MAMDANI, “X FACTOR” DELLA SPERANZA 

Vi risparmio il tempo seppur minimo che richiede la ricerca con Google Chrome di “patriota”. Scelgo per voi la definizione di AI Overview:

[Patriota è una persona che ama la propria patria ed è disposta a sacrificarsi per essa, oppure che combatte per la libertà della sua nazione. Il termine può anche indicare “partigiano” in un contesto storico specifico come il Risorgimento.

SINONIMI E CONTRARI: alcuni sinonimi includono partigiano e antifascista (in contesti specifici), mentre contrari possono essere traditore, straniero o forestiero]. A voi la scelta tra sinonimi e contrari per aggettivare l’inquilino abusivo della Casa Bianca, al secolo il tycoon e spero sia  “traditore”.  È nel libro dei perché la chiave per interpretare la citazione di “patriota”. Il riferimento nasce dall’epilogo di un commento ‘a caldo’, dalla scomposta reazione del peggiore presidente degli Stati Uniti alla galoppata elettorale che consegna alla ‘Grande Mela’, alla metropoli simbolo dell’America, un primo cittadino dichiaratamente antifascista, il suo progetto sociale, risanatore del degrado che sarebbe aumentato a dismisura con l’elezione del candidato trumpiano votato da un miserrimo 7% di newyorkesi. Un titolo a tutta pagina: IL SINDACO DELL’ALTRA AMERICA ben sintetizza la portata dell’evento, ovvero la sfida democratica al presidente antipatriottico che costituzionalmente dovrebbe esserlo di tutti e invece, appresa la notizia per lui traumatica, della vittoria di Zohram Mamdani, ha sparato la ‘balla colossale “A New York un regime comunista” e per non smentire la sua natura di rancoroso, divorato da complessi di fasulla superiorità (basata sul nulla), ha minacciato di dare un taglio netto alle risorse nazionali per New York. La cistifellea delle destre mondiali, inclusa quella del melonismo italico, si va gonfiando di bile e in prima fila c’è il Salvini “italiano a metà” con il compare Vannacci. Non manca l’abituale spocchiosa velenosità della Renzulli e purtroppo trova una sorprendente sponda in Conte che condivide il lapidario “New York non è gli Stati Uniti”, e finge di ignorare le vittorie dei democratici anche in Virginia e New Jersey. Tace per ora la bambolina Meloni nelle grazie di Trump e forse esagera Elly Schlein nel trionfalismo del traslare  traslare il caso New York prematuramente nelle faccende del Bel Paese. Il progetto socialista di Mamdani vince per aver posto in cima alle priorità i bisogni degli ‘ultimi’ e promesse forse ambiziose: canone dell’affitto case calmierato, 200 mila nuove abitazioni a prezzi controllati, tasse maggiorate per i quartieri ricchi, supermercati comunali a prezzi bassi, trasporto pubblico gratuito, più asili e scuole materne. Rispetterà tanti gravosi impegni? Sarebbe una rivoluzione miracolosa, sempre che Trump non dia seguito alla minaccia di punire New York privandola di fondi.

Ps. La destra accusa Ranucci: “Se dice di essere seguito dai serviti segreti e sa chi è il mandante politico, lo dica”. Ranucci rifiuta di dirlo per non incappare in un’ennesima querela. Episodio analogo: la presidentessa del consiglio dichiara che ‘politici’ menderebbero soggetti sotto la sua abitazione per spiarla e chissà per quale altra peggiore intenzione. Le chiedono: “Dica chi sono i politici di cui parla” e lei, infuriata, rivolta al giornalista: “Non lo dico, indaghi lei. È il suo mestiere”.


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