7 OTTOBRE / ISRAELE E USA SAPEVANO IN ANTICIPO E NON HANNO MOSSO UN DITO

Il governo nazi di Tel Aviv era perfettamente a conoscenza del piano di Hamas messo in atto il 7 ottobre 2023, eppure non ha mosso un dito. Hanno ‘lasciato fare’ e hanno assistito impassibili a quella strage. A questo punto, quanto meno ‘accettata’ e forse proprio ‘cercata’ dalla gang di Bibi Netanyahu, al potere ininterrottamente dal 2009.

Le ultime conferme arrivano da fonti certo non sospette di essere filo palestinesi, tutt’altro: perché arrivano dall’intelligence degli Stati Uniti, paese sempre più al fianco di Israele nella sua operazione di genocidio; dall’Egitto, uno dei paesi arabi moderati che svolge un ruolo di ‘mediatore’ e che ha accettato totalmente i 20 punti del ‘Piano di Rinascita’ per Gaza firmato da Donald Trump; e filtrano persino del sempre impenetrabile e potente MOSSAD,  a dimostrazione che anche i Servizi segreti israeliani mostrano le prime crepe.

Tre prove non sono certo poche: e confermano quanto era cominciato a circolare fin da subito, ossia a poco tempo da quel famigerato 7 ottobre, come la Voce ha denunciato in un reportage pubblicato il 21 ottobre 2023, titolato

HAMAS / ECCO COME E’ CRESCIUTA GRAZIE A BIBI NETANYAHU & C.

E poi, messo in rete il 1 dicembre 2023,

7 OTTOBRE / I VERTICI ISRAELIANI CONOSCEVANO DA UN ANNO I PIANI DI HAMAS E NON HANNO MOSSO UN DITO

 

La commemorazione delle vittime del 7 ottobre. Sopra, la strage

Ma vediamo più in dettaglio le news, che inchiodano l’esecutivo guidato dal boia Netanyahu alle sue gigantesche responsabilità politiche e soprattutto morali: perché la tragica, orrenda ‘sceneggiata’ che ha visto come vittime innocenti dei cittadini israeliani è servita al Kapò di Tel Aviv per ‘giustificare’ il successivo sterminio scientifico dei palestinesi, il GENOCIDIO che ancora prosegue nonostante la tregua farlocca e l’altrettanto fasullo ‘Piano di Rinascita’sbandierato dai due killer internazionali, Netanyahu e Trump.

Partiamo dagli Usa.

Ora emerge che Intelligence e CIA aveva inviato 3 precise informative alle autorità di Tel Aviv per metterle in guardia da un imminente attacco organizzato da Hamas.

28 settembre 2023. L’intelligence a stelle e strisce, sulla scorta di alcune segnalazioni top secret,  avverte i vertici dell’esecutivo israeliano che “Hamas è pronta a sferrare attacchi con razzi oltre il confine”.

 

Così la stampa internazionale ha dipinto Netanyahu

5 ottobre. La CIA, in un altro messaggio, mette in guardia quelle stesse ‘sorde’ autorità sulla probabilità di una imminente azione terroristica.

6 ottobre. Succede l’incredibile: funzionari americani diffondono, in via riservata, la notizia circa un report proveniente proprio da Tel Aviv, nel quale si fa riferimento a un “prossimo attacco di Hamas” e a “movimenti di uomini, esercitazioni e comunicazioni anomale”. E fa ancor più rabbrividire una notizia dello stesso giorno: “Il colonnello Cohen sapeva della mancanza di soldati al NOVA FESTIVAL” – il luogo clou dell’eccidio – e non ha mosso un dito: solo 2 auto della polizia a ‘controllare’ una manifestazione con 4 mila partecipanti e, di tutta evidenza, a fortissimo rischio: un rischio ben conosciuto dal quel governo due volte assassino (per la strage del 7 ottobre e poi per il Genocidio).

Non è finita qui. Perché il ‘NEW YORK TIMES’ ha pochi giorni fa pubblicato un pezzo al vetriolo, in cui viene testualmente scritto: “L’intelligence americana e quella israeliana erano da settimane in allerta per un probabile deterioramento della situazione nella Striscia di Gaza, con segnali crescenti di un’imminente escalation”.

Passiamo alle ancor più forti accuse egiziane.

Un funzionario dell’intelligence del Cairo ora rivela che il suo Servizio aveva con largo anticipo avvertito il Mossad – onorando quel patto che li ha sempre visti collaborare gomito a gomito – che Hamas stava preparando “qualcosa di grosso”. La stessa fonte precisa che non venne dato alcun peso all’informazione bollente, perché – questa fu la giustificazione accampata dagli 007 di Tel Aviv – erano troppo impegnati sul fronte della Cisgiordania, e a questo punto la situazione a Gaza passava in cavalleria. E aggiunge: “Li avevamo avvertiti che la situazione sarebbe esplosa molto presto. Ma non ne hanno voluto sentire”. Parole da brividi. Ma non è certo finita qui, perché il bello (o meglio, il tragico) deve ancora venire.

Intervenendo alla Knesset (il parlamento israeliano), boia Bibi recita pure la parte dell’offeso e replica alle notizie che avevano fatto capolino sui media di Tel Aviv. In sostanza sostiene, con sicumera, che si tratta solo di “fake news” e ha il coraggio di affermare, parlando di sé in terza persona: “Non è arrivato alcun messaggio dall’Egitto. Il primo ministro israeliano non ha parlato né mai incontrato il capo dell’intelligence egiziana, né in modo diretto né indiretto”. Ma i funzionari sì, si erano parlati!

Non può mancare, a stretto giro, l’indignata risposta del Direttore del Servizio di Intelligence Egiziano (EGID), Abbas Kamel: “Ho contattato Netanyahu in persona dieci giorni prima dell’attacco, dicendo che gli abitanti di Gaza avrebbero fatto qualcosa di insolito, un’operazione terribile”. E aggiunge: “Sono rimasto letteralmente scioccato dall’indifferenza di Netanyahu”.

Parole che si commentano da sole. Da brividi.

Ma cosa si aspetta per portare di peso il boia di Tel Aviv davanti alla Corte  Penale Interazionale dell’Aja oppure alla Corte Internazionale di Giustizia?

E’ proprio vero, ci vuole una Norimberga 2.

P.S. Intanto, la lurida stampa di regime a casa nostra (il Giornale, Libero, la Verità, il Riformista e compagnia falsando) continua ad attaccare un giorno sì e l’altro pure il rapporto della relatrice ONU, Francesca Albanese. La quale ha fatto e fa solo il suo dovere, denunciando coraggiosamente  – cifre, carte e documenti alla mano – il GENOCIDIO perpetrato dal governo killer di Tel Aviv, in combutta (nella migliore delle ipotesi un silenzio omertoso) con quasi tutti i paesi occidentali, ben compreso il nostro (anzi, in pole position con Stati Uniti e Germania).

Vergogna.


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