Il governo sfascista lady Giorgia Meloni ha siglato un patto di ferro con Israele per la nostra cybersicurezza.
Il fresco sigillo è arrivato dall’Agenzia nazionale per la cybersicurity che ha appena approvato le linee guida di un protocollo che sancisce e favorisce, di fatto, la nostra quasi totale dipendenza, su questo fronte, da Tel Aviv.
Un piano ‘scientifico’, studiato passo per passo e partito quasi due anni e mezzo fa, in occasione dell’incontro di aprile 2022 fra Donald Trump e la nostra premier.
Commenta tutta la dirty story il giornalista e grande esperto di Medio Oriente Alberto Negri: “Questo governo ha firmato un accordo per l’appalto della nostra cybersicurezza a Benjamin Nentanyahu. Il capo delle sicurezza, Roberto Baldoni, si è dimesso proprio perché non era non voleva firmarlo. Significa che abbiamo ceduto, nell’indifferenza più assoluta, parte della nostra sovranità e della nostra sicurezza ad Israele”.
Vediamo le tappe di questa escalation, che ora raggiunge la sua apoteosi, nel più totale silenzio politico e mediatico, come giustamente sottolinea Negri. Ai confini della realtà, ma ben dentro i confini di un Paese che ha ormai, nei fatti, venduto i residui brandelli della sua indipendenza ai nostri Padroni, Stati Uniti come sempre of course, e anche Israele, autori dei più giganteschi crimini contro l’umanità.
Ad aprile 2022 lo strategico incontro fra il Tycoon e lady Meloni a Washington, dove viene piazzata la prima pietra. “Stati Uniti e Italia – riportò un comunicato congiunto – riconoscono la necessità di proteggere le nostre infrastrutture e le tecnologie nazionali critiche e sensibili, ed è per questo che ci impegniamo a rivolgerci SOLO a venditori affidabili”. Chiaro il riferimento ad escludere tassativamente dai fornitori paesi nemici come Russia, of course, ma anche la Cina.
A luglio 2024 la Commissione UE propone si sospendere Israele dal programma di ricerca ‘Horizon Europe’, che riguarda anche la cybersicurezza. Ma tutto salta per il preciso NO opposto da Germania e Italia.
A settembre 2024 il presidente della Commissione Difesa della Camera, il forzista Antonio Minardo, annuncia la presentazione di un disegno di legge che rafforza il ruolo della Difesa nel settore del cyberspazio. In questo contesto, dipenderanno dal ministero di Guido Crosetto, oltre ad Esercito, Marina ed Aeronautica, anche il Cyber. Cosa che fatica non poco a digerire il sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha le deleghe per sicurezza e cyber.
Obiettivo del ddl è di “abilitare il ministero della Difesa alla conduzione di operazioni nel cyber spazio anche al di fuori dagli scenari di conflitto armato” e di “garantire il livello di autonomia operativo necessario per fronteggiare un dominio sempre conflittuale”.
Basilare l’articolo 4, che “consente al personale delle Forze Armate, quando conduce operazioni nel dominio cyber che richiedono specifiche competenze tecniche, di avvalersi del supporto di soggetti, persone fisiche o giuridiche, specializzati nel settore”.
Sorge spontaneo il forte sospetto di “esternalizzazione”. Ossia la volontà di appaltare a società estere anche pezzi strategici delle nostre attività nel campo specifico, non poco delicato e strategico.
E subito si comincia a parlare dei due leader mondiali, Usa e Israele. Sul primo fronte domina il colosso ‘Palantir’, che fa capo ad un grande amico di ‘The Donald’, ossia Peter Thiel, il quale ne è il co-fondatore. Sul secondo fronte c’è un esercito di 500 aziende, che nel 2024 ha macinato ricavi per 3,8 miliardi di dollari, con uno stratosferico aumento del 53 per cento rispetto all’anno precedente.
Nel corso del 2024, poi, il governo, con un emendamento, ha modificato la normativa sulla cybersicurezza, aprendo la porta a partenariati non solo con Paesi NATO, ma anche con paesi Terzi, ossia che a loro volta hanno in essere accordi con Usa e Nato: un autentico assist pro Israele. Per il semplice motivo che, tra i ‘Terzi’ ammessi, è quello di gran lungo più attrezzato sotto il profilo tecnologico-militare, ben più di Australia, Nuova Zelanda, Svizzera, Giappone e Corea del Sud, le altre nazioni ammesse nella ristretta cerchia dei possibili appaltatori.
I quali – ciliegina sulla torta – potranno godere di un grosso incentivo: ossia un bonus di 8 punti rispetto alle aziende dei paesi concorrenti, quando presentano le loro offerte commerciali. Un bonus certo non da poco, in grado di condizionare l’assegnazione delle strategiche commesse tecnologico-militari.
Offerte che comprenderanno, come piatti principali, antivirus, microprocessori, telecamere di videosorveglianza, firewall anti hacker e anche i software di controllo dei droni.
Così commentano gli analisti di ‘ICT Security Magazine’: “La cooperazione con l’intelligence israeliana in Italia si sviluppa da tempo in ambiti poco trasparenti e scarsamente regolati, alimentando una zona grigia in cui la sicurezza nazionale si intreccia con interessi esterni, in assenza di una trasparente governance istituzionale”.
Da rammentare, mesi fa, il caso ‘Pegasus’: vale a dire il software prodotto dall’azienda israeliana ‘NSO Group’ servito a monitorare, sorvegliare e spiare non pochi giornalisti, attivisti e oppositori politici. Un giallo ancora da chiarire fino in fondo, nella solita Italia di intrighi, dirty business & misteri…
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