Alla faccia della tregua a Gaza e della ‘pacificazione’.
Poche ore fa la Knesset, ossia il Parlamento israeliano – ormai composto da una gang di brutali assassini – ha dato il suo primo ok ad un disegno di legge voluto con forza dal falco di Tel Aviv, il ministro per la Sicurezza Interna Itamar Ben Gvir, un super-sionista.
Prevede in sostanza la pena di morte per presunti terroristi. Ma si applica solo ai palestinesi, e non ai cittadini israeliani. Ossia lo stesso tipo di omicidio, di atto terroristico è punito con la morte se (probabilmente) compiuto da un lurido palestinese, è punito con niente se l’autore è ebreo.
Non c’è neanche bisogno di dirlo: siamo alla follia criminale allo stato puro, in perfetto stile hitleriano.
Tradotto in soldoni vuol dire: il GENOCIDIO deve essere portato a termine, fino all’ultimo palestinese. Ma ora l’esecutivo vuole piazzare la ciliegina sulla torta, con questa legge degna dei tribunali cileni ai tempi di Pinochet.
Altro che quella buffonata, o meglio quella trumpata, del ‘Piano di Rinascita’ per Gaza, vergognoso fumo negli occhi per ingannare l’opinione pubblica internazionale. L’occupazione militare del territorio, anzi, sale di tono. Il Dipartimento di Stato Usa ha infatti previsto la creazione di un’altra maxi base militare a stelle e strisce proprio a ridosso di Gaza. Un progetto da mezzo milione di dollari. Filtra dal Dipartimento: “L’iniziativa mostra quanto Washington sia determinata ad intervenire direttamente a Gaza e nel conflitto israelo-palestinese”. Ma hanno preso mezzo mondo per il culo?
Il Tycoon una ne fa al giorno e cento ne pensa. Ora tira di nuovo fuori dal cilindro la richiesta di grazia per il suo grande, eterno amico, il premier boia di Tel Aviv Bibi Netanyahu.
“Un formidabile e decisivo premier di guerra che ora sta guidando Israele in tempo di pace”, commenta il sempre più invasato ‘The Donald’ che invita il presidente israeliano Isaac Herzog a concedere la grazia all’Eroe del Genocidio e a mettere fine “una volta per tutte a questa battaglia giudiziaria”.
Battaglia, rammentiamolo, cominciata ben prima dell’inizio del conflitto, e che tira in ballo il premier per una serie di maxi corruzioni nonché per i pingui finanziamenti fatti arrivare al ‘nemico’ (sic) Hamas attraverso il Qatar! Non proprio bazzecole, crimini di guerra a parte…
Herzog replica lapidariamente che “chiunque chiede la grazia presidenziale deve presentare una richiesta formale secondo le procedure stabilite”. Con ogni probabilità seccato per le continue ingerenze Usa, visto che poco più di un mese fa, presentando con l’amico Bibi il ‘Piano di Rinascita’ (sic) per Gaza, il Tycoon aveva già espresso la stessa, identica richiesta. A quando il tris?
Passiamo ad un documentario choc sul genocidio e i crimini senza confini commessi dall’esercito israeliano, il famigerato IDF. E’ infatti appena apparso il 10 novembre sul canale della tivvù britannica ITV – proprio mente infuria il caso BBC e la richiesta danni da 1 miliardo di dollari del Tycoon – “Breaking Ranks: Inside Israel’s War”, del regista e reporter Benjamin Zand.
Ancor più significativo, il lungo reportage, perché a parlare e a testimoniare sono proprio giovani soldati dell’IDF e addirittura qualche comandante, traumatizzati dopo la brutale esperienza.
Commenta Daniel C., responsabile di un’unità di carri armati dell’esercito: “Hanno distrutto tutto il mio orgoglio di essere israeliano, di essere un ufficiale dell’IDF. Tutto ciò che resta è vergogna”. Di tenore molto simile tanti altri commenti.
Vengono riportate le terrificanti parole di diversi comandanti: “Nessuno è innocente a Gaza”. Oppure, “Se vuoi sparare senza freni puoi farlo”, o anche, “le regole qui non esistono: spara e uccidi il nemico”.
Osserva il regista britannico di origini iraniane Ben Zand: “La capacità di esporre la realtà di ciò che è accaduto sul campo in questa situazione orribile è ciò per cui esiste il giornalismo. Queste testimonianze fanno luce su azioni e decisioni che il mondo non avrebbe mai dovuto vedere e ci sfidano a confrontarci con ciò che accade realmente in un conflitto quando la responsabilità politica è persa”.
E guarda caso proprio in queste ore il ministro della Difesa, Ismael Katz (nomen omen), ha decretato la morte perfino della storica, ultradecennale radio ufficiale dell’esercito israeliano, ‘GALEI TZAHAL’ che chiuderà battenti “al massimo” – viene assicurato dai kapo’ di Tel Aviv – entro il 1 marzo.
Da sempre vanto dell’esercito, ora è diventata un covo di comunisti. Sentite le ridicole giustificazioni di mister Katz. “Demotiva i soldati, le loro famiglie e il popolo. E ha dato informazioni distorte durante i due anni di conflitto”.
La filippica è appena cominciata. “La radio, creata per i soldati e le loro famiglie, non è una piattaforma di opinioni che talvolta attaccano l’esercito stesso”.
Ma addirittura – secondo il Katz Pensiero – in non poche occasioni la radio “ha fornito ai nemici messaggi distorti, come se provenissero dall’IDF”. Parole che dovrebbero essere subito analizzate da un team di psichiatri, perché palesano una evidente sindrome da accerchiamento.
Il Piano Katz, però, è già bello e pronto. Ha infatti appena annunciato la formazione di un team che si occuperà non solo della chiusura, ma anche di gestire i licenziamenti dei dipendenti civili, nonché di garantire la sopravvivenza della radio gemella ‘GALGALATZ’.
Che, per fortuna, si occupa solo di musica e sicurezza stradale…
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