governo non finanzia adeguatamente la sanità pubblica, ha evocato la riapertura dei manicomi. Ha fatto filtrare la sua convinzione che quella riapertura sarebbe funzionale alla riduzione dei delitti di violenza. Il ministro, evidentemente,capisce poco di politiche per la salute in generale e ancor meno per la salute mentale. L’occasione per affrontare questi per lui impervi temi è stata data dal triste episodio di cronaca dell’accoltellamento di una donna a Milano per mano di un uomo con problemi psichiatrici. Ed è in quell’occasione che, commentando i fatti e parlando di ordine pubblico, ha pensato bene di chiedere la revisione radicale della legge Basaglia, che quei manicomi li chiuse.

Fu, infatti proprio il lavoro di quello che è stato uno dei più grandi psichiatri italiani, ma anche dell’intera generazione dei suoi coetanei, affiancati da tanti giovani studenti, operai, donne e altri protagonisti delle battaglie civili di quegli anni,che seppero organizzare una grande lotta collettiva per i diritti, un approdo di civiltà che ci è stato riconosciuto ed è stato apprezzato in tutto il mondo civile. Basaglia semplicemente rese evidente, in forma definitiva, che il manicomio non curava, ma custodivasoltanto ed era diventato ormai una fonte di indicibili violenze e sofferenze sminuendo le persone … sino a privarle di ogni valore e dei diritti civili.

Quella stagione di grandi riforme ora appare davvero lontana, tanto che il Senato sta discutendo, a proposito di salute mentale, un DDL proposto dal deputato di FdI Francesco Zaffini, che propone di manomettere pesantemente la riforma basagliana sulla salute mentale e ripropone le grandi strutture asilari (in sostanza i vecchi manicomi). Attualmente la sua proposta è in discussione presso la commissione referente e sarà certamente oggetto di numerosi emendamenti quando arriverà in aula. Sinora sono falliti tutti i numerosi tentativi di cancellare quella legge e, soprattutto, vedremo se ora si allargherà il dibattito pubblico nel paese. Ma, ritornando alle dichiarazioni del nostro solerte Ministro dell’Interno, occorre essere chiari su alcune cose. In primo luogo, dopo avere espresso la nostra piena solidarietà e vicinanza alla donna che ha subito l’accoltellamento, proviamo ad immedesimarci nelle persone che vivono il disagio psichiatrico e che ora si sentono, in qualche modo, tirati per la giacca e definiti soggetti potenzialmente pericolosi. Poi ci piacerebbe provare a ristabilire un nesso accettabile tra i concetti di sicurezza e di cura, perché è intorno a questo nesso, secondo le evidenze scientifiche più presenti in letteratura, che si dovrebbe fondare una discussione seria e responsabile.

Se è vero che il tema della pericolosità sociale è un tema importante, non è invece vero che esso sia endemico, anzi. Questo tema rappresenta semmai una piccola parte dell’insieme delle tematiche connesse alla salute mentale. Si tratta di superare finalmente questa drammatizzazione strumentale. La pericolosità esiste, in realtà, in tutti gli esseri umani e nel caso di coloro che soffrono di un disagio psichico può essere affrontata con efficacia se viene adeguatamente trattata con una cura adeguata, per tutti gli altri è molto più difficile curare la loro aggressività.

Allora, se questo è vero, il tema non è quello evocato da Piantedosi. Non è il ripristino dell’istituzione totale la soluzione, casomai potrebbe esserlo un’attenta disamina critica di che cosa ne è stato della riforma che quell’istituzione aveva giustamente archiviato, cosa è rimasto della prevenzione e dell’assistenza territoriale, che pure erano ampiamente previste da quella stessa legge.

Basaglia aveva invocato la chiusura dei manicomi alla fine del ‘68 italiano. La legge che porta il suo nome prevedeva,dieci anni dopo, una serie di interventi, di strutture, di reti nazionali di servizi che, in particolare a livello territoriale, potessero assicurare la cura e il supporto alle persone con malattia mentale.

Questa architettura, in grado di rovesciare un sistema autoritario, incapace di curare ma solo in grado di annichilire, è stata semplicemente non implementata. Negli anni le risorse per la salute mentale sono diventate sempre più insufficienti. È proprio per questo che oggi c’è chi, come l’on. Zaffino, preferisce le scorciatoie istituzionalizzanti. A lui e a Piantedosi, che davvero farebbe meglio a ricercare altre vie di facile consenso, chiediamo conto di cosa intenda fare il governo di cui fanno parte in merito al rilancio della coppia sicurezza e cura. Temiamo che qui le chiacchiere siano a zero, visto che per la sanità pubblica i soldi dal governo meloniano non arriveranno. Siccome purtroppo la salute mentale è stata sempre considerata la cenerentola non è difficile trarre conclusioni. Tutto questo è inaccettabile e può avere ricadute disastrose su chi vive ogni giorno il proprio disagio.

Quelli veramente pericolosi, quelli veri, sono coloro che governano questo paese.

 


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