ANTICA SAGGEZZA

VULPES PILUM MUTAT, NON MORES, ovvero la saggezza etica dei latini: “Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”, ovvero ‘è molto difficile cambiare le brutte abitudini, anche se si tenta di apparire diversi. Ovvero, i difetti profondamente radicati sono molto resistenti.  Chapeau all’inventore di “Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”, che molti secoli fa etichettato corrotti e corruttori del nostro tempo, politici despoti, millantatori, tracotanti seriali. Svanita dalla cronaca nera l’illusione di un dopo tangentopoli dell’onestà, la cronaca racconta con desolante frequenza le innumerevoli operazioni anti corruzione, la mole di lavoro della magistratura per indagare e condannare la degenerazione della seconda e terza repubblica. IL dio denaro caratterizza il malcostume, qualunque sia il mezzo per metterlo in cassaforte. Ecco un ultimo caso di appalti truccati che com’era facilmente prevedibile non risparmia la follia scientifica, ambientale, finanziaria, del Ponte sullo Stretto, con il capitolo di accertamenti pieni di omissis relativi agli interessi suscitati dall’opera.

Diciotto i soggetti indagati: l’inchiesta ha come principale bersaglio della magistratura l’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro e lo scottante tema delle indagini è la sanità. Ecco, chiare, le ragioni della premessa sul ‘lupo che non perde il vizio’. Cuffaro, detto Totò, è reduce da sette anni di carcere per favoreggiamento di mafiosi di Cosa Nostra’ e ha millantato di aver imboccato la strada del pentimento, della redenzione. L’inchiesta, che[ls1]  indaga sui vertici delle aziende sanitarie,  oggetto di spartizione meticolosa, gli imputa i reati di corruzione, associazione delinquere e turbata libertà degli incanti indaga sui vertici delle aziende sanitarie,  oggetto di spartizione meticolosa. “Noi abbiamo Enna, Palermo e Siracusa”, ha detto al telefono, Cuffaro, non sapendo di essere intercettato dalla Procura di Palermo.

Parole che, secondo i pm che ieri hanno chiesto l’arresto dell’ex governatore e di altre 17 persone, dimostrano l’influenza e l’ingerenza nella gestione strategica dei posti di maggiore responsabilità nel mondo della sanità regionale. Non solo direttori di Dipartimento e dirigenti regionali nella cerchia di persone che ruotavano attorno all’ex governatore siciliano. Anche due ‘talpe’, un alto ufficiale dei carabinieri e un ex poliziotto. Nonostante le tante precauzioni dettate dalla paura di essere ascoltato, gli avvertimenti degli amici e i tentativi di sapere in anticipo eventuali indagini a suo carico, l’ex governatore è stato intercettato più volte nel corso dell’inchiesta della procura palermitana sui presunti appalti truccati nella sanità siciliana. Dalle carte dell’inchiesta, che vede finora 18 indagati, viene fuori uno spaccato di concorsi e appalti truccati in cui Salvatore Cuffaro si sarebbe mosso a suo agio mettendo in piedi una vera e propria associazione a delinquere per pilotare assegnazioni e incarichi. Corsi e ricorsi, commenterebbe Giambattista Vico.


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