Da sempre fa parte della tradizione napoletana, vive nell’animo degli abitanti cui reca talvolta paura, altre volte soggezione, ma sempre e comunque un innegabile fascino. Parliamo del “Munaciello”, quello spiritello che si aggirava nelle antiche case partenopee e che, in fondo, non è detto che sia davvero scomparso.
Certamente vive e si anima al Cartastorie, il suggestivo Museo dell’Archivio storico della Fondazione Banco di Napoli situato in via Tribunali, nella sede monumentale di Palazzo Ricca.
Grazie alla guida sicura di personalità come il presidente Orazio Abbamonte e il direttore Generale Ciro Castaldo, la Fondazione da qualche anno ha infatti dato vita a questa nuova, straordinaria creatura: il Cartastorie. Diretto da Marcello d’Aponte, questo Museo vivo custodisce e dona alla città le voci, le storie, le narrazioni della città antica, utilizzando strumenti multimediali fra i più innovativi e sofisticati.
E’ in questo quadro che si inserisce appunto ‘O Munaciello, l’imperdibile ciclo di visite guidate teatralizzate, che dà appuntamento ogni sabato e domenica dall’8 al 23 novembre aprendo le sue porte alla città.
Tra scaffali che custodiscono 450 anni di memorie, i visitatori scopriranno racconti, vite intrecciate e voci che ancora oggi risuonano tra le pagine degli antichi registri. Ad accompagnarli sarà un ospite speciale: il Munaciello, pronto a svelare segreti e curiosità custoditi nei meandri dell’Archivio Storico del Banco di Napoli.
LE VISIONI DI GUIDO PALMADESSA
Presso la stessa sede di Palazzo Ricca segnaliamo anche la mostra Sedimenti del pittore e muralista argentino Guido Palmadessa, curata da Noemi Verdoliva. Allestita per iniziativa della Fondazione Banco di Napoli ed inaugurata il 5 novembre, la mostra propone ventuno dipinti su tela realizzati con tecnica mista prevalentemente con pittura a olio, di medio e grande formato, e una serie di 20 disegni su carta intitolata First thoughts.
Guido Palmadessa tra i più noti street artist, è nato Buenos Aires, vive e lavora a Berlino. Formato presso l’Università Nazionale delle Arti (U.N.A., Argentina) e cresciuto nel movimento di arte urbana, la sua opera mantiene una tensione tra gestualità espressiva e costruzione figurativa.
«La mostra – spiega la curatrice Verdoliva – ripercorre la ricerca dell’autore come indagatore delle connessioni interpersonali. Ritratti accidentali che catturano momenti intimi in uno stato di continua trasformazione, mettendo in discussione l’idea della pittura come qualcosa di fisso, come se l’immagine stessa resistesse alla propria immobilità».
«Per la prima volta, la Fondazione Banco di Napoli ospita nelle sale dell’ala ovest le opere di Palmadessa – commenta il Presidente Orazio Abbamonte – un incontro significativo, che mette in dialogo due forme diverse ma affini di memoria: quella custodita nei documenti dell’Archivio e quella evocata dalle immagini dell’artista. Entrambe nascono dal desiderio di trattenere tracce del tempo, di dare forma all’invisibile, di restituire una continuità al fluire delle vite e delle storie».
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