INDECENTE

Ma sì, cediamo alla tentazione di sfogliare il dizionario dei sinonimi firmato da Quartu, di estrapolare dalla pagina 195 i corrispettivi di “indecente”, aggettivo per colorare di sdegno la folcloristica kermesse stradale di Forza Italia che osa assimilare la vicenda giudiziaria di Berlusconi al ‘caso Tortora’ e improvvisa una mini festa di piazza per l’indecente “sì” del Senato alla Riforma della giustizia che nega il sacro principio della “Legge uguale per tutti”. Quartu: “indecente, aggettivo singolare: immorale, indecoroso, indegno, sconveniente”. Poi forse esagera, ma non se ci si riferisce alla riforma melonista di Nordio e aggiunge: “impudico, lascivo, osceno, svergognato”. Che dire, sembrerebbe che Quartu a suo tempo abbia preconizzato lo scempio della democrazia che sottintende, anzi che esplicita la violenza illiberale del governo con il tentativo di imporre al Paese la sua giustizia ingiusta, per sottomettere la magistratura e garantirsi una variante dell’impunità. L’antidoto c’è e impegna il popolo dei democratici perché cancellino l’obbrobrio di una riforma evidentemente concepita per riproporre l’azzeramento della giustizia del Ventennio fascista. Saremo chiamati a mettere la ‘X’ in una delle due caselle del referendum confermativo. Per cancellarlo e rispettare quanto ha nobilmente espresso la Costituzione, sarà nostro diritto-dovere mettere la ‘X’ sul ‘NO’ e basterà per sventare l’indecenza del colpo di mano della destra. Contro il voto del Senato, a nome delle opposizioni, ha replicato Elly Schlein: “Non è una riforma della giustizia, non tocca nessuno dei nodi cruciali per migliorare il funzionamento della giustizia in Italia. È altro, è indebolire l’indipendenza della magistratura e con la divisione del Csm è assoggettare la magistratura al potere del governo. Questa riforma serve al governo per a scegliere i giudici ‘amici e tenere la giustizia al proprio servizio. Lo ha detto chiaramente la premier Meloni attaccando la Corte dei Conti, ha chiarito il vero obiettivo di questa riforma, strumento per ritenersi al di sopra delle leggi costituzionali”.

I precedenti referendari: l’Italia ricorda con amarezza il default di Renzi che affossò il governo di centrosinistra, conseguenza della bocciatura del referendum che mirava a modificare parti della Costituzione italiana, come l’abolizione del Senato e la riforma del sistema elettorale. Netta vittoria del “NO”, dimissioni di Renzi. L’auspicio è che fallisca anche il referendum che ci aspetta, per bocciare questo governo antidemocratico.

 

LEGGO DA ‘Corriere Tv’, PRESTIGIOSA FONTE INFORMATIVA (per intenderci non da l’Unità o sul Domani) E PUBBLICO SENZA TOCCARE UNA VIRGOLA:

“Cori fascisti nella sede di Fratelli d’Italia a Parma”

“Ce ne freghiamo della galera, camicia nera trionferà. Se non trionfa sarà un bordello col manganello e le bombe a man” è il coro che si sente in un video sui social. Le immagini risalirebbero alla sera di martedì 28 ottobre, giorno dell’anniversario della Marcia su Roma. Il Sindaco di Parma Michele Guerra dichiara: “I valori che rappresenta questa città sono del tutto alternativi e contrapposti a quelli che senza alcun pudore propagano nella sede di Fratelli d’Italia, dove si inneggia al Duce, si cantano cori per le camicie nere e gli squadristi. Parma non accetterà né ora né mai squallida propaganda di un tempo passato e orrendo. Non lo ha fatto da 80 anni a questa parte, non lo farà nemmeno adesso”. “Nulla di nuovo. Qui e ovunque la base di Fratelli d’Italia è questa”, ha commentato il Segretario del PD di Parma Francesco De Vanna. “Valori e metodi sono perfettamente allineati alla cultura fascista. Nonostante gli sforzi della Presidente del Consiglio per mascherare questa ideologia ‘retrò’ e strizzare l’occhio ai moderati, questo erano e questo rimangono. Noi lo sappiamo e non abbassiamo la guardia. Li conosciamo, li combatteremo”

MA LE SORELLE D‘ITALIA GIORGIA E ARIANNA MELONI, I MINISTRI NORDIO E PIANTEDOSI SONO AL CORRENTE DI QUESTI REATI DI APOLOGIA DEL FASCISMO?


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