SUSAN MONAREZ

Inizia la “mattanza politica” trumpiana, e inizia proprio dalla sanità pubblica. Kennedy jr., segretario alla salute della nuova amministrazione americana, ha licenziato la direttrice dell’Agenzia USA della Salute (che corrisponde al nostro Ministero alla Salute) Susan Monarez, per atteggiamenti non conformi a quelli dell’amministrazione americana. La ormai ex dirigente dell’Agenzia si è ribellata al suo licenziamento ed ha rilasciato una lunga intervista alla prestigiosa rivista Nature, nella quale ha dichiarato “… io sono stata emarginata per aver difeso la scienza. Mi hanno chiesto di licenziare, senza motivo, alcuni dei migliori scienziati non graditi e di approvare raccomandazioni contro l’uso dei vaccini … senza dati scientifici di supporto”.

A meno di un mese dalla nomina a direttrice dei Centers for Disease Control and Prevention, la scienziata Monarez è stata brutalmente sollevata dal suo incarico su precisa indicazione del presidente Trump. La scienziata nella sua intervista ha voluto svelare i retroscena del suo licenziamento, a cui sono seguite molte critiche nel mondo scientifico e della ricerca medica americana.

Kennedy, che non fa certo onore al cognome che porta, è noto nella comunità scientifica pur non avendo competenze mediche, per le sue posizioni contrarie all’uso dei vaccini e per essere stato sostenitore, e ora esecutore, di una radicale riforma delle Agenzie Federali sulla Salute, che ha accusato di essere prone agli interessi delle aziende farmaceutiche e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Accusate di esercitare un potere assoluto e di scarsa trasparenza nella comunicazione dei dati sulla pandemia da Covid-19. L’accusa rivolta alla dottoressa Monarez è proprio quella di aver volontariamente falsato i dati e di aver allontanato funzionari e ricercatori di alto livello, che non intendevano allinearsi alle sue disposizioni. Tutto ciò è stato dichiarato da Kennedy Jr in una audizione al Congresso, nel corso della quale il segretario alla salute ha esplicitamente formulato contro la dirigente dell’Agenzia accuse di corruzione e di connivenza con l’industria farmaceutica. La Monares avrebbe agito così al solo scopo di “sabotare l’agenda del presidente”.

La Monarez respinge queste accuse e denuncia il clima di crescente sfiducia verso la scienza ufficiale all’interno delle istituzioni pubbliche. Secondo l’ex direttrice, tra le conseguenze di questi attacchi alla sua persona, spicca il tentativo di demolire la sua credibilità scientifica, il che implica anche il rischio di scoraggiare ricercatori e operatori dal lavorare per la sanità pubblica. “… come possiamo aspettarci – si è chiesta la Monarez nella sua intervista – che i migliori ricercatori continuino a lavorare per la salute pubblica se li trattiamo come nemici?”.

Nel frattempo, alcuni Stati americani – pare che fino ad oggi l’abbiano già fatto in almeno dieci – hanno dichiarato di non fidarsi più delle indicazioni federali e, quindi, hanno costituito alleanze sanitarie autonome. La dottoressa Monarez vede in tali comportamenti una pericolosa deriva ed ha indicato la necessità di perseguire un ruolo programmatorio al governo centrale nella gestione della salute degli americani.

Ha affermato riferendosi a questo tema “… la salute pubblica non conosce confini statali. Se una regione resta indietro, ne paghiamo tutti il prezzo”.

Concetto, quest’ultimo, valido universalmente e che dovrebbe far riflettere anche noi in Italia sui disastri di una gestione frammentata del governo della sanità, delegata totalmente a ben venti regioni in un paese sostanzialmente piccolo, qual è l’Italia.

I limiti di una simile organizzazione sono stati ampiamente dimostrati durante il dramma della pandemia, caratterizzata da confusione programmatoria e da una fallimentare capacità di intervento clinico e organizzativo. Stessa considerazione validata ogni giorno dalle difficoltà a garantire un’equa distribuzione di risorse professionali e finanziarie e dalla conseguente diversa gestione della salute pubblica nelle diverse regioni, dagli squilibri ancora presenti, dalla migrazione dei pazienti più gravi verso le strutture più moderne e attrezzate presenti nel nord del paese, dalle differenze nella qualità delle prestazioni erogate, fino alle competenze professionali del personale sia medico che parasanitario.

Se ne ricava una volontà politica tesa a non cambiare alcunché. Al fine di continuare a tenere agganciate tra loro la politica locale e la erogazione di una buona sanità. Oltre a mantenere le carriere professionali dei sanitari alla volontà dei politici di turno … non certo al merito e alle conoscenze.

 


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