LA BUONA SCIENZA – IL 22 NOVEMBRE A NAPOLI SI PRESENTA IL NUOVO LIBRO DI GIULIO TARRO

-Dai temi spinosi sulla mortalità di alcuni vaccini, alla nuove frontiere della bioetica, dalla cura con cui salvò Giovanni Paolo II, alle sue scoperte sulla “fabbrica dei virus mortali” del governo americano… con tutta la semplicità di un grande maestro della Medicina Giulio Tarro, attraverso il racconto delle sue straordinarie esperienze di vita e di ricercatore, nel suo nuovo libro offre uno sguardo ampio ed autorevole su come dovrebbe essere la Scienza nel nostro mutevole mondo.-

 

Cosa è diventata oggi la Medicina? Quali interessi tutela realmente la ricerca scientifica? L’Intelligenza artificiale potrà mai sostituire l’empatia del medico? Servono per davvero le vaccinazioni di massa? E sarà la Bioetica a salvare il mondo? Questi ed altri interrogativi chiave del nostro tempo trovano sorprendenti risposte in un libro appena uscito.

Una recente immagine del professor Giulio Tarro sul terrazzo del suo studio di Posillipo

Arriva nelle librerie “La Buona Scienza”, il libro di Giulio Tarro nel quale il grande medico e ricercatore, più volte candidato al Premio Nobel, consegna alle future generazioni la sua epocale lezione su quella “Medicina nel segno dell’Umanesimo” che ha salvato milioni di vite umane nel mondo.

Edito da Helicon (Arezzo), curato dalla giornalista Rita Pennarola, il volume ripercorre in oltre 260 pagine le tappe della luminosa carriera dell’autore al servizio della Medicina, della Verità e della Giustizia. E ci spiega, in primo luogo, perché non può esistere una Medicina autentica senza la Giustizia. Questo principio, alla base della scienza medica fin dalle sue origini, la vocazione di non abbandonare nessuno al proprio destino, è la stella polare che guida la vita di Tarro uomo, medico e scienziato. Ma questa è anche la storia di un “eretico”, di un medico che, ponendosi fin da giovanissimo al servizio di un solo padrone, la ricerca della verità e del bene comune, ha osato sfidare le baronie accademiche pur di preservare strenuamente la ricerca scientifica da interessi economici e politici di qualsiasi genere. «Se di scienziati “eretici” come lui ce ne fossero stati tanti di più – annota la curatrice – il mondo sarebbe oggi un posto migliore».

 

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—-LA BUONA SCIENZA – COPERTINA

Animato da simili pietre angolari, Tarro raggiunge traguardi scientifici inimmaginabili: dalla correlazione fra cancro ed alcuni tipi di virus scoperta con il suo maestro Albert Sabin negli Stati Uniti, alla sconfitta del “male oscuro” che falcidiava i bambini negli anni ’70, alla localizzazione del vibrione, che pose fine all’epidemia di colera, fino alla rivelazione della cura che salvò la vita a Giovanni Paolo II. Attraverso questo libro il lettore può seguire, tutto d’un fiato, il cammino di un ricercatore che, fin da giovanissimo, ha condotto la sua battaglia contro la vivisezione e che, in tempi più recenti, è stato protagonista sulla stampa internazionale di dure prese di posizione contro certe imposizioni dei governi, rivelatesi poi fallaci e talvolta mortali, durante la pandemia da Covid 19.

Nell’impartire con naturalezza e semplicità la sua magistrale lezione, il professor Tarro restituisce all’umanità la figura di ciò che dovrebbe essere sempre ed ovunque il medico, appassionato ricercatore di giustizia, di verità, di quella incessante fatica per non smettere mai di arrivare all’unico, autentico scopo della sua stessa esistenza: salvare vite umane.

 

La Buona Scienza sarà presentato in anteprima sabato 22 novembre ore 17:30 alla Libreria Raffaello di Via Kerbaker 35, a Napoli. Sarà una possibilità straordinaria, per i tanti che seguono il professor Tarro, di incontrarlo e dialogare con lui. Ci saranno anche il professor Gaspare Bassi, medico, l’avvocato e scrittore Angelo Pisani, il penalista e scrittore Gennaro De Falco, la curatrice del libro Rita Pennarola, giornalista, e molti altri.

 

L’incontro in Vaticano con Giovanni Paolo II dopo la guarigione.

 

IN ESCLUSIVA, Per gentile concessione dell’Autore, pubblichiamo un brano dal capitolo in cui Tarro racconta come salvò la vita a Giovanni Paolo II quando, dopo l’attentato in Piazza San Pietro, fu colpito da un’infezione che sembrava inguaribile e lo stava stremando.

In quei giorni, una domenica mattina, mi telefonò Maurizio Costanzo. Ci conoscevamo, perché ero già stato più volte ospite del suo Show. «Come lo stanno curando il papa?», mi chiese a bruciapelo Costanzo.  Ed io, prontamente, risposi: «Male!». «Non corrisponde al vero – spiegai – che per il virus cytomegalico ci si debba affidare solo ad una reazione naturale dell’organismo. Una terapia esiste ed è l’Inteferon». Mi sembrava incredibile – e lo dissi – che fino a quel momento l’Interferon non fosse stato utilizzato, il ritardo dei medici del Gemelli era sconcertante, «perché – aggiunsi – quel farmaco può essere risolutivo, ma se viene impiegato quando l’infezione si è propagata oltre un certo limite, non ha più efficacia». Scoperto nel 1957 da Isaacs e Lindmalm, l’Interferon è una glicoproteina che viene estratta dai globuli bianchi del sangue del donatore ed ha un costo molto elevato».  (…)

(…) «La sera stessa ricevetti una telefonata dall’entourage polacco di Wojtyla. Dissi loro che a mio giudizio esisteva un’unica possibilità di salvare il Papa da quel virus: somministrargli l’Interferon che stavano producendo in un laboratorio specializzato di Berna, il Tiefenau, dove lavorava il ricercatore Gabriel Emodj, che conoscevo, e che già nel 1978 aveva pubblicato un lavoro scientifico in cui illustrava i clamorosi risultati ottenuto con l’Interferon in pazienti affetti da Cytomegalovirus». «Cominciarono frenetiche trattative segrete fra la Santa Sede e Berna. Due giorni dopo arrivò al Gemelli un rappresentante del Tifenau Hospital». (…)


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